TAGLIO DETRAZIONI FISCALI

TAGLIO DETRAZIONI FISCALI

Taglio alle detrazioni fiscali sui mutui nella manovra 2019: quali saranno le conseguenze?

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La manovra 2019 ha bisogno di finanziamenti. E l’aumento del deficit al 2,4 % potrebbe non essere una fonte sufficiente, anche considerato che probabilmente tale misura sarà bocciata dall’Unione Europea e che quindi occorrerà trovare delle alternative. Il Governo torna quindi a riconsiderare l’ipotesi che pareva accantonata di reperire liquidi anche attraverso il taglio lineare delle detrazioni fiscali a favore delle famiglie. In particolare per quanto riguarda mutui casa, spese universitarie e spese mediche (per le quali si pensa anche di aumentare la franchigia), finora detraibili al 19%. idealista/news ha cercato di fare il punto con l’aiuto di alcuni esperti.

Scaricare gli interessi passivi del mutuo, oggi al 19%

Ad oggi, interessi passivi e oneri accessori del mutuo sono scaricabili al 19% per un tetto massimo di 4 mila euro. Tuttavia, nella nuova legge di bilancio potrebbe essere compreso un taglio lineare del 2% dell’agevolazione fiscale, anche se non è ancora chiaro se si limiterà ai nuovi contratti o verrà esteso a tutti. Non si tratta comunque certo di una buona notizia per chi intende accendere un contratto di mutuo in questi giorni, né per i circa 4 milioni di italiani che ad oggi utilizzano la detrazione.

I tassi dei mutui 2018 sono infatti allettanti e mostrano condizioni favorevoli di cui approfittare, nonostante il possibile prossimo movimento al rialzo dei costi dei contratti, che comunque avverrà in modo molto graduale. Tuttavia, una possibile riduzione del vantaggio fiscale, che riporterebbe nelle casse dello Stato poco più di un miliardo l’anno, potrebbe avere un rilevante impatto, se non contabile (a conti fatti lo svantaggio si riduce a poche decine di euro l’anno) almeno psicologico.

Taglio delle detrazioni sui mutui, l’impatto psicologico

“Il minore risparmio – calcola poi Anedda – in sé non sarebbe rilevante: con un taglio del 2% si parla in media di 40-60 euro all’anno (mentre considerando la massima detrazione possibile, ovvero il 19% di 4 mila euro, se ad oggi si recuperano 760 euro domani si potrebbe scendere a 680, Ndr), che per l’intera durata di un mutuo potrebbe arrivare a circa un migliaio di euro di mancata detrazione. Fermo restando che tali cifre raddoppierebbero con un taglio del 4%. Tuttavia non va trascurato l’aspetto psicologico. Nel momento in cui si riducono le detrazioni, la predisposizione alla spesa da parte delle famiglie si riduce. E questo vale anche per le spese universitarie e mediche, ugualmente interessate dalla possibile sforbiciata. In presenza di aumenti delle tasse, e di incertezza su altri possibili provvedimenti nello stesso senso, l’atteggiamento verso la spesa (a maggior ragione se si parla dell’acquisto di una casa) non è più sereno e tende a farsi attendista, con conseguente fermo dei consumi. Il che è paradossale per una manovra che vorrebbe rilanciare la crescita”.

Ivano Cresto, responsabile business unit Mutui di Facile.it, è meno preoccupato. “Sebbene da un punto di vista psicologico una riduzione di due punti sulla somma detraibile possa sembrare grande – commenta infatti, –  per capire quale sia il reale impatto sulle tasche degli italiani bisogna calare il tutto nella realtà. Senza dubbio chi soffrirà maggiormente questo cambiamento, se diventasse effettivo, sarebbero i mutuatari che oggi raggiungono la soglia dei 4 mila euro di interessi passivi; anche per loro, comunque, numeri alla mano la mancata detrazione sarà pari a 80 euro all’anno. Dal lato della domanda e delle nuove richieste ed erogazioni, invece, è lecito attendersi che nulla cambi dato che il desiderio e la possibilità di acquistare casa rimangono identici sia con la detrazione del 19% sia con quella del 17%”.

“Il possibile taglio delle detrazioni sugli interessi passivi non è ovviamente da considerarsi una buona notizia per il mercato immobiliare – concorda Antonio Ferrara, Ad di Monety, società di mediazione del gruppo Gabetti. – Potrebbe difatti, almeno in una fase inziale, rallentare in parte il processo di crescita delle compravendite registrato negli ultimi anni. L’azione da parte del governo avrà comunque sulle famiglie un impatto più psicologico che finanziario. Analizzando infatti la media degli importi dei mutui erogati in Italia scopriamo che nel 2017 – secondo uno studio dell’ Abi – l’indebitamento per l’acquisto di una casa è circa 126 mila euro, in media rimborsati in 23 anni, il montante degli interessi passivi per l’intera durata del mutuo è di poco inferiore ai 29 mila euro. Secondo le nostre stime, il possibile taglio delle agevolazioni fiscali, che ricordiamo sono pari al 19% degli interessi pagati,  graverebbe sulle famiglie per una cifra di circa 435 euro l’anno, un valore certamente significativo ma che non allontana di certo le famiglie dal sogno di acquistare la loro prima casa, progetto reso sempre più concreto dalle offerte di tassi straordinariamente bassi presenti sul mercato”.

Detrazioni fiscali 2018, il taglio pesa sul ceto medio basso

Ridurre in modo lineare al 17% l’aliquota di detrazione delle spese, secondo uno studio elaborato dal segretario confederale della Uil Domenico Proietti, porterebbe allo Stato un maggior gettito di 583, 8 milioni di euro, che graverebbero però soprattutto sui contribuenti che percepiscono dai 20 ai 35 mila euro annui di reddito, dai quali proverrebbe quasi la metà del gettito. In genere, il 70% del gettito sarebbe a carico dei redditi medio bassi, inferiori ai 35 mila euro; al contrario, da coloro che percepiscono oltre 100 mila euro annui verserebbero solo il 4% in più di maggior gettito.

Floriana Liuni