Revoca donazione di una casa, cosa accade nell’ipotesi di un figlio

Revoca donazione di una casa, cosa accade nell’ipotesi di un figlio

La revoca della donazione di una casa al figlio è possibile. Sono però necessarie delle specifiche condizioni. Vediamo quali.

In determinati casi è possibile rendere nulla la donazione e ripristinare la proprietà del bene in capo al donante o ai suoi eredi. Nello specifico, la revoca della donazione di una casa al figlio è possibile in seguito alla morte del donante, alla sopravvenienza di figli, a ingiuria grave o a ingratitudine del donatario.

Per effettuare la revoca della donazione di una casa è però necessario il ricorso al Tribunale. Spetta al giudice, infatti, sciogliere gli effetti di un precedente contratto. Ci deve quindi essere una causa tra donante e donatario e poi una sentenza.

Morte del donante – Di norma, la morte del donante non fa venir meno la donazione. Ma se dovesse risultare che il donante ha ceduto, in favore del donatario, una parte consistente del proprio patrimonio, tale cioè da privare gli altri eredi legittimari delle proprie quote minime di eredità, questi ultimi potrebbero chiedere la revoca della donazione entro 10 anni dal decesso del donante (azione di lesione della legittima). In questo caso però l’azione per la revoca della donazione può essere intrapresa solo dopo la morte del donante. Nel caso di morte del donatario, l’immobile non torna al donante, ma passa in eredità ai suoi eredi.

Ingratitudine – Il donante può riprendersi l’immobile donato al figlio quando quest’ultimo sia colpevole di ingratitudine, che si può esprimere in diverse forme ciascuna delle quali richiede comunque un’azione in tribunale. Ad esempio, l’ingiuria grave. Per risultare ingiurioso, il comportamento del donatario deve rivelare un’avversione durevole, profonda e radicata e manifestare disistima delle qualità morali e mancanza di rispetto della dignità del donante. Per chiedere la revoca è necessaria un’azione in tribunale e può agire in giudizio solo il donante. L’azione di revocazione deve essere esercitata entro un anno dal giorno in cui il donante è venuto a conoscenza del fatto che la consente. La donazione può essere inoltre revocata se il donatario ha provocato, in malafede, un grave danno al patrimonio del donante. Infine, è possibile la revoca della donazione se il beneficiario ha rifiutato indebitamente di corrispondere al donante gli alimenti. Se il donante si trova in uno stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento o di soddisfare i propri bisogni primari, il donatario è obbligato a mantenerlo fino al valore di quanto ricevuto.

Sopravvivenza di figli – Il donante può poi riprendersi l’immobile donato al figlio quando questi abbia un nuovo figlio dopo la donazione. In tal caso, la revoca serve per non ledere le quote di legittima e creare disparità tra i due figli. Lo stesso vale in caso di successiva adozione di un figlio minorenne; successiva scoperta dell’esistenza di un figlio avuto in precedenza; concepimento di un figlio quando tale circostanza non è nota al donante al momento della donazione.

Franco Fiorenzato

I commenti sono chiusi