Archivia Gennaio 2019

Fumane, Valpolicella, casa indipendente.

Fumane di Valpolicella, situata nella via principale del paese, nota per i suoi vini e i prodotti tipici, si vende un insediamento misto di residenziale e industriale, ideale per la soluzione ” casa e bottega”, indipendente con due ingressi carrai. Ha ospitato per decenni un frantoio, dove si spremeva il nettare degli ulivi della zona e una casa vinicola. Ampio cortile per il carico e scarico merci nella parte posteriore; spazio fronte strada, antistante alla parte commerciale, con un parcheggio veloce per la vendita al dettaglio. Al piano superiore generoso appartamento con ingresso indipendente, composto da ingresso, soggiorno con camino, zona pranzo, tre ampie camere, bagno e ripostiglio. Un enorme terrazzo coperto va a completare questa bellissima costruzione degli anni ’70. Totale mq. coperti 1000 circa. Possibilità di usufruire della legge “Piano Casa”, per un ampliamento.

APE G

Richiesta Euro 470.000,00

Affitti brevi, si avvicina la saturazione del mercato?

Il mercato degli affitti brevi è in pieno boom. Oppure no? Il terzo osservatorio degli affitti brevi di Halldis evidenzia una situazione di mercato saturo in diverse città italiane. Vediamo la fotografia che emerge.
Affitti brevi, a Milano rendono 168 euro a notte

Se la domanda di affitti brevi non sembra per nulla in crisi, il problema per chi si volesse affacciare oggi sul mercato è nella redditività. Secondo l’osservatorio sugli affitti brevi di Halldis, aggiornato al primo semestre 2018, per i soggiorni sotto i 30 giorni i canoni a notte sono ancora in salita, con Milano che passa in un anno ad oltre 168 euro dai 152 circa del primo semestre 2017, Roma che passa nello stesso periodo da 122,14 a 140,55 euro a notte, Bologna che sale da 152 a 158 euro. Ma una brutta battuta d’arresto si vede per Firenze, che in un un anno ha visto ridursi i canoni di due euro, a 160 euro per notte. Tariffe che si intendono per sistemazioni di buona categoria e al netto di tasse e costi di gestione.
Appartamenti in affitto, a Firenze si prenota 84 giorni prima

Quanto all’anticipo con cui si prenota, la cosiddetta “booking window”, in un anno di modifica di poco, attestandosi per Milano a 42,8 giorni (contro i 39 di un anno fa), a Roma a 54,2 (contro i 51,5 dello scorso anno), a Firenze ad 84 giorni (sempre in vetta, contro i 79 di un anno prima) mentre a Bologna abbia ìmo tre giorni in meno con 60 giorni di anticipo. La permanenza media va dai poco più di cinque giorni di Bologna agli 8,4 di Milano.
Affitti brevi, a Roma occupati il 69% degli appartamenti

Quanto all’occupazione annuale, ovvero ai giorni nell’anno in cui gli appartamenti risultano realmente occupati, a Milano abbiamo una media dell’85%, a Roma il 69%, a Firenze il 63%, in contrazione del 3%, come anche a Bologna che viaggia su valori simili. Si tratta naturalmente di dati medi, perché la disuguaglianza tra diversi quartieri è in certi casi molto marcata.

Si assiste quindi ad un mercato che è ancora interessante ma è in via di stabilizzazione, soprattutto in realtà meno centrali come Milano e Roma. Un mercato nel quale, per emergere, diventa sempre più necessario specializzarsi.

Partita Iva agevolata: come fare per non perdere le detrazioni casa tasse

Chi aderisce al regime di Iva agevolata ha senz’altro un vantaggio in termini fiscali. Ma a tutto c’è un prezzo: le detrazioni Irpef non sono più possibili. Di conseguenza detrarre gli interessi del mutuo o le spese di ristrutturazione previste dai bonus governativi non è più fattibile. Vediamo però quando si può continuare a detrarre.

Il nuovo regime forfettario, entrato in vigore dal primo gennaio 2019, prevede che i professionisti che percepiscano un reddito inferiore ai 65 mila euro possano godere di una imposta agevolata (flat tax) del 15% su un imponibile a cui viene detratto, in maniera forfettaria, un 20% (escludendo quindi, come avviene per il regime ordinario, la possibilità di detrarre le spese di impresa). Per le attività appena costituite, l’imposta sostitutiva scende al 5% per i primi anni.
Regime forfettario, addio alle detrazioni?

L’agevolazione, fa notare uno studio di Mutui.it, è sì vantaggiosa, ma comporta la perdita della possibilità di effettuare le detrazioni di cui normalmente si potrebbe godere con l’aliquota Irpef ordinaria. Tra queste figurano, naturalmente, anche gli interessi passivi del mutuo (detraibili dall’irpef nella misura del 19% per un tetto massimo di 4 mila euro) e per le ristrutturazioni edilizie, previste dai vari bonus governativi. Addio quindi alla detrazione del 50% del bonus ristrutturazioni o del 65% del bonus per la riqualificazione energetica.

La situazione che si delinea, in realtà, è la medesima che si verificava anche prima dell’introduzione della flat tax: già con l’introduzione iniziale del regime forfettario spariva la possibilità di detrarre le spese Irpef. Nel momento in cui, infatti, si aderisce ad una tassazione sostitutiva dell’Irpef, la detrazione dalla normale imposta per le persone fisiche non può più essere effettuata, per il semplice fatto che l’Irpef, per chi sia sottoposto al regime forfettario, è pari a zero.
Partita Iva agevolata, quando si possono detrarre le spese?

Ma ci sono dei casi in cui si possano comunque detrarre le spese pur in presenza di regime forfettario? Sì, e vediamo quali.

Partita Iva e lavoro dipendente: Chi, oltre alla partita Iva, destinata magari ad una seconda attività, abbia anche maturato un reddito da lavoro dipendente, può effettuare le detrazioni da quest’ultimo, soggetto a normale tassazione irpef.
Partita Iva e casa di proprietà affittata: se il titolare di partita Iva affitta una casa di proprietà, il reddito derivante concorre all’Irpef, creando i presupposti per una detrazione. Diversamente se si tratta di un affitto con cedolare secca, che a sua volta è una imposta sostitutiva.
Partita Iva con redditi diversi o di natura finanziaria: se il titolare di partita Iva agevolata effettua prestazioni occasionali, con ritenuta d’acconto o cessione di diritto d’autore, in questo caso il reddito concorre all’Irpef, e rende possibili le detrazioni.

Ma se non si verifica nessuno di questi casi? Commenta Luca Debernardi, fiscalista e socio fondatore Debernardi & Associati: “Coloro i quali intendono aderire al nuovo regime forfettario senza un ulteriore reddito assoggettabile ad IRPEF, oltre al reddito d’impresa o di lavoro autonomo, possono detrarre dal reddito imponibile unicamente le spese che vanno sotto la voce contributi previdenziali, versati a norma di legge. Quindi, per poter dedurre dal reddito complessivo ai fini IRPEF gli oneri previsti dall’art.10 del TUIR (salvo i contributi previdenziali) e per poter fruire delle detrazioni dall’IRPEF lorda secondo gli articoli 12,15, 16 e 16 bis del TUIR, il contribuente deve obbligatoriamente possedere redditi ulteriori rispetto a quelli d’impresa o di lavoro autonomo tassati al quindici per cento. Si tratta di redditi fondiari, di capitale e redditi diversi: senza queste voci il soggetto non potrà avvalersi di tutte le detrazioni legate ai carichi di famiglia, oneri, interventi per recupero edilizio, riqualificazione energetica, bonus mobili e bonus verde”.

Tassi mutui, le previsioni dopo la riunione Bce

mutuo casa

 

Tassi di interesse ancora invariati. Lo ha deciso il presidente della Bce Mario Draghi comunicandolo nell’ultima conferenza stampa: fino all’estate 2019 la situazione, ha ribadito, dovrebbe restare stabile. Cosa significa questo per i tassi dei mutui?

 

Bce, tassi a zero fino all’estate 2019

I tassi di interesse Bce resteranno fermi a zero almeno fino all’estate 2019, e in ogni caso finchè l’inflazione non avrà raggiunto livelli stabili intorno al 2%. In più, pur essendo ormai concluso il Quantitative Easing, ovvero l’acquisto massiccio di titoli di Stato da parte della Bce per sostenere le economie nazionali, il presidente Draghi ha comunicato che in ogni caso i proventi dati dagli acquisti di titoli verranno reinvestiti nei mesi futuri.

La situazione di stabilità dei tassi di interesse Bce suggerisce una certa calma futura, almeno per i prossimi sei mesi, anche sul fronte mutui, come peraltro gli esperti già consultati da idealista/news si attendevano.


Previsioni per il tasso Euribor

Per quanto riguarda i mutui a tasso variabile, legati all’Euribor a tre mesi, si può notare un lieve aumento verificatosi nel tasso di riferimento passato dal minimo storico di -0,33 registrato fino a maggio 2018, al -0,31 dello scorso dicembre, da cui ancora non ci si è mossi. La scadenza a 12 mesi, invece (influente per i mutui a tasso variabile in Spagna) ha registrato un rialzo più netto aumentando da agosto ad oggi di 0,06 punti, da -0,18 a -0,12.

Quanto alle previsioni, afferma Stefano Tempera su Cercamutuo.com, “i tassi futures mostrano che l’Euribor salirà. Come abbiamo visto, un lento aumento è già in corso. Attualmente i tassi futures prevedono l’Euribor a 3 mesi sopra la soglia psicologica dello zero solo dal 2020. Sempre secondo i futures, la scadenza trimestrale dell’Euribor dovrebbe cominciare una costante crescita portandosi a quota 0,50 nel 2021 e raggiungere l’1% nel 2022”.

 

Previsioni per il tasso Eurirs

Il riferimento dei mutui a tasso fisso, ovvero l’Eurirs, è rimasto invece pressoché stabile per tutto il 2018: dal 15 febbraio scorso tutte le scadenze hanno registrato rialzi, in particolare un livello di 1,70 per le durate 25 e 30 anni, 1,67 per i 20 anni e 1,53 per i 15 anni. Le scadenze 20, 25 e 30 anni oscillano attualmente tra l’1,36 e l’1,56. 

Al contrario dell’Euribor, l’Eurirs nel 2019 potrebbe subire più velocemente un rialzo per le aspettative di crescita dell’inflazione nell’Eurozona”, è il parere di Tempera.

 

DEBITI IMMOBILIARI! ASTA?

Debiti immobiliari, come recuperarli evitando le aste

Sono state oltre 245 mila le aste immobiliari pubblicate nel 2018, ma altre 350 mila sono le situazioni di difficoltà nei pagamenti stimate, con sottostanti immobiliari. Una situazione da cui, con i tempi della giustizia, si potrebbe uscire solo tra un decennio.

Aste giudiziarie, un milione e mezzo gli italiani coinvolti

Stando al Report Aste di Astasy, una famiglia su 75 in Italia è coinvolta in un’asta giudiziaria, con un impatto calcolabile in un milione e mezzo di persone. “Oltre alle 245 mila aste pubblicate ne stimiamo ancora 350 mila non pubblicate.Si tratta di situazioni ancora in fase di valutazione degli atti oppure di situazioni di crisi non ancora sfociate in aste. I tempi della giustizia sono infatti tali che, se un’azienda fallisce oggi, prima della risoluzione dell’asta possono passare anni”. Un problema che si trascina sia in termini economici per gli istituti creditori, sia in termini di deperimento degli immobili stessi, che nel frattempo restano senza manutenzione, sia a livello di impatto psicologico su tutte le persone coinvolte, dai figli ai nonni dei debitori.

Debiti immobiliari, l’asta non risolve il problema

“I media ci dicono che le banche continuano a cedere crediti in sofferenza, ma questo non significa che il problema sia risolto. I debiti infatti non vengono cancellati, semplicemente vengono trasferiti ad enti che hanno migliore capacità di recuperarli. Ma il problema ha radici lontane nel tempo, come anche la sua soluzione”. Le crisi derivano infatti spesso da un credito concesso anni prima sulla base di valutazioni di mercato che, ad oggi, sono cambiate in peggio. “Un’industria edile che abbia chiesto un finanziamento sperando di vendere gli appartamenti ad un dato prezzo, oggi si ritrova con delle case che valgono molto meno, e non riesce più a rientrare”, è l’esempio fatto da Frigerio.

Se quindi un’asta ha avuto luogo nel 2018, probabilmente è frutto di una crisi vecchia di almeno cinque anni, e probabilmente anche la sua conclusione potrebbe richiedere un altro lustro. “E nessuno sa che, nel frattempo, molto potrebbe essere fatto per recuperare il debito in maniera più soddisfacente sia per il creditore che per il debitore”.

Aste immobiliari, un professionista può aiutare. Solitamente infatti in queste situazioni ci si affida ad un avvocato che intenta una causa, la quale sfocia dopo anni in un’asta fallimentare. Ma in questi casi ci sono almeno due problemi: da un lato tali professionisti non conoscono a fondo il mercato immobiliare e non sono in grado di stabilire il reale valore di mercato degli immobili, né di trovare soluzioni alternative per collocare l’immobile in modo efficiente. Dall’altro, di conseguenza, quando si arriva all’asta il bene viene venduto ad un prezzo talmente basso che il debito, di fatto, non viene cancellato. Rimanendo come un peso a vita sul debitore e non soddisfacendo il creditore.

Quale, allora, la soluzione per recuperare i debiti evitando le aste? “L’obbiettivo – risponde Frigerio – deve diventare non tanto salvare la casa quanto salvare la persona, cancellando il suo debito nel modo migliore possibile. In questo possono intervenire dei professionisti che sappiano gestire la transazione di un immobile fuori dai tribunali, una figura a metà tra avvocato e agente immobiliare, che abbia competenze di diritto ma anche di mercato immobiliare e capacità negoziali reali per poter vendere la casa a prezzi quanto più vicini possibile all’estinzione del debito”.

 

 

Aste immobiliari: 36 miliardi il valore di base

Dal “Report Aste” a cura di Astasy, società che partecipa all’azionariato NPLs RE Solutions del Gruppo Gabetti, emerge che siano oltre 245 mila le aste immobiliari (+4,6% sul 2017) risultanti dai dati ufficiali del Ministero della Giustizia, dei tribunali, degli istituti di vendita giudiziaria, delle associazioni notarili. Il valore base di tali aste ammonterebbe nel 2018 a 36,4 miliardi di euro circa. Le procedure estinte durante l’anno sono state 36.868.

“Nell’anno scorso c’è stato un sensibile incremento sulle aggiudicazioni (con un raddoppiamento effettivo sul numero di aste aggiudicate) – nota Gabriele Mazzetta, amministratore delegato Npls RE Solutions – ma la distanza tra i valori sugli immobili compravenduti sul libero mercato e quelli aggiudicati in asta è ancora eccessiva e continua ad avere un impatto significativo sui bilanci degli istituti di credito”.

La maggior concentrazione di esecuzioni immobiliari è al Nord con il 56%, per poi proseguire al Centro con un 18% fino ad arrivare al Sud (14%) e alle Isole (12%). Sono ai primi 5 posti, con oltre il 52% del totale delle esecuzioni italiane, la Lombardia (19,46%), a seguire la Sicilia (9,77%), il Veneto(7,96%), il Piemonte (7,98 %) e il Lazio (6,88%). Sono poi 10 le province che, da sole, controllano poco meno del 30%degli immobili all’asta su base nazionale: Milano, Roma, Napoli, Torino, Brescia, Palermo, Bergamo, Catania, Caserta e Alessandria. Anche nel 2018 la provincia di Milano detiene il record come la provincia con maggior numero di esecuzioni immobiliare d’Italia. Sono infatti 10.363 le aste pubblicate nel 2018 con concentrazione di esecuzioni immobiliari in alcuni piccoli comuni della periferia Est della provincia.

Oltre il 78% delle unità immobiliari all’asta è riconducibile della categoria residenziale mentre il 10% è dato dai terreni, agricoli ed edificabili, il 7% è costituito da capannoni industriali e commerciali, opifici e laboratori artigianali, il 7% è rappresentato da negozi e uffici. Poco meno dell’1% di immobili in asta riguarda hotel e strutture alberghiere, nella maggior parte dei casi si tratta di micro strutture a conduzione familiare.

DISDETTA CONTRATTO DI LOCAZIONE

Disdetta del contratto di locazione da parte del locatore prima della scadenza, come e perché

La legge 481/1998 permette al proprietario dell’immobile concesso in locazione di provvedere alla disdetta del contratto prima della scadenza. Ma ci devono essere delle ragioni ben precise. Vediamo quali e in che modo è possibile.

Il locatore può dare disdetta del contratto di locazione prima della scadenza, ma per farlo deve soddisfare alcuni obblighi. Il locatore deve comunicare all’inquilino la sua intenzione di dare disdetta, quindi di non rinnovare il contratto per il secondo quadriennio, inviandogli una comunicazione tramite raccomandata A.R. con un preavviso di almeno sei mesi. Il locatore, poi, deve indicare nella disdetta il motivo, tra quelli fissati dalla legge, per il quale si procede alla disdetta. Questo, dunque, è il modo con il quale il locatore può dare disdetta del contratto di locazione prima della scadenza. Ma quali sono le ragioni?

Il locatore può dare disdetta del contratto di locazione prima della scadenza quando vuole adibire l’immobile ad uso abitativo, commerciale, artigianale o professionale per sé o per il coniuge, genitori, i figli o parenti entro il secondo grado.

Il locatore può dare disdetta del contratto di locazione prima della scadenza quando l’inquilino, che sia una persona giuridica o una società o un ente pubblico o un ente con fini pubblici, sociali, di mutualità, assistenziali, culturali o di culto, vuole destinare l’immobile all’esercizio delle attività dirette a queste finalità offrendo all’inquilino un altro immobile idoneo e di cui abbia la piena disponibilità.

Il locatore può dare disdetta del contratto di locazione prima della scadenza quando l’inquilino ha la piena disponibilità di un altro alloggio libero e idoneo nello stesso Comune.

Il locatore può dare disdetta del contratto di locazione prima della scadenza quando l’immobile si trova in un edificio gravemente danneggiato che deve essere ricostruito o del quale deve essere assicurata la stabilità e la permanenza dell’inquilino è di ostacolo al compimento di indispensabili lavori.

Il locatore può dare disdetta del contratto di locazione prima della scadenza quando l’immobile si trova in uno stabile che deve essere integralmente ristrutturato o demolito o del tutto trasformato per realizzare nuove costruzioni, oppure, se si tratta di immobile all’ultimo piano, quando il proprietario vuole eseguire sopraelevazioni a norma di legge e per eseguirle è indispensabile per ragioni tecniche lo sgombero dell’immobile stesso.

Il locatore può dare disdetta del contratto di locazione prima della scadenza quando l’inquilino non occupa con continuità l’immobile senza giustificato motivo, se al suo posto non è legalmente subentrato nel contratto nessuno.

Il locatore può dare disdetta del contratto di locazione prima della scadenza quando il proprietario vuole vendere l’immobile a terzi e non ha la proprietà di altri immobili ad uso abitativo oltre a quello eventualmente adibito a propria abitazione; in questo caso all’inquilino è comunque riconosciuto il diritto di prelazione.

MUTUO A TASSO FISSO O VARIABILE?

Mutui a tasso fisso e variabile, come sarà il 2019?

Importi chiesti ed erogati in aumento, surroghe in calo, tassi favorevoli. Questo è il riassunto del 2018 per i mutui in Italia. Facile.it ha tracciato qualche previsione per l’andamento dei finanziamenti per l’acquisto di casa per il 2019.

Mutui, com’è andato il 2018

Analizzando un campione di 40 mila domande di mutuo raccolte da gennaio a dicembre 2018, Facile.it e Mutui.it hanno rilevato che le somme richieste nel 2018 sono aumentate. Gli aspiranti mutuatari hanno cercato di ottenere, in media, 132.453 euro, vale a dire il 3,3% in più rispetto al 2017. All’aumento dell’importo medio richiesto ha corrisposto una crescita delle somme effettivamente concesse; il taglio medio erogato dagli istituti di credito nel corso dello scorso anno è stato pari a 128.886 euro (+0,5% rispetto al 2017).

Altro dato positivo è quello relativo al Loan To Value (LTV), vale a dire la percentuale del valore dell’immobile finanziata dal mutuo. Questo parametro è passato dal 61% del 2017 al 69% del 2018 per ciò che riguarda le richieste e dal 60% al 65% per quanto concerne gli erogati. Leggermente maggiore, anche, l’età media dei richiedenti (passata da 40 a 41 anni) mentre è rimasta stabile la durata media dei piani di ammortamento richiesti (poco più di 22 anni).

Dal punto di vista dei tassi, ad un anno di indici ai minimi è seguita una fine d’anno con aumento di spread bancari nell’ordine di 10 punti base per i tassi variabili e di 20 per i tassi fissi. Aumenti che hanno interessato solo le nuove erogazioni.

Tassi dei mutui, meglio fisso o variabile?

Il trend registrato negli ultimi mesi del 2018 si è confermato anche nel 2019; durante i primi giorni del nuovo anno alcuni istituti di credito hanno nuovamente ritoccato verso l’alto gli spread sui nuovi mutui a tasso fisso di lunga durata; aumenti che però sono stati mitigati, almeno in parte, dal calo dell’Eurirs. Alcuni istituti di credito, tuttavia, in controtendenza, hanno invece approfittato del contesto per adottare strategie commerciali più espansive, scegliendo di mantenere inalterati i loro spread.

“Per evitare di pagare più del dovuto, però – consiglia  Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it – viste le differenti strategie di tasso applicate dalle banche, è quanto mai fondamentale confrontare le offerte di più istituti di credito; solo in questo modo è possibile garantirsi i migliori tassi attualmente disponibili che, di fatto, sono comunque ancora molto vicini ai minimi storici ed estremamente convenienti».

Meglio scegliere un mutuo a tasso fisso o a tasso variabile? Per il 2018 il tasso fisso si è confermato re indiscusso del mercato italiano dei mutui, con ben otto aspiranti mutuatari su dieci che si sono orientati verso questa tipologia di finanziamento (erano il 73% nel 2017), con un picco a novembre (87%). “Dati che riflettono con chiarezza come le note vicende legate all’aumento dello spread Btp-Bund e le tensioni dei mercati abbiano spinto molti aspiranti mutuatari a rifugiarsi nel tasso fisso, – spiegano da Mutui.it.- Una scelta che però, almeno nel breve periodo, potrebbe rivelarsi poco premiante se si considera che, dati alla mano, il tasso variabile consente, a parità di cifra erogata, ancora importanti risparmi sulla rata”.

Mutui, il punto sulle surroghe

Anche per il 2018 le surroghe hanno avuto un peso importante sul totale delle richieste, rappresentando un picco del 27% sul totale nei mesi di maggio e giugno. Tuttavia l’anno è stato caratterizzato da un calo sensibile delle surroghe; a novembre la percentuale è scesa al 19,5% mentre a dicembre si è toccato il valore minimo del 2018, 16,6%, percentuale confermata anche dai primi dati parziali registrati nel 2019.

Come mai? “L’effetto più evidente degli aumenti degli spread bancari applicati sui nuovi mutui a tasso fisso è proprio il calo del peso percentuale delle domande di surroga – spiega Ivano Cresto. -Rrispetto a settembre 2018, di fatto, la convenienza economica a sottoscrivere un prodotto diverso surrogando oggi è ridotta. Continua certamente ad aver senso, invece, il cambiare tipologia di tasso da fisso a variabile o viceversa se si sceglie di avere una diversa esposizione personale al rischio di eventuali aumenti dell’Euribor”.

MUTUI PIU’ CARI?

Comprare casa non sarà solo difficile, ma anche più caro. Dal 7 aprile….

Mercato immobiliare e andamento dei mutui sono due temi strettamente connessi. Secondo il barometro crif a gennaio e febbraio la richiesta di mutui è aumentata piccolo segnale di un possibile buon inizio d’anno per le compravendite. Ma sul mercato incombe la decisione della bce sui tassi di interesse: il 7 aprile sapremo cosa succederà all’euribor

Nonostante alcuni analistiavessero ipotizzato che gli ultimi avvenimenti mondiali (il terremoto in giappone e la crisi in libia) avrebbero mantenuto basso il costo del denaro, le ultime dichiarazioni provenienti dagli ambienti finanziari hanno fatto cambiare il vento

Il presidente della bce, jean claude trichet, l’unico autorizzato a dare delle informazioni al riguardo, ha dichiarato ieri che la sua posizione non cambia: un aumento dei tassi di interesse è necessario per combattere l’inflazione. Sembra ormai scontato che il 7 aprile ci sarà l’annuncio ufficiale

Un aumento dei tassi di interesse deciso dalla bce porterebbe immediatamente ad una fluttuazione verso l’alto dell’euribor, l’indice con cui si determina la rata del mutuo a tasso variabile. Ma oltre alla rata di chi un mutuo già ce l’ha, saranno le nuove erogazioni a diventare più care

Anche l’irs, l’indice su cui si calcola il tasso fisso, dipende infatti dai tassi della bce e i mutui a tasso fisso al di sotto del 4% sono praticamente spariti dal mercato a dicembre. Chi ne ha approfittato ha fatto probabilmente l’affare della sua vita

Già ieri, dopo le dichiarazioni di trichet, l’euribor ha fatto un piccolo salto in avanti, impercettibile ma significativo. L’euribor 3 mesi si è attestato infatti a 1,19%, quello a 1 mese a 0,90% e quello a 6 mesi a 1,50%. Valori molto bassi, in ogni caso, ma destinati a crescere

Le previsioni indicano che il 7 aprile i tassi bce auementeranno dello 0,25% ed entro fino anno dello 0,50%.

LOCAZIONE COMMERCIALE

Contratto locazione commerciale, qual è la durata e come funziona

La Legge di Bilancio ha esteso a partire da quest’anno la cedolare secca 2019 anche agli immobili commerciali. Ma qual è la durata del contratto di locazione commerciale? E come funziona? Andiamo a scoprirlo, ricordando anche quali sono le tipologie di immobili commerciali che possono optare per la cedolare secca.

Contratti affitto commerciali cedolare secca

Secondo quanto previsto dalla legge di Bilancio 2019, il canone di locazione relativo ai contratti stipulati nel 2019, aventi a oggetto unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1 (di superficie fino a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze) e le relative pertinenze locate congiuntamente, può, in alternativa al regime ordinario, essere assoggettato alla cedolare secca, con l’aliquota del 21%. L’imposta sostitutiva non è applicabile ai contratti stipulati nel 2019, qualora alla data del 15 ottobre 2018 risulti in corso un contratto non scaduto tra le stesse parti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale (articolo 1, comma 59, legge 145/2018).

Contratto locazione commerciale, durata e rinnovo

In merito ai contratti di locazione a uso diverso dall’abitativo, si ricorda che essi sono disciplinati dalla legge 392/1978. In base a quanto previsto, locatore e conduttore possono liberamente determinare l’ammontare del canone, il regime di ripartizione delle spese, la forma del contratto. Sono vincolate la pattuizione sulla durata del contratto, sull’aggiornamento del canone, sull’ammontare del deposito cauzionale, sull’indennità di avviamento, sulla sublocazione/cessione del contratto, sulla prelazione. Sono possibili deroghe per le locazioni con canone annuo superiore a 250mila euro, purché il contratto sia in forma scritta. Le parti possono determinare liberamente la cifra del canone.

Ma qual è la durata minima dei contratti di locazione a uso diverso? La durata minima è di sei anni per immobili adibiti ad attività industriali, commerciali e artigianali di interesse turistico. Se l’immobile è destinato ad attività alberghiera o all’esercizio di attività teatrali, la durata minima non può essere inferiore a nove anni. Si possono stipulare contratti di durata inferiore, provando però il carattere transitorio dell’attività connessa alla locazione. Le parti possono inserire nel contratto la possibilità che il conduttore receda in qualsiasi momento dall’accordo. La decisione, in caso, deve essere comunicata al locatore con sei mesi di anticipo, tramite lettera raccomandata A.R. Secondo quanto previsto dalla legge, inoltre, una volta scaduti i contratti di locazione commerciale e alberghiera si rinnovano tacitamente rispettivamente di sei e nove anni, a meno che il locatore non comunichi la disdetta almeno 12 o 18 mesi prima della scadenza.

Alla prima scadenza del contratto il locatore può negare il rinnovo solo se sussistono le condizioni previste dall’articolo 29 della legge 392/1978. Il rinnovo, ad esempio, può essere negato se il proprietario dell’immobile decide di adibire il bene ad abitazione propria, del coniuge o dei parenti diretti entro il secondo grado; se il proprietario, il coniuge o i parenti diretti entro il secondo grado decidono di destinare l’immobile a una delle attività previste dall’articolo 27; se il proprietario sceglie di demolire l’immobile per una ristrutturazione integrale o un completo restauro.

POLIZZA SULLA CASA

PERCHÉ STIPULARE UN’ASSICURAZIONE CASA? COS’È E QUALI SONO I VANTAGGI

Stipulare un’assicurazione casa in Italia non è ancora obbligatorio, però può rivelarsi molto utile in alcune circostanze che esulano dalla responsabilità degli abitanti. Per questo è bene conoscere i suoi aspetti e valutarne i vantaggi.

Quando si decide di investire in un immobile, la maggior parte delle volte questo diventa la nostra abitazione principale ed è necessario quindi, preservarla con ogni mezzo. È bene sapere però, che la casa può anche essere fonte di dispendio di denaro se accade qualche evento che esula dalla nostra responsabilità. In questi casi però cosa si può fare? Liquidare il danno economicamente non sempre è possibile, soprattutto quando il danno richiede energie economiche cospicue. In questo caso verranno in soccorso le assicurazioni casa. Si tratta di un ulteriore investimento contro furti o danni gravi all’immobile.

Si prevede nella polizza assicurativa, la protezione del proprietario di casa contro i possibili eventi che potrebbero accadere, prevenendo danni che possano pregiudicare la propria situazione economica. Vediamo quali sono gli aspetti peculiari di un’assicurazione sulla casa e perché può rivelarsi utile stipularla.

Assicurazione casa, a cosa serve?
L’assicurazione casa è un prodotto multirischio che serve a soddisfare esigenze straordinarie che siano collegate con la propria abitazione. Si tratta di un prodotto assicurativo in grado di proteggere il proprietario di un certo immobile, la sua famiglia e chi ci vive all’interno nonché i suoi beni, da qualsiasi tipo di evento che potrebbe generare un danno di tipo economico.

In Italia, stipulare un’assicurazione sulla casa non è considerato obbligatorio per legge anche se, in alcuni casi questo può rivelarsi indispensabile, soprattutto quando vi sono specifici obblighi verso il proprio condominio, previsti dal regolamento condominiale, oppure se per l’acquisto dell’immobile vi è la necessità di stipulare un mutuo ipotecario.

È importante però, evitare di ridurre la stipula di quest’assicurazione ai due casi appena elencati, poiché è bene pensare ad un investimento che potrà essere usato in un qualunque momento difficile, che sia il furto di beni o incendio o problematiche legate a guasti di impianti.

Assicurazione casa prevista per la stipula del mutuo
È bene sapere che, nel caso del mutuo, stipulare un’assicurazione casa è obbligatorio, poiché gli istituti di credito concedono il denaro previa garanzia del beneficiario, di estinguere il mutuo. In questo caso, la garanzia concessa sarà proprio l’immobile su cui verrà messa un’ipoteca. Per questo quindi, risulta necessaria una protezione in questo senso. L’istituto di credito dovrà proteggersi da danni gravi che la casa potrebbe subire, come lo scoppio dell’abitazione o un incendio. Quando si verificano questi eventi i danni economici sono incalcolabili e difficilmente estinguibili per le tasche del proprietario dell’immobile.

Gli istituti di credito utilizzano per questi casi, delle convenzioni con alcune compagnie assicurative che permettono una stipula di una polizza con prezzi concorrenziali, a patto che queste vengano associate al mutuo. È possibile però, decidere di rivolgersi altrove, magari trovando più convenienza e stipulare un’assicurazione casa. Ciò che sarà importante per la banca, è solo associarne una all’immobile da acquistare.

La banca stipula l’immobile con delle assicurazioni base sulla casa, che vanno a coprire solo alcuni tipi di eventi eccezionali che possono creare problemi all’immobile, come lo scoppio o l’incendio. Non copre altri eventi come il furto o i danni derivanti dagli abitanti della casa. In questo caso bisognerà estendere la polizza assicurativa.

Assicurazione casa prevista dal regolamento condominiale
Quando è il condominio a richiedere, attraverso regolamento condominiale, l’assicurazione casa, non si potrà far altro che aderire. In questo caso se ne dovrà stipulare una valida per tutti i condomini e la ripartizione verrà fatta attraverso il calcolo dei millesimi. In questo modo la spesa sarà abbattuta e il condominio protetto.
Si tratta di un atto di fondamentale importanza per i condomini, poiché nel caso in cui si verifichi un incidente che metta in pericolo tutto il complesso condominiale, vi sarà un risarcimento. Parliamo nello specifico di perdita di gas, allagamenti, o infiltrazioni d’acqua. Quando si possiede un’assicurazione per questi eventi, i danni elencati verranno coperti. Ciò non succede quando non vi è un’assicurazione e si verifica un danno difficile da liquidare. In questo caso a risponderne, sarà il proprietario di casa, di tasca sua.

Come funziona l’assicurazione sulla casa
Quando la casa non è soggetta ad obbligo da parte del regolamento condominiale di un’assicurazione casa e non vi è un mutuo, si consiglia sempre di proteggere il proprio immobile, poiché si sa, la casa è l’investimento più importante per la propria vita. Stiamo parlando di assicurazioni sottoscritte in modo volontario. Queste infatti, offrono tutele ben più importanti rispetto a quelle basiche offerte dalle polizze che la banca mette a disposizione.
Si può decidere di assicurare il proprio immobile contro eventi naturali che danneggino la proprietà, guasti e deterioramenti di impianti, responsabilità civile verso i terzi e il furto. Ovviamente non sempre vengono coperti tutti gli eventi, per questo è possibile usufruire di una franchigia esplicata nel contratto. Anche per le assicurazioni casa esistono diverse formule e quindi costi, massimali e coperture diverse. In questo caso è bene confrontare diversi preventivi di assicurazione, prezzi e condizioni, in modo da poter stipulare il contratto più adatto alle proprie esigenze.

Assicurare la casa in affitto o con usufrutto, è possibile?
Quando vi è un immobile in affitto o in usufrutto, anche in questi casi si potrà decidere di stipulare una polizza assicurativa, anche se questa non è considerata obbligatoria.

L’assicurazione potrà essere stipulata anche dal proprietario di un immobile in affitto che vorrà proteggere il suo investimento, tutelandosi da eventuali problemi, poiché non abitando la casa, non conosce lo stato delle cose.
Nel caso in cui sia l’inquilino a stipularla, ci si potrà coprire da eventuali danni che potrebbero creare problemi al proprietario ma anche a lui. Per cui, stipulando una polizza assicurativa sulla casa, si potranno proteggere i propri beni da furti, incendi, allagamenti o scoppi.

Nel caso in cui si parli di usufruttuari, stipulare una polizza sulla casa è fondamentale, poiché non vi è piena proprietà legittima. Infatti, secondo la legge, l’usufrutturario dovrà godere dell’immobile senza che questo si deteriori, utilizzandolo nel miglior modo possibile e restituirlo al termine dell’usufrutto a chi ne ha la nuda proprietà, mantenendo lo stato in cui l’avrà ricevuto. Per questo, assicurarsi contro eventuali danni, è il minimo che si possa fare.

La polizza capo famiglia
Si tratta di una soluzione valida per chi ha in affitto una casa. Stipulando questa polizza i danni provocati a terzi verranno protetti, sia che vengano provocati a terzi che dai familiari che dall’assicurato. In questo caso diversi sono gli eventi dannosi coperti da questo tipo di polizza, vanno dall’allagamento accidentale fino alla rottura di una finestra. Si tratta di una polizza che non prevede costi elevati ed è sempre consigliabile per tutelarsi da questo tipo di eventi.

Le clausole di un’assicurazione casa
Dopo aver capito che dotarsi di un’assicurazione casa è fondamentale, bisogna stipularla. In questo caso è bene conoscere i termini che più spesso vengono menzionati in fase di firma del contratto.

Quando si parla di indennizzo o equa indennità, stiamo parlando del compenso che si riconosce a chi stipula la polizza quando si verifica il danno. In questo caso l’indennizzo verrà liquidato dall’assicurazione, dimostrando che l’evento si è verificato per circostanze a lui non imputabili.

Se parliamo di massimale intendiamo la cifra massima che l’assicurazione pagherà nel momento in cui si verificherà un danno specifico previsto dalla polizza. Se il danno supera la cifra suddetta, l’assicurazione si fermerà a ciò che è stato stabilito e il restante sarà a carico di chi avrà stipulato la polizza.

Franchigia invece, è la cifra minima sotto la quale la compagnia assicurativa non andrà a liquidare il danno. Si tratta di una voce fissa nel contratto e quindi, se vi sono danni per guasti elettrici o atti vandalici di poco conto, l’assicurazione non erogherà denaro per il risarcimento.

Il premio invece, sarà il costo previsto della polizza. Questo verrà pagato annualmente o con delle rate da chi stipula, in base all’accordo raggiunto in sede di firma del contratto. Si tratta di una cifra che verrà versata direttamente alla compagnia assicurativa.

È possibile avere sconti sulla polizza?
Scontare la polizza è possibile solo in alcuni casi particolari. Per cui, se l’immobile è dotato di sistemi di sicurezza tecnologici oltre che efficaci, il costo della polizza diminuirà. Potrà aumentare invece, se si posseggono solo porte o finestre blindate o antifurti ormai obsoleti. Per cui, più è efficace il sistema di antifurto in casa e più lo sconto aumenterà.

L’assicurazione casa è trasferibile?
Quando si decide di cambiare casa, la domanda che ci si pone è se si può trasferire anche l’assicurazione casa stipulata sul vecchio immobile. Certo. È necessario però, richiedere un colloquio con l’agenzia di assicurazione, confermando tutte le garanzie previste in contratto, assicurandosi che queste siano compatibili anche con la nuova abitazione. In questo caso la compagnia assicurativa modificherà solo i dati relativi all’abitazione da proteggere.

Cosa succede però, se le caratteristiche sono differenti? Si andranno a modificare adeguatamente le condizioni del contratto. Si può anche usufruire di una riduzione del premio assicurativo se ad esempio, i sistemi di antifurto della nuova casa sono più efficienti rispetto ai precedenti.

Quando si verifica il momento adatto per una polizza sulla casa?
C’è da dire che il momento adatto per stipulare un’assicurazione casa adatta è “sempre”. È considerato necessario questo atto quando vi sono in casa animali o bambini che con la loro irruenza e incoscienza potrebbero danneggiare qualcuno o qualcosa, se si abita su piani alti e vi sono terrazzi dal quale potrebbero cadere degli oggetti procurando danni a cose o persone, se vi sono oggetti di alto valore in casa.

È bene però, valutare la migliore offerta e stipulare la polizza con condizioni davvero convenienti. Ci si può affidare al confronto di compagnie sul web che mettono a disposizione form per il calcolo di un preventivo preciso, oppure decidere di consultare agenti assicurativi che possono chiarificare alcuni aspetti anche peculiari relativi all’assicurazione casa.

CEDOLARE SECCA IMMOBILI COMMERCIALI

Cedolare secca per gli immobili commerciali, cosa cambia nel 2019.

Legge di bilancio ha esteso a partire dal 1º gennaio 2019 la cedolare secca 2019 anche agli immobili commerciali e i capannoni. Vediamo quali sono le novità previste dalla nuova normativa, anche grazie all’utile vademecum elaborato da Confedilizia.

Cedolare secca 2019 locali commerciali

A partire da quest’anno sarà possibile usufruire della cedolare secca 2019 anche per gli affitti commerciali dei negozi. All’affitto dei locali commerciali si applicherà la tassazione sostitutiva Irpef del 21%, sempre e quando si rispettino determinati requisiti riassunti dall’utile vademecum di Confedilizia.

  • I contratti di locazione devono essere stipulati nel corso dell’anno 2019. 
  • La cedolare secca per gli immobili commerciali potrà essere applicata per l’intera durata del contratto.
  • Il nuovo regime fiscale interessa le unità immobiliari di categoria catastale C/1 e le relative pertinenze locate congiuntamente.
  • La cedolare secca per i negozi può applicarsi agli immobili di superficie massima di 600 metri quadri; nel calcolo della superficie, le pertinenze non vanno considerate.
  • Possono usufruire della cedolare i locatori persone fisiche, mentre nessun requisito è previsto in capo ai conduttori.
  • L’aliquota della cedolare è pari al 21%.
  • Non ci si può avvalere del nuovo regime fiscale in caso di contratti stipulati nell’anno 2019 se alla data del 15 ottobre 2018 “risulti in corso un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale”.
  • L’Agenzia delle entrate ha precisato che, poiché i software di compilazione relativi al Modello RLI sono in corso di aggiornamento, attualmente è possibile registrare i nuovi contratti esclusivamente recandosi presso gli uffici territoriali dell’Agenzia stessa, e non in via telematica.

Cedolare secca 2019 per le società 

Si ricorda che non possono optare per la cedolare secca 2019 le società di persone, società di capitali, imprenditori e lavoratori autonomi.

AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO

Inquilino come amministratore di condominio, quali requisiti deve possedere?

L’autogestione amministrativa sembra essere una tendenza in continua ascesa negli edifici condominiali medio-piccoli, grazie anche al legislatore che, con l’art. 1129 c.c., inspiegabilmente, ha innalzato il numero minimo dei condòmini (da quattro a otto) oltre il quale è obbligatoria la nomina dell’amministratore.

In altri termini la legge prevede che gli edifici condominiali, con meno di otto proprietari, possano essere gestiti senza l’amministratore, anche se nessuna norma vieta ai condòmini in numero inferiore a nove, di poter nominare comunque un amministratore.In effetti il legislatore sembra aver fatto di più, per incoraggiare l’autogestione, se si pensa che si è sforzato anche ad inventare una misteriosa figura amministrativa, con “funzioni analoghe a quelle dell’amministratore”, ossia un facente funzioni delegato dai condòmini ad occuparsi del fabbricato.

In tale prospettiva sono davvero tanti i condòmini, che allettati dall’idea di non pagare l’onorario dell’amministratore esterno, preferiscono organizzarsi, in via amichevole, nominando un referente interno, addetto ad occuparsi della gestione condominiale. In realtà la mancata nomina dell’amministratore esterno non fa venir meno le responsabilità civili e penali collegate all’amministrazione condominiale e soprattutto gli obblighi fiscali, che in ogni caso non possono essere elusi.

Sotto tale profilo l’ Agenzia delle Entrate, con circolare n. 7/E del 07/02/07, ha avuto modo di chiarire che, in mancanza della nomina di un amministratore, e quindi anche nei condomini con meno di otto proprietari, le ritenute dovranno essere effettuate da uno qualunque dei condòmini. In tal senso il condominio, essendo un sostituto d’imposta, nel caso di pagamento delle ritenute di acconto, dovrà presentare i modelli 770 e di Certificazione Unica, con tanto di codice fiscale da comunicare ai fornitori, come ad esempio all’Enel ed a chiunque esegua una prestazione per lo stesso condominio e debba, per legge, emettere la relativa fattura. Ragion per cui un codice fiscale è sempre necessario ed obbligatorio, pure in assenza dell’amministratore esterno.

Ciò significa che nei fabbricati condominiali un referente o meglio un “facente funzioni” di amministratore è necessario sempre, anche negli edifici costituiti da meno di otto proprietari, dove il residente di turno deve farsi carico, anche gratuitamente, delle responsabilità connesse all’amministrazione condominiale assumendo, di fatto, l’incarico ad amministrare. In altri termini il residente deve accettare di fare il c.d. amministratore interno.

Nella realtà, si assiste però anche ad inquilini che, pur di risparmiare sulle spese di condominio, si prestano ad accettare, finanche gratuitamente, l’incarico ad amministrare i fabbricati condominiali in cui abitano, nell’incoscienza degli obblighi normativi vigenti in materia.

Ma gli inquilini che, all’interno dell’edificio in cui abitano, assumono l’incarico di amministratore di condominio, quali specifici requisiti devono possedere per amministrare?

È noto che la legge stabilisce specifici requisiti per svolgere l’attività di amministratore come, ad esempio, possedere il diploma di scuola superiore, aver superato un corso di formazione iniziale e frequentare corsi di aggiornamento annuali, oltre a non essere protestato o condannato per reati contro la pubblica amministrazione o contro il patrimonio.

È altrettanto risaputo che i requisiti di formazione e professionalità, così come specificato dal comma 2 dell’art. 71-bis, non sono necessari nei casi in cui l’amministratore sia stato nominato tra i condòmini dello stabile, mentre i requisiti di onorabilità devono sussistere sempre.

Ebbene, senza entrare nel merito delle ingiustificabili disparità di trattamento operate dal legislatore tra l’amministratore esterno “formato e aggiornato” e l’amministratore interno, con “licenza di incompetenza”, ciò che interessa capire è se l’inquilino che amministra l’edificio condominiale in cui risiede possa essere considerato come un amministratore interno.

È chiaro che ci riferiamo ad un inquilino che non sia un amministratore professionista “formato e aggiornato” o che faceva l’amministratore ante riforma, perché in quel caso il problema neanche sussiste.

Ci riferiamo, invece, all’inquilino privo dei requisiti professionali indicati dalla legge.

A ben vedere l’inquilino, cioè la persona che ha il godimento dell’immobile ricevuto in locazione dal proprietario, in generale non ha diritto neanche a partecipare alla gestione condominiale, che spetta sempre al condomino.

Il conduttore, infatti, partecipa alla vita condominiale de relato, cioè indirettamente, per il tramite del locatore, basti pensare che non può chiedere nemmeno l’accesso ai dati sulla gestione del condominio, così come disposto dall’Autorità garante per la protezione dei dati personali.

In realtà esistono anche casi limite in cui gli affittuari in nero gestiscono gli edifici in cui abitano, con tutti i rischi annessi e connessi alla mancata registrazione del contratto di locazione. Tale evenienza, tuttavia, non sposta i termini del problema.

Infatti l’inquilino, con contratto di locazione o senza, al pari dell’usufruttuario, non può essere considerato condomino, ma soltanto mero possessore dell’unità immobiliare.

E quindi la risposta al quesito posto è data direttamente dal dispositivo del comma 2 dell’art. 71 bis “Disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie”, che prevede espressamente la possibilità di amministrare, senza aver conseguito il diploma di scuola media superiore ed il corso di formazione iniziale, soltanto “qualora l’amministratore sia nominato tra i condòmini dello stabile”. Nello specifico, dunque, il legislatore parla di condomino.

Pertanto, considerando che i condòmini sono soltanto le persone proprietarie di una porzione immobiliare nell’ambito di un edificio condominiale, nel caso dell’inquilino amministratore, bisogna considerare i requisiti dettati dall’art. 71-bis, comma 1, delle Disposizioni di Attuazione del codice civile.

In buona sostanza l’inquilino che amministra il fabbricato condominiale in cui abita deve possedere i requisiti di formazione e professionalità, al pari di un amministratore esterno.

CONSIGLI UTILI, (alcuni), PER VENDERE CASA

5 consigli per vendere casa: gli errori da non fare

Se tra i buoni propositi per il 2019 hai quello di vendere casa, faresti bene a stare attento a non commettere i tipici errori che renderanno la tua compravendita molto più complicata. Si tratta di passi falsi banali e in cui è facile incappare ma a cui devi fare attenzione per non auto boicottare il processo di vendita. Ecco cosa non devi fare:

Combinazioni di colori sbagliate

Quando metti la tua casa in vendita, vuoi che il telefono inizi a squillare all’impazzata. Ma anche se la tua cucina verde neon a te sembra bellissima, potrebbe respingere più di un acquirente e rappresentare un deterrente per la vendita.

Secondo molti esperti del settore immobiliare, quando un acquirente entra in una casa, vuole immaginare come potrebbe diventare. Più è difficile, più è improbabile che comprino. Al contrario, più neutrali sono le decorazioni e le combinazioni di colori, più cresce la probabilità di vendita.

Arredo troppo personale

Non solo dovresti evitare i colori eccentrici, ma dovresti anche fare attenzione a mostrare il tuo stile personale, almeno mentre la casa è sul mercato. Le strane decorazioni distraggono l’attenzione degli acquirenti. In caso di dubbio, pensa in modo neutrale.

Cattivi odori

L’odore di sigarette o animali domestici potrebbe rimanere. Le persone veramente interessate all’acquisto della tua casa individueranno immediatamente odori strani.

Se fumi, o sei abituato a fumare in casa, dovresti sapere che la nicotina residua potrebbe essere ancora presente in tende, mobili, tappeti, pareti e altri oggetti molto tempo dopo aver spento l’ultima sigaretta.

E non è un problema che può essere risolto con un semplice deodorante. Dovrai lavare tutti i tessuti, i tappeti e pulire le pareti. Se non funziona, ridipingile.

Anche l’urina degli animali domestici su battiscopa e tappeti è un problema. Candeggina, aceto e acqua o prodotti detergenti specifici possono combattere questi odori. Qualunque cosa accada, esegui un’accurata pulizia prima di mettere in vendita la tua casa.

Non essere flessibile con le visite

Il mercato immobiliare si muove rapidamente e le proprietà si comprano e vendono in continuazione. Se vuoi vendere la tua casa il prima possibile, devi adattarti agli orari dei potenziali acquirenti. Se possibile, ritagliati qualche ora per le visite.

Nascondere i difetti

I problemi strutturali sono un’altra preoccupazione per gli acquirenti. Non preoccuparti di coprire le macchie sulle pareti. Devi risolvere il problema prima di mettere la casa in vendita e devi essere onesto con gli acquirenti se decidi di vendere l’abitazione così com’è.

In poche parole: non cercare di usare vernici, tappeti o un’illuminazione elegante per mascherare i problemi che un acquirente, pima o poi, scoprirà.

CASE EFFICIENTI

Case efficienti? Non solo energia: qualità dell’aria, luce, acustica e domotica

Facciate con rivestimenti tessili e infissi che assorbono o contrastano il rumore, per città del futuro più silenziose e a misura d’uomo. Più in generale, massima attenzione al comfort a 360 gradi. Sempre più interazione fra l’abitante e la casa, grazie alla diffusione di tecnologie digitali, intelligenza artificiale e assistenti vocali, vero oggetto “cult” del 2019. Una rinnovata attenzione al design e alla libertà delle forme, per un’architettura senza limiti dentro e fuori dal fabbricato. Tre tendenze sottolineate in un’unica fiera: il Bau di Messe München, in Germania, fa il punto sulle novità per il mercato dell’edilizia. Importanti i numeri della manifestazione biennale, che resterà aperta fino a sabato (19 gennaio) ed è un appuntamento di riferimento in Europa per architetti e ingegneri: 200mila metri quadrati di spazi (comprese le hall, che sono a tutti gli effetti luoghi a servizio del pubblico); 2.250 espositori di cui 842 dall’estero (il 37%). Quarantacinque i Paesi di provenienza delle imprese.

Se l’isolamento termico degli immobili è un concetto “sdoganato” nell’abc delle aziende, dei progettisti e dei committenti, nuova è l’attenzione posta per il benessere a 360° di chi vive lo spazio indoor e outdoor. Benessere acustico, innanzitutto (trend focus su cui investono le realtà imprenditoriali più innovative); benessere nella qualità dell’aria indoor; nel controllo dell’illuminazione naturale. Imprese leader di mercato – come ad esempio Schüco, che al Bau è fra i main sponsor ed è un player specializzato nello sviluppo e distribuzione di sistemi in alluminio per finestre, porte e facciate di alta qualità – scommettono proprio nella lotta al rumore, con prodotti in arrivo presto anche in Italia. Su due fronti. Nell’assorbimento dell’inquinamento sonoro con facciate performanti, che integrano rivestimenti tessili con unità fonoassorbenti o che usano lamelle frangisole realizzate con una lamiera perforata. A servizio delle singole unità, con finestre che grazie a particolari guarnizioni riducono fino a 31 decibel il rumore esterno anche se l’anta a vasistas è aperta o con moduli active noise cancelling, che per contrastare l’inquinamento acustico hanno installato nel canale di ventilazione microfoni e altroparlanti, in grado di registrare il suono in arrivo dall’esterno e di generare immediatamente un contro-rumore sulla stessa intensità di quello avvertito, in modo che le due onde sonore interferiscano una contro l’altra annullandosi.

Importante l’accento sui rivestimenti esterni degli immobili: con obiettivi ad ampio raggio che vanno dalla riduzione dei consumi all’assorbimento di energia fino al design. La facciata diventa “attiva” in tutti i sensi. Integra dispositivi sempre più intelligenti, sistemi di ventilazione sempre più evoluti e che ricambiano l’aria in modo naturale, schermature solari che si azionano al bisogno e addirittura producono energia. L’investimento in ricerca sui materiali è massimo: fra le soluzioni, citiamo ad esempio quella sviluppata dal gruppo tedesco Roschmann per la Deichman Library di Oslo, in Norvegia: un edificio passivo, in via di realizzazione, dove la struttura di rivestimento usa una serie di pennellature in triplo vetro sostenute da profili in fibra di vetro rinforzati con plastica. Altissime le performance di isolamento termico e la capacità di sfruttamento degli apporti solari.
Ancora, sempre per i materiali: Aurubis con Nordic Copper (che usa il rame, metallo da sempre impiegato in edilizia e al 100% prodotto da materiali riciclati) è flessibile sulle forme; Alucobond (pannello composito costituito da due lamiere esterne di alluminio e un nucleo di sostanze minerali difficilmente infiammabili o ignifughe) si presta anche ad applicazioni con forme tridimensionali. Fino all’italiana Dottor Gallina, che propone coloratissimi rivestimenti in policarbonato. Per un’architettura tridimensionale e che arreda con la luce.

Nuova vita infine per la domotica, che grazie alla diffusione dell’internet of things non connette solo le persone alla casa, ma anche le aziende che sono obbligate a sviluppare tecnologie in dialogo fra loro. La casa del futuro è smart: tutto viene controllato da un’unica interfaccia. L’apertura o chiusura di porte e garage (fra i principali e altri player del Bau, spiccano imprese come Hormann che investe sulla sicurezza e la funzionalità proprio di portoni, telai e sistemi motorizzati); il controllo delle finestre, anche per gli aspetti di ventilazione e schermatura solare (imprese come Velux e Fakro sviluppano soluzioni azionabili a distanza, anche per tetti piatti); la luce si accende e si spegne secondo le esigenze (e i comandi vocali) di chi abita uno spazio; la temperatura si regola sul comfort percepito.

Come spiega Oliver Iltisberger, managing director di Abb’s Building Products (player fra i più qualificati per le tecnologie per l’energia e digitali, presente al Bau con il marchio Busch-Jaeger e con il progetto smarter home) «i trend topic del 2019 sono controllo vocale, digitalizzazione e applicazione dell’intelligenza artificiale. Tecnologie che semplificano l’uso e rivoluzionano il mercato. I nuovi proprietari chiedono di essere connessi sempre con la propria casa, anche se si trovano fisicamente fuori dall’edificio. Tutto grazie al controllo visivo e tutto a portata di bottone». O di schermo di smartphone.

MUTUI COSTI IN AUMENTO

Mutui, tassi di interesse in aumento a causa dello spread

I tassi di interesse suimutui immobiliari risentono del livello elevato dello spread tra Btp e Buon decennali e della fine del Quantitative easing. Le conseguenze? Ci sono segnali di aumento. A renderlo noto un rapporto di Intesa Sanpaolo sul mercato immobiliare residenziale.

Secondo quanto evidenziato, lo spread elevato si ripercuote sui tassi bancari sia per la perdita di valore del capitale delle banche sia per il maggior costo del funding degli istituti di credito. Ma non solo. Il mercato ipotizza un progressivo rialzo dei tassi Euribor.

I tassi sui mutui immobiliari sono ancora a livelli bassi, ma mostrano alcuni segnali di aumento. Il tasso medio complessivo, che lo scorso luglio aveva toccato il minimo storico dell’1,79%, è risalito all’1,9% a novembre. Il tasso variabile si è alzato dall’1,59% dall’1,52% medio dei primi nove mesi del 2018, mentre il tasso fisso è salito al 2,07% dal minimo dell’1,95% segnato a settembre. 

Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo, ha spiegato: “Il mercato immobiliare residenziale in Italia si è ripreso, non siamo ancora ai livelli di compravendita che avevamo prima della crisi del debito, ma c’è un trend moderatamente positivo, sostenuto da un livello dei tassi di interesse basso e da una discreta crescita del reddito disponibile delle famiglie”.

Dal 2014 fino alle previsioni per il 2019, la media di crescita del reddito disponibile delle famiglie italiano è dello 0,9%, mentre negli anni della crisi la flessione media è stata dell’1,8%. Livelli elevati anche per l’erogazione dei mutui sulle abitazioni: le erogazioni mensili sono nuovamente in crescita da luglio 2018, con un balzo del 14,7% su base annua a ottobre.

Per quanto riguarda le compravendite residenziali la crescita è moderata: è stato registrato un incremento del 5,6% nel secondo trimestre dello scorso anno e del 6,7% nel trimestre successivo, anche se il numero di transazioni rimane inferiore di circa un terzo rispetto ai massimi del 2006. In merito, De Felice ha affermato: “C’è una tenuta dei prezzi e una ripresa delle compravendite su riti modesti, non è un mercato effervescente, ma la ripresa c’è”.

L’aumento delle compravendite è diffuso su tutto il territorio nazionale, con tre quarti dei capoluoghi di provincia che registrano un aumento delle compravendite. A Milano il mercato residenziale è solido. Nel capoluogo lombardo le compravendite nei primi nove mesi del 2018 sono cresciute del 24% rispetto al 2011. Gli immobili medio-grandi sono più dinamici, insieme ai piccoli, con i prezzi ancora deboli, ma in rialzo per le case nuove. Nel terzo trimestre i prezzi delle abitazioni sono risultati in calo dello 0,8% sia su base annua che su trimestre precedente. A Milano i prezzi delle case nelle zone di pregio sono più resistenti e a Roma si registra una migliore tenuta delle abitazioni di pregio che riguarda soprattutto le abitazioni esistenti.

Ma parlando di prospettive del mercato immobiliare, le intenzioni di acquisto sono in miglioramento: nel quarto trimestre la percentuale di consumatori che ha dichiarato di volere acquistare un’abitazione ha raggiunto il livello più alto da ottobre 2005. 

CASA PIGNORATA

Casa pignorata e messa all’asta, ecco come salvarla

Accordo, sospensione e riacquisto dell’immobile. Sono queste le tre strade da percorrere per salvare la casa pignorata e messa all’asta.

Come salvare la casa dal pignoramento, l’accordo

L’accordo con i creditori, anche quando la procedura è stata avviata, permettere di bloccare l’asta e salvare la casa pignorata. Non ci sono vincoli. Le parti sono libere di formalizzare gli impegni assunti in un documento scritto, il contratto di transazione, che pone fine alla lite tramite la parziale rinuncia alle reciproche pretese.

Di solito, si parla di saldo e stralcio (il debitore può pagare solo una parte del proprio debito, purché in una o al massimo tre rate) e di dilazione (il debitore può spalmare il proprio debito in più rate).

E’ in genere il debitore a formalizzare l’offerta di transazione per il tramite del suo avvocato o personalmente. Il creditore non è tenuto a rispondere. E, salvo diversi accordi, l’avvio di una trattativa non implica la sospensione della procedura. Nel caso in cui l’accordo si concretizzi, le parti firmano il contratto di transazione e al pagamento consegue l’abbandono della procedura esecutiva da parte del creditore.

Come salvare la casa dal pignoramento, la sospensione

Quando la casa viene pignorata va all’asta. Dopo ogni tentativo di vendita andato deserto il giudice può disporre una riduzione della base d’asta del 25%. Il codice di procedura civile stabilisce poi che quando più aste vanno deserte e il prezzo si abbassa tanto da non consentire la soddisfazione dei creditori, il giudice dispone la chiusura anticipata dell’esecuzione forzata. Di solito, affinché i giudici consentano la liberazione dell’immobile, è necessario scendere ad almeno un terzo del valore della casa rispetto alla perizia eseguita dal consulente.

Bisogna però ricordare che il decreto banche del 2016 ha introdotto un tetto massimo alle vendite giudiziarie: quattro, con la possibilità di decurtare fino a metà il prezzo di vendita. Dopo il tesso massimo stabilito, se la vendita all’asta non ha avuto successo, il pignoramento immobiliare si estingue.

Come salvare la casa dal pignoramento, il riacquisto. Il proprietario della casa pignorata non può presentare offerte di acquisto del proprio bene, ma il coniuge, i figli, i parenti più o meno prossimi o i conoscenti del soggetto esecutato possono presentare offerte di acquisto della casa pignorata, purché non risulti che essi agiscono per conto del debitore e nel suo stesso interesse.

CEDOLARE SECCA E NEGOZI

Una guida di Confedilizia per la cedolare secca sugli affitti dei negozi

La legge di bilancio – in vigore dal1° gennaio – prevede l’avvio del regime della cedolare secca per l’affitto di locali commerciali. Confedilizia ha riassunto in un breve vademecum le principali cose da sapere.Eccole: 
I contratti di locazione devono essere stipulati nel corso dell’anno 2019. 
La cedolare potrà essere applicata per l’intera durata del contratto.
Il nuovo regime fiscale interessa le unità immobiliari di categoria catastale C/1 e le relative pertinenze locate congiuntamente.
La cedolare può applicarsi agli immobili di superficie massima di 600 metri quadri; nel calcolo della superficie, le pertinenze non vanno considerate.
Possono usufruire della cedolare i locatori persone fisiche, mentre nessun requisito è previsto in capo ai conduttori.

L’aliquota della cedolare è pari al 21%. 
Non ci si può avvalere del nuovo regime fiscale in caso di contratti stipulati nell’anno 2019 se alla data del 15 ottobre 2018 “risulti in corso un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale”.
L’Agenzia delle entrate ha precisato che, poiché i software di compilazione relativi al Modello RLI sono in corso di aggiornamento, attualmente è possibile registrare i nuovi contratti esclusivamente recandosi presso gli uffici territoriali dell’Agenzia stessa, e non in via telematica.
Approfondimenti, assistenza e consulenza sulla nuova cedolare sono disponibili presso le oltre 200 sedi territoriali di Confedilizia 

BONUS MOBILI 2019

Bonus mobili ed elettrodomestici 2019, come funziona?

La nuova legge di Bilancio contiene la proroga del Bonus mobili ed elettrodomestici per il 2019. Vediamo come funziona il bonus

Il bonus mobili ed elettrodomestici 2019 consiste in una detrazione del 50% su una spesa massima di 10mila euro per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe A (per i forni) o A+. La detrazione è per una spesa massima di 10.000 euro divisi in 10 rate di uguale importo.

La detrazione spetta solo ai contribuenti che hanno iniziato la ristrutturazione del proprio immobile a partire dal 1º gennaio 2018 in poi e che hanno acquistato nuovi immobili ed elettrodomestici per quella stessa casa.

I contribuenti che possono beneficiare del bonus sono: proprietari di immobili; usufruttuari; nuda proprieta; affittuari; comodato d’uso, soci di cooperative; imprenditori individuali a patto che l’immobile non sia ad uso strumentale; società semplici in nome collettivo e imprese familiari se l’immobile non sia ad uso strumentale.

Bonus mobili ed elettrodomestici causale bonifico

Per avere la detrazione del bonus mobili ed elettrodomestici 2019 occorre effettuare i pagamenti con bonifico o carta di debito o credito. Se il pagamento è disposto con bonifico, non è necessario utilizzare quello (soggetto a ritenuta) appositamente predisposto da banche e Poste S.p.a. per le spese di ristrutturazione edilizia.

Per poter usufurire del bonus mobili ed elettrodomestici sul bonifico parlante bisogna indicare: 

  • causale del versamento relativa ai lavori di ristrutturazione
  • codice fiscale del beneficiario della detrazione
  • numero di partita Iva o codice fiscale del soggetto del venditore o del produttore

La causale del bonifico parlante per il bonus mobili ed elettrodomestici deve essere la seguente “Spese per arredi o elettrodomestici ai sensi dell art. 16, comma 2, DL 63/2013″. Pagamento della fattura n XY del giorno/mese/anno”.

Bonus mobili ed elettrodomestici per i televisori, il forno, frigorifici e la caldaia

Il bonus mobili ed elettrodomestici si può usufruire per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A e A+ destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione.

SI può usufruire del bonus mobili ed elettrodomestici anche perl’acquisto di forni (di classe energetica A), frigoriferi (uguale o superiore alla classe energetica A+). 

Il bonus mobili ed elettrodomestici vale anche per l’acquisto di una caldaia, perché la sostituzione della caldaia rientra tra gli interventi di “manutenzione straordinaria”. E’ necessario, comunque, che ci sia un risparmio energetico rispetto alla situazione preesistente. Niente da fare per il televisore. Con la normativa vigente non si può, né si potrà usufurire del bonus mobili ed elettrodomestici per l’acquisto di un televisore.

La guida dell’Agenzia delle entrate per il bonus mobili ed elettrodomestici

Un valido aiuto per i contribuenti che vogliono maggiori informazioni sul bonus mobili ed elettrodomestici 2019 viene dal sito dell’Agenzia delle Entrate. Ogni anno l’Agenzia pubblica una guida per il bonus mobili ed elettrodomestici.

USUFRUTTO, QUANTO VALE?

Il prezzo dell’usufrutto e della nuda proprietà.

Come si determina il prezzo dell’usufrutto di una casa e della corrispondente nuda proprietà?

“Il prezzo della nuda proprietà si stabilisce sulla base di quella che è la differenza tra il valore della piena proprietà e l’usufrutto.” La domanda che sorge spontanea è come si determina il valore dell’usufrutto? “Il valore dell’usufrutto si stabilisce grazie a una tabella allegata al testo unico sull’imposta di registro, una tabella che va in misura inversamente proporzionale a quella che è l’età del usufruttuario”.

Più è anziano l’usufruttuario meno vale il suo diritto di usufrutto perché inevitabilmente la sua aspettativa di vita è più ridotta. per fare un esempio un ottantenne il cui valore di usufrutto vale 20, il valore della nuda proprietà varrà 80, o nel caso di un cinquantenne, se il valore di usufrutto vale 50, il valore della nuda proprietà sarà anch’esso uguale a 50″.

vantaggi usufruttuario e nudo proprietario

Il vantaggio per il nudo proprietario è quello di acquistare a un prezzo più ridotto, ma si tratta pur sempre di una scommessa su quella che è l’aspettativa di vita de venditore. Per l’usufrutturaio il vantaggio è quello di acquisire una liquidità immediata – legata alla vendita della casa – senza però dover abbandonare l’immobile. “L’unico aspetto a cui dovrà in qualche modo rassegnarsi sarà quello di continuare a pagare le imposte sulla proprietà, ovvero Tasi, Imu, e le spese di manutenzione ordinaria, perché le spese di manutenzione straordinaria continueranno a spettare al nudo proprietario”.

Eredità del diritto di usufrutto

Dopo la morte dell’usfruttuario, il diritto di usufrutto non si trasferisce agli eredi, perché ha una durata commisurata alla vita dell’usufruttuario.

TARI CHI PAGA?

Tari, spetta all’inquilino o al proprietario? Ecco chi la deve pagare. La tassa sui rifiuti deve essere pagata da chiunque possieda, occupi o detenga a qualsiasi titolo, locali o aree scoperte in grado di produrre rifiuti urbani e assimilati, a prescindere dal loro utilizzo. Ma, nei fatti, chi deve pagare la Tari? L’inquilino o il proprietario?

Secondo quanto previsto dalla legge di Stabilità 2014, che ha introdotto la Iuc, il pagamento della Tari spetta al proprietario residente nell’immobile, in caso di affitto all’inquilino che occupa l’immobile, in caso di comodato a colui che lo usa.

Ma per stabilire con esattezza chi deve pagare la Tari, se l’inquilino o il proprietario, bisogna determinare la durata del contratto di locazione della casa. Per contratti di durata inferiore ai 6 mesi, la Tari deve essere pagata dal proprietario di casa; per i contratti di locazione che durano più di 6 mesi, la Tari deve essere pagata dall’inquilino. Se l’inquilino non paga la Tari, il Comune può richiedere il pagamento della tassa sui rifiuti e delle relative sanzioni esclusivamente all’inquilino.

Nel novembre del 2017 ha fatto chiarezza in merito alla corretta modalità applicativa della Tari. Il documento ha specificato che è corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica.

Lo scorso dicembre, invece, la Banca d’Italia ha affermato che la Tari attualmente sfavorisce le famiglie con redditi più bassi e non incentiva un utilizzo più responsabile delle risorse ambientali. La Banca d’Italia ha quindi suggerito una modifica dei parametri con cui viene calcolata la tassazione.

La linea da seguire, sempre secondo via Nazionale, non sarebbe più quella di considerare la dimensione dell’abitazione (per di più a prescindere dal suo valore) e del nucleo familiare, ma quella di valutare l’effettiva produzione dei rifiuti. Questo metodo, per Bankitalia, porterebbe anche a una gestione più efficiente e responsabile dei rifiuti, una questione di assoluta proprietà per l’Italia.

VIVERE DI RENDITA

Vivere di rendita con gli affitti? Si può, ma serve un milione di euro

Smettere di lavorare per vivere di rendita con gli affitti delle proprietà immobiliari. Un sogno di tutti e un obiettivo di molti. Per riuscirci, però, bisogna prima accumulare un portafoglio immobiliare di un milione di euro. Ecco, quindi, qualche consiglio per chi vuole ritirarsi senza aspettare la pensione.

La missione non è impossibile. A patto, però, di partire da una situazione economica solida. Sempre più individui o famiglie delle fasce più alte, soprattutto negli Stati Uniti, si stanno dando un obiettivo temporale, per esempio dieci anni, nel corso dei quali risparmiare il più possibile per accumulare capitale da investire.

E allora ci si sposta dai quartieri più alla moda e più costosi, per andare a vivere in zone che garantiscono comunque una buona qualità di vita ma senza lusso. Stesso discorso anche per le vacanze, addio resort a 5 stelle e spazio a campeggi con la famiglia. L’obiettivo, infatti, sarebbe quello di mettere da parte 5mila dollari  al mese su uno stipendio doppio (marito e moglie) di 10mila, che 600mila dollari (o euro) in 10 anni.

A questa somma, di per sé abbastanza considerevole, si potrebbe aggiungere magari la somma ricavata da una casa venduta (proprietà di famiglia o ereditata) o da una qualsiasi altra proprietà ed ecco che si può raggiungere il milione di euro (o dollari) da investire sul mercato immobiliare. L’obiettivo, nel caso del nuovo trend statunitense, è quello di ritirarsi a 40 anni, magari rimpinguando le rendite con qualche lavoretto non stressante.

Il Sole24 Ore e Scenari Immobiliari hanno elaborato una serie di combinazioni di investimenti per verificare se sia possibile, una volta accumulato un capitale di un milione di euro, ritirarsi senza aspettare la pensione e non preoccupandosi di età e versamenti.

Il consiglio di base, in ogni caso, è quello di rivolgersi a un professionista per l’ottimizzazione fiscale delle proprietà immobiliari. L’obiettivo è quello di assestarsi su una rendita mensile di 5.800-7.500 euro, a fronte della quale c’è un portafoglio immobiliare che, nel lungo periodo, tiene al riparo dall’inflazione.

Il Sole 24 Ore e Scenari Immobiliari hanno fornito anche alcuni esempi di portafoglio immobiliare in grado di garantire una buona rendita. Nel caso si volesse puntare solamente sul mercato italiano, un’opzione potrebbe essere: 474mila euro in un laboratorio di 632 mq nella periferia di Bologna, un negozio di 68mq nel semicentro di Milano e un negozio di 88mq in centro a Firenze. La rendita annua sarà in questo modo di 77.110 euro.

Oppure, un altro esempio redditizio è composto da 750mila euro investiti in un laboratorio di 600 mq in zona Tiburtina a Roma, un negozio di 67 mq in centro a Napoli e un ufficio di 60 mq nel Gallaratese (Milano), a cui si associa una rendita da locazione annua di 80.750 euro.

Per chi invece preferisce il mercato internazionale il consiglio è di puntare su Lisbona, Nizza e Parigi che rappresentano il portafoglio estero più sicuro, con rendita annua stimata intorno ai 60mila euro. Nella capitale portoghese, ad esempio, un appartamento di 50 mq nel Barrio Alto costa 185mila euro, a Nizza zona Vernier per un appartamento di 50 mq servono 235mila euro e nella Ville Lumiére un monolocale di 39 mq si vende a circa 580mila euro.

Per chi preferisce la Spagna, invece, possono invece puntare su Valencia (appartamento di 70 mq per 245mila euro), Barcellona (negozio di 50 mq nel Barrio Gotico per 415mila euro) e Maiorca (bar di 65 mq a Es Trenc per 338mila euro), per ricavarne una rendita annua di 77mila euro.

Con Guanacaste in Costa Rica (160 mq per 368mila euro), Paradise Island nelle Bahamas (75 mq per 360mila euro) e Antigua (Caraibi, 60 mq per 270mila euro) ci si garantisce poi una rendita, secondo Scenari Immobiliari, di 90mila euro l’anno.

SCADENZE FISCALI

Scadenze fiscali: per quanto tempo conservare i documenti?

Scadenze fiscali, tasse e normative: sono moltissimi i fattori da considerare quando si parla di spese per la casa. Tra bollette, dichiarazioni dei redditi, atti relativi all’immobile e molti altri documenti, le nostre scrivanie a fine anno sono sommerse di carte: si può avvertire il forte desiderio di fare pulizia e liberare spazio.

Attenzione ai tempi

Prima di decidere di liberarsi definitivamente dei vecchi documenti è fondamentale sapere che ognuno di questi ha una durata specifica: è dunque obbligatorio conservarli per un determinato lasso di tempo, nel caso in cui il Fisco voglia procedere con accertamenti o verifiche.

Atti notarili, donazioni, rogiti, atti di matrimonio, nascite e separazioni: questo tipo di documentazione dev’essere conservata per sempre, in quanto si tratta di attestazioni importanti che possono risultare utili in qualsiasi momento della vita. Altri tipi di documenti, al contrario, hanno una sorta di “scadenza” che va da un minimo di sei mesi ad un massimo di dieci anni: le ricevute di spese alberghiere o di ristoranti, per esempio, devono essere conservate per almeno sei mesi; le quietanze relative a assicurazioni, retta della scuola o della palestra sono invece valide per dodici mesi così come le spese di trasporto intra UE (diciotto mesi in caso di trasporto in località extraeuropee).

Le parcelle dei professionisti e le fatture di ditte o artigiani vanno conservate per tre anni, i documenti del bollo auto per quattro; multe, contravvenzioni, ricevute d’affitto e utenze domestiche per cinque. Hanno una durata di più lunga invece le documentazioni relativi alle tasse: per IMU, TASI e TARI è di sei anni, nel caso di estratti conto bancari, canone RAI e bollette dei telefoni mobili è di dieci anni.

TASSI MUTUI

Tassi mutui 2019: quali previsioni per chi vuole acquistare una prima casa? dei tassi dei mutui, per ora ancora ai minimi storici, questo potrebbe essere il momento migliore per richiedere un mutuo prima casa. Quali movimenti dobbiamo aspettarci per i tassi nel 2019?

Andamento tassi mutui 2019, momento ancora favorevole 

Innanzitutto va detto che, come segnala l’ultimo Bollettino Bce, l’Istituto di Francoforte “ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse di riferimento della Bce e continua ad attendersi che si mantengano sui livelli attuali almeno fino all’estate del 2019”, continuando con il Quantitative Easing da 30 miliardi di euro mensili fino a settembre, per poi dimezzarlo fino alla fine dell’anno. Circostanze, queste, che determineranno una sostanziale immobilità dei tassi di riferimento nell’anno in corso.

Chi, quindi volesse decidere in questi mesi di accendere un mutuo per acquistare la prima casa, potrebbe trovare un terreno ancora favorevole. Anche l’andamento dei tassi di riferimento dei mutui 2018, infatti, continua a restare in territorio negativo, all’inizio dell’estate, segnale di un cambiamento di rotta. Le previsioni per i tassi dei mutui ipotecari, comunque, sono per un movimento al rialzo che impiegherà diverso tempo a diventare sensibile. 

Tassi mutui: previsioni per il 2018

L’Euribor (tasso di riferimento per i mutui a tasso variabile) continuerà il suo percorso in territorio negativo anche in questa ultima parte del 2018 – ha commentato  a idealista/news Antonio Ferrara, amministratore delegato Monety, società del Gruppo Gabetti specializzata in mediazione creditizia. – Dopo 6 anni di tassi in discesa si prevede però una lenta risalita nel 2019: l’indice infatti si riposizionerà presto verso quota zero per arrivare poi a  0.25/0,50% entro il 2020. La crescita economica dell’area euro spingerà verso l’alto l’Irs (tasso di riferimento dei mutui a tasso fisso) che in verità in questi ultimi mesi ha già iniziato il suo percorso di risalita. È per questo motivo che alcuni istituti di credito, dopo anni di continui ribassi, hanno cominciato a rivedere i propri listini aumentando i tassi dello 0,20-0,25%. Ciononostante le offerte rimangono comunque estremamente accattivanti: possiamo infatti ancora sottoscrivere mutui a tasso fisso a 30 anni al 2%”.

Mutui ipotecari: andamento dei tassi nel 2019-2020

Secondo il bollettino Bce, tra maggio 2014 e luglio 2018 i tassi compositi sui prestiti alle società non finanziarie e alle famiglie sono diminuiti rispettivamente di 129 e 110 punti base, determinando ulteriormente la convenienza dell’accesso al credito per società e famiglie. Tuttavia, gli analisti prevedono una inversione di tendenza intorno al settembre 2019. Tale valutazione deriva dall’analisi delle aspettative sull’indice Eonia, ovvero il tasso di interesse interbancario “overnight”. In altre parole, l’interesse che una banca paga all’altra per un deposito che dura da un giorno all’altro.

Le aspettative sul tasso Eonia mostrano, appunto, un andamento piatto fino al 2019: tra l’anno prossimo e il 2020 dovrebbe avvenire un rialzo di circa lo 0,1% (restando comunque sempre in territorio negativo, da -0,3% a -0,2%), ancora troppo contenuto per avere un forte impatto sui tassi bancari, che presumibilmente resteranno piuttosto convenienti ancora per qualche tempo. L’inversione di tendenza è comunque alle porte, ed è lecito aspettarsi che, in vista dei prossimi rialzi dei tassi, gli istituti di credito nei prossimi mesi ritoccheranno al rialzo i propri spread sui finanziamenti in genere e sui mutui in particolare. Prima di rivedere, comunque, tassi del 5% sui mutui dovrà passare ancora diverso tempo.

Mutui, tasso fisso o tasso variabile?

Se per sfruttare l’attuale momento caratterizzato da tassi bassi la scelta di un  mutuo a tasso fisso appare ancora la migliore, sulle brevi scadenze, dati gli importi inferiori della rata, i mutui a tasso variabile (che solitamente sono preferibili quando i tassi sono in prospettiva di discesa) possono costituire già da ora un’opzione interessante. 

Chi non può accedere ai tassi agevolati previsti dai mutui Inps 2018, può scegliere tra le proposte degli istituti di credito. Tra le offerte 2018 di mutui a tassi fissi e variabili finora disponibili in banca troviamo Intesa Sanpaolo e Unicredit. L’offerta di Intesa San Paolo chiamata Mutuo Domus consente di scegliere un mutuo a tasso fisso o variabile, oppure di combinare entrambe le opzioni grazie alla flessibilità offerta dalla formula proposta.

Unicredit propone invece nel 2018 mutui a tasso fisso con finalità di surroga o per acquisto di prima casa o seconda casa con spread che vanno dall’1% al 2,80%. Condizioni agevolate sono previste anche per i mutui a tasso variabile Unicredit, agganciato all’Euribor a tre mesi, con un Taeg massimo dell’1,49%.

TASSO VARIABILE O FISSO?

Mutui, è più conveniente il tasso fisso o variabile? Stando alle dinamiche dei tassi di Marzo 2018, è stato calcolato l’importo della rata mensile di un mutuo ipotecario prendendo ad esempio diverse tipologie di prezzo dell’immobile, di tasso fisso o variabile e di durata del finanziamento: mentre il tasso fisso determina la rata da sostenere per tutta la durata del finanziamento, il tasso variabile, invece, indicizza la propria rata ad un tasso di riferimento che viene determinato dai mercati finanziari, generalmente si tratta dell’Euribor.

Dai massimi di Luglio 2011 (1,60%), il tasso Euribor (3 mesi) ha iniziato una parabola discendente che lo ha portato ad andare sottozero da Maggio 2015. La quotazione di Marzo 2018, -0,33%, è in linea con quanto rilevato per tutto il 2017. L’Eurirs (25 anni) dopo aver toccato il nuovo minimo ad Agosto 2016 con 0,76% è risalito a 1,55% a Marzo 2018.

Tasso fisso o variabile nel 2019?

Optando per un mutuo a tasso fisso, alle attuali condizioni di mercato, se si considera un finanziamento con un orizzonte temporale di 20 anni, ogni 100.000 euro finanziati si ha un maggior esborso economico di circa 82 euro: ciò significa che se oggi decidessimo di sottoscrivere un mutuo di 100.000 euro a tasso fisso per una durata di 20 anni, andremmo a spendere 984 euro in più all’anno per eliminare il rischio “rialzo dei tassi” ai quali è invece soggetto un mutuo a tasso variabile. Questo chiaramente se i tassi rimanessero sempre agli attuali livelli, cosa che è difficilmente verificabile in un orizzonte temporale così lungo. Volendo optare per la situazione di maggior risparmio, ovvero quella del mutuo variabile, è fondamentale capire quanto il reddito del nucleo familiare sia in grado di sopportare eventuali aumenti di rata, sia in termini di capacità di rimborso sia in termini di sostenibilità del tenore di vita che si è abituati ad avere.

NUOVO EURIBOR

Mutui a tasso variabile: nuovo Euribor e arriva Ester. Cosa cambia?

E’ ormai ufficiale: dalla fine del 2019 entrerà in vigore il nuovo Euribor. Il tasso al quale sono indicizzati i mutui a tasso variabile vedrà cambiare l’algoritmo di calcolo. Quali le conseguenze per chi desidera stipulare un nuovo mutuo?

Che cos’è l’Euribor

Il tasso Euribor è un indicatore medio dei tassi di interesse sulle transazioni finanziarie interbancarie. In altre parole, si tratta di una sorta di media degli interessi che le banche europee si chiedono l’un l’altra per prestarsi denaro a  vicenda. Tale tasso è utilizzato come base per determinare gli interessi di finanziamenti e mutui: in particolare, il tasso a 12 mesi è la base per il calcolo dei mutui a tasso variabile in Spagna, mentre quello a tre mesi è il fondamento del calcolo per i mutui a tasso variabile italiani.

Come cambia l’Euribor

Entro la fine del 2019 entrerà in vigore una nuova versione dell’Euribor. Il calcolo del tasso, finora appunto basato su una sorta di media dei tassi richiesti da un campione composto da una ventina di istituti bancari sparsi per l’Europa, sarà modificato per garantire una maggiore trasparenza e aderenza alla situazione dei mercati. Lo European Money markets Institute ha quindi annunciato che il calcolo del nuovo Euribor sarà basato sulle effettive transazioni avvenute a seconda delle diverse scadenze, con l’inserimento di meccanismi correttivi per limitare la volatilità del nuovo indice. In altre parole, per evitare che il nuovo Euribor sia troppo condizionato dall’andamento, proverbialmente altalenante e potenzialmente pericoloso, dei mercati, verranno inseriti dei meccanismi di calcolo che conferiranno all’indice maggiore stabilità, per la sicurezza finanziaria dei clienti che stipuleranno mutui e prestiti ad esso indicizzati.

Cosa cambia con il nuovo Euribor per i mutui

Ma cosa cambierà, nel concreto, per chi desideri stipulare un nuovo mutuo con l’entrata in vigore del nuovo Euribor? Stando alle simulazioni, lo scarto tra il nuovo e il vecchio Euribor era di meno di cinque punti base, un’entità che poco dovrebbe preoccupare i mutuatari.

“ Dalle informazioni che abbiamo – risponde Stefano Tempera, consulente e fondatore di Cercamutuo.com (ex Euribor.it), –  il nuovo Euribor, essendo determinato dagli effettivi scambi di mercato, sarà probabilmente più soggetto a volatilità, ma non credo che si discosterà di molto dall’attuale rilevazione”.

Se da un lato infatti l’indice nuovo, maggiormente soggetto all’andamento delle transazioni di mercato, potrebbe rivelarsi più volatile, presentando maggiori oscillazioni che al presente, è anche vero che i meccanismi di calcolo ideati per stabilizzarlo dovrebbero garantire una certa tranquillità.

“D’altro canto – precisa Tempera, – è altrettanto probabile che chi dovrà sottoscrivere un mutuo poco dopo l’entrata in vigore del nuovo parametro mostrerà una certa diffidenza verso un indice di cui non si hanno dati storici e prevedibilmente ci sarà un’impennata dei mutui a tasso fisso”.

Via Eonia, arriva Ester

Oltre al cambiamento dell’Euribor, dall’autunno 2019 è prevista la sostituzione del tasso Eonia (l’attuale Euro overnight index average) con il tasso Ester, l’Euro short-term rate. In altre parole, il tasso che ad oggi è utilizzato per valutare il costo degli scambi “overnight”, ovvero da un giorno all’altro, dei finanziamenti, sarà sostituito da un nuovo indicatore a breve termine. Ester, appunto. Che dovrebbe fungere da “paracadute” in caso di mancata rilevazione dell’Euribor, garantendo  un agevole passaggio dal vecchio al nuovo calcolo.

Un gruppo di consulenti è già al lavoro per il nuovo Ester, ed entro il prossimo febbraio sottoporrà le proprie osservazioni preliminari, di natura prettamente tecnica. Occorrerà fissare le scadenze di rilevazione (una settimana, un mese, tre, sei e 12 mesi), oltre che correggerne i valori, che al momento risultano inferiori a quelli dell’Eonia, cosa che potrebbe avere effetti sui finanziamenti.

IMMOBILI SEMPRE IL PRIMO INVESTIMENTO IN ITALIA

Investire in beni immobili e mutui: le previsioni 2019

Beni immobili tra gli investimenti preferiti degli italiani nel 2019. Lo prevede l’Osservatorio mensile di Findomestic, realizzato in collaborazione con Doxa, secondo cui sarebbe anche il 14% la quota di coloro che intendono sottoscrivere un mutuo quest’anno.

Investimenti immobiliari soprattutto al Sud

Secondo Findomestic, l’investimento finanziario in beni immobili sarà scelto nel 2019 dal 10% degli italiani che, intervistati, hanno affermato di avere intenzione di effettuare investimenti nell’anno appena iniziato. Va però detto che il trend principale sarà quello di sedersi e aspettare: ben il 53% del campione non ha infatti intenzione di effettuare alcun investimento, mentre il 20% non ha ancora deciso. L’intenzione di provare a risparmiare più dello scorso anno è infatti quella che prevale.

La quota di coloro che rischieranno qualcosa delle proprie finanze sui beni immobiliari dice quindi che il mattone è visto ancora come opzione di investimento per i privati cittadini. “Il settore immobiliare sta ritrovando slancio – spiega Chiaffredo Salomone, amministratore delegato di Findomestic –. Sono tanti gli italiani che si dicono pronti ad investire i propri risparmi in immobili: il mattone si dimostra particolarmente attrattivo al Sud, soprattutto nelle Isole (14%), e tra i giovani. Non a caso oltre un italiano su tre (34%) è disposto a spendere nell’immobiliare è un under 35”

Prima degli immobili, tra le scelte di investimento degli italiani vengono gli strumenti finanziari, che saranno preferiti dal 14% degli intervistati, specialmente dai pensionati (23%) con una maggioranza nel Nord Est del Paese (quasi 19%).

Seguono gli investimenti “particolari”: gioielli (4%), criptovalute (4%) e opere d’arte (3%). In particolare bitcoin e affini sono prediletti da studenti universitari vicini alla laurea o neolaureati e da giovani professionisti a cavallo dei 30 anni. L’arte, invece, è considerata un bene rifugio soprattutto dai cittadini del Nord Ovest con una percentuale di investitori doppia rispetto alla media.

Tassi dei mutui: il 43% degli italiani prevede che saliranno

Il 14% degli intervistati da Findomestic pensa di sottoscrivere nel 2019 un mutuo o un leasing: il 2% fino a 5.000 euro; il 3% da 5 a 15.000 euro; il 2% da 15 a 30.000 euro; il 2% da 30 a 50.000 euro e il 4% oltre 50.000 euro. A richiedere mutui o leasing saranno soprattutto cittadini del Nord Ovest (oltre il 30%).

“Le rilevazioni del nostro ultimo Osservatorio mensile indicano che nel 2019 un italiano su sette chiederà un mutuo o un leasing – afferma l’ad di Findomestic Chiaffredo Salomone. – In virtù di questi dati ci aspettiamo una crescita nella richiesta di mutui per l’acquisto di beni immobili”.

C’è anche un 15% di italiani che ha intenzione di richiedere un prestito: il 4% fino a 5.000 euro; il 5% da 5 a 15.000 euro; il 3% da 15 a 30.000 euro; il 2% da 30 a 50.000 euro; l’1% oltre 50.000 euro.

Il 43% di coloro che intendono richiedere un mutuo, un leasing o un prestito quest’anno pensa che ci sarà un aumento dei tassi di interesse. Secondo il 34% di questo sottocampione i tassi rimarranno stabili, mentre il 13% pensa che diminuiranno.

Più risparmio per gli italiani nel 2019

In linea generale l’anno nuovo porta maggiori risparmi e per alcuni anche più consumi come emerge dalle risposte degli italiani interrogati da Findomestic per l’Osservatorio mensile. Se nell’anno appena concluso 4 su 10 non hanno accantonato nulla, per il 2019 quasi si dimezza (26%) la quota di coloro che prevedono di non riuscire a risparmiare, mentre uno su tre (33%) si aspetta di mettere da parte fino al 10% del proprio reddito. E anche sul fronte dei consumi la spesa aumenterà per oltre un italiano su cinque (21%), anche se calerà per uno su sette (14%). 

CONDHOTEL, PARLIAMONE!

Cosa sono i Condhotel: la formula della casa in albergo una formula che, nata negli Stati Uniti, è approdata quest’anno anche in Italia.

Condhotel anche in Italia. La parola condhotel deriva dalla parola inglese “condominium hotel” ed è una formula nata per la prima volta negli Stati Uniti. In Italia è stata introdotta per la prima volta nel 2014, anche se la disciplina attuativa è entrata in vigore nel 2018.

Il proprietario di un albergo può svincolare dal vincolo dell’albergo alcune delle camere e trasformarle in veri e propri appartamenti da vendere a privati. Il compratore acquisce la possibilità di utlizzare la camera per uso personale e, nei tempi morti, di darla in gestione al proprietario dell’albergo che l’affitterà alla sua clientela. Durante questo periodo, percepirà una percentuale sugli utili stabilita insieme al proprietario.

Come funziona il condhotel

Per poter adattarsi alla formula del condhotel, la struttura alberghiera deve avere un minimo sette stanze dedicate alla ricezione alberghiera e non oltre il 40% della superficie può essere destinata a uso abitativo. Gli appartamenti non possono distare da quella che è la struttura centrale dell’albergo, dove si trova la portineria unica, più di 200 metri. 

DISDETTA CONTRATTO DI LOCAZIONE

Quale forma deve avere la disdetta del contratto di locazione?

Al termine della scadenza naturale di un contratto di locazione la parte che non vuole proseguire nel contratto può mandare una disdetta con lettera raccomandata. Ma cosa succede se la rinuncia non ha forma scritta? E’ comunque valida?

In tema di disdetta del contratto di locazione al termine dell’ottennio, le parti che non vogliano proseguire nel contratto possono formalizzare disdetta (il locatore) o rinuncia (il conduttore) con lettera raccomandata da inviarsi all’altra parte almeno sei mesi prima della scadenza del contratto. Che cosa succede se tale disdetta/rinuncia è comunicata con forme differenti? Questa può comunque considerarsi valida o deve intendersi come non comunicata per carenza del requisito formale?

La questione è di non secondaria importanza, poiché le parti interessate potrebbero trovare a litigarsi:

  • su una procedura di sfratto per finita locazione, laddove il conduttore non abbia lasciato l’appartamento;
  • su una procedura di richiesta canoni (e danni) qualora il conduttore abbia lasciato l’appartamento non pagando più i canoni pattuiti.

La problematica è stata anche oggetto di pronunciamento da parte della Suprema Corte di Cassazione (sent. n. 11808 del 9 giugno 2016).

Nel caso di specie il conduttore, sia in primo che in secondo grado, s’era visto sfrattato per doversi considerare conclusa la locazione. Egli aveva proposto ricorso per Cassazione, in quanto, a suo modo di vedere, la disdetta del contratto non era ritualmente avvenuta.

La Corte di Cassazione ha rigettato questa doglianza.

La sentenza, con un’articolata motivazione, smonta quella tesi che vede nella forma scritta con invio raccomandato della disdetta un requisito ad substantiam della stessa, con conseguente nullità nel caso di utilizzazione di una differente modalità.

La pronuncia parte dall’assunto che sebbene la legge n. 431 del 1998 citi la comunicazione a mezzo raccomandata, tale prescrizione “non è assistita da alcuna prescrizione che indichi expressis verbis od anche indirettamente che tale forma debba osservarsi a pena di nullità o invalidità del negozio di rinuncia-disdetta”.

Il conseguenza di ciò prosegue la Corte, se ne deve desumere che la disdetta del contratto di locazione al termine dell’ottennio non ricade in alcun modo sotto della forma scritta a pena di nullità.

In questo caso il riferimento normativo sarebbe stato l’art. 1350 c.c., n. 13, ma proprio questa norma, affermano gli ermellini “Esige che il requisito formale scritto sia indicato “specialmente” dalla legge allude ad una indicazione espressa dell’obbligatorietà del requisito formale o comunque ad una indicazione indiretta ma chiaramente rivelatrice della volontà imperativa della legge”.

In questo contesto, quindi, ciò che conta è la sostanza, cioè la conoscenza della disdetta/rinuncia e chiaramente la sua dimostrabilità nell’eventuale successivo giudizio.

In tal senso, la Corte nomofilattica, chiosa ed afferma che: “Ne segue che il negozio di rinuncia-disdetta di cui al secondo inciso dell’art. 2, comma 1, non deve essere compiuto a pena di nullità con una lettera e, quindi, in forma scritta, e nemmeno la sua forma di trasmissione deve essere necessariamente quella della raccomandazione. Ciò che è necessario è che il negozio di rinuncia disdetta venga ricevuto dal destinatario sei mesi prima della scadenza” (Cass. 6 giugno 2016 n. 11808).

Articolo scritto dall’avv Alessandro Gallucci

DECRETO INGIUNTIVO CONTRO UN CONDOMINO MOROSO.

Decreto ingiuntivo contro un condomino moroso, chi paga le spese legali?

Nel caso in cui un condominio ottenga un decreto ingiuntivo contro un condomino per il pagamento di oneri condominiali, chi paga le spese legali?

La risposta, nel caso di adempimento del condomino, è scontata: il compenso dell’avvocato è recuperato dalla controparte morosa. La questione merita comunque alcune specificazioni sia in relazione a questa ipotesi apparentemente pacifica, sia con riferimento a quelle più particolari, rispetto alle quali v’è il rischio di errori che, nell’ipotesi di inserimento della voce di costo nel rendiconto, possono portare ad ulteriori contestazioni giudiziali.

Premessa: le prime due ipotesi fanno riferimento a decreti ingiuntivi provvisoriamente esecutivi o comunque non opposti.

ripartizione spese legali condomino moroso

Noi tutti abbiamo in mente il concetto che quando si ottiene un decreto ingiuntivo, l’avvocato del creditore sia pagato dalla controparte. Primo errore: l’avvocato del creditore – salvo il caso in cui si dichiari antistatario – è pagato direttamente del proprio cliente che percepisce le somme indicate nel decreto ingiuntivo per il compenso del legale, alla stregua di un rimborso.

Se l’avvocato del creditore chiede € 500,00 per un decreto ingiuntivo e il giudice con il decreto ne liquida € 400,00, la differenza dev’essere corrisposta dal cliente.

Nel caso di condominio, quindi, l’ipotetica differenza tra compenso e rimborso posto a carico del debitore, resta in capo alla compagine. In relazione al rendiconto, si darà conto di questo fatto, o comunque del fatto che il compenso per il decreto ingiuntivo è stato corrisposto dal condomino moroso.

La parte di compenso maggiore dev’essere ripartita tra tutti i condòmini – eccezion fatta per il moroso – in ragione dei millesimi di proprietà, salvo differente convenzione.

Passiamo ad un caso più particolare: che cosa succede se l’avvocato del condominio, ottenuto il decreto chieda il pagamento del compenso prima dell’adempimento del condomino? In tal caso la spesa dev’essere anticipata da tutti i condòmini e di ciò nel rendiconto bisognerà dar conto, salvo rimborso al momento del pagamento da parte del condomino moroso.

Ove anticipazione del compenso e adempimento del condomino avvengano nel medesimo periodo di gestione, l’amministratore dovrà dar conto di entrambe le operazioni nel medesimo rendiconto. Anche in questo caso la spesa dev’essere ripartita tra tutti i condòmini – eccezion fatta per il moroso – in ragione dei millesimi di proprietà, salvo differente convenzione.

Che cosa accade se il decreto ingiuntivo viene opposto dal condomino moroso?

In costanza di provvisoria esecuzione, nulla di diverso da quanto detto fin’ora: la spesa del compenso liquidata in decreto è addebitabile al moroso medesimo, salvo anticipazioni e/o integrazioni dei condòmini.

E nel caso di decreto opposto cui sia stata revocata la provvisoria esecutività?

In tal caso e fino alla sua eventuale conferma, nessuna voce di costo inerente costi e compensi liquidati in decreto potrà essere imputata al condomino moroso. Si tratterà, in termini contabili, di gestire la controversia come se fosse una causa ordinaria, con i costi a carico del condominio fin tanto che non arrivi l’eventuale provvedimento di condanna.

scritto dall’avv Alessandro Gallucci

DETRAZIONI MUTUO, ESISTONO ANCORA?

Detrazioni mutuo 2019: ci saranno ancora?

Dopo un periodo di dubbio sui possibili tagli alle detrazioni fiscali per l’anno appena cominciato, sono state confermate le detrazioni sui mutui anche per il 2019. Vediamo cosa prevede la manovra di bilancio in merito.

La manovra 2019, pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 31 dicembre  (legge n. 145/2018), ha confermato la possibilità di detrarre il 19% degli interessi passivi del mutuo prima casa ovvero quello stipulato per l‘acquisto dell’abitazione principale in cui è posta la propria residenza e/o quella dei propri familiari più prossimi. Il tetto massimo di spesa detraibile è di 4 mila euro, per un massimo, quindi, di 760 euro annui scalabili dall’Irpef. La misura, rinnovata anche per il 2019, figura nell’articolo 15 del Testo Unico delle imposte sui redditi.

I requisiti per detrarre gli interessi passivi del mutuo nel 2019

Quali sono i requisiti per la detrazione? Per poter detrarre gli interessi passivi occorre che il mutuatario sia titolare sia dell’immobile acquistato (o almeno di una sua quota) che del mutuo stipulato per acquistarlo. L’immobile, come detto, deve essere “prima casa”, quindi abitazione principale per sé o per i propri familiari (in particolare coniugi, figli, parenti entro il terzo grado o affini entro il secondo grado). La detrazione quindi vale anche per chi acquisti con mutuo la casa per un proprio familiare.

Prorogate le detrazioni 2019 per le ristrutturazioni

Prorogate anche per il 2019 le detrazioni per i finanziamenti finalizzati alla ristrutturazione o agli interventi in genere sulla casa, finanziabili a loro volta con mutui. In particolare sono ancora validi il bonus ristrutturazione (il 50% dei detrazione fino ad un massimo di 96 mila euro), il bonus per gli interventi di efficientamento energetico (il 65% di detrazione), il bonus mobili (il 50% fino a 10 mila euro), il bonus green (36% fino a 5 mila euro). Tali bonus vengono applicati in caso gli interventi interessino la “prima casa”. Tutte queste detrazioni sono cumulabili con la detrazione degli interessi passivi sui mutui.

2019: COSA SUCCEDERA’ AL MATTONE?

Previsioni sul mercato immobiliare nel 2019: cosa succederà al mattone?

L’instabilità politica e le difficoltà economiche aprono per il nostro Paese uno scenario alquanto incerto in questo anno che è appena cominciato. Nonostante ciò cerchiamo di capire cosa accadrà al mattone italiano in termini di prezzi, compravendite o tassi sui mutui. Quali sono le previsioni per il mercato immobiliare nel 2019?

Il 2018 del mattone italiano si è chiuso con un bilancio leggermente meno negativo rispetto all’anno prima con prezzi in calo del 3,7%, contro il 4% del 2017, Tuttavia l’anno volto al termine ha evidenziato un andamento contrastasto del mercato, caratterizzato da svalutazioni nelle città del centro sud e in provincia, dove la domanda va a rilento, e dal rilancio delle grandi città del centro-nord, con un effetto-rimbalzo sui prezzi. Se non vi saranno scossoni quindi avremo ancora una moderata crescita delle transazioni (tra le 580 e le 600mila unità), mentre i prezzi tenderanno a stabilizzarsi in un numero sempre maggiore di zone.

In linea con la ripresa economica, sono saliti i canoni di locazione e rendimenti delle abitazioni perché le condizioni della sociertà e del mercato del lavoro hanno aumentato i casi di affitto per abitazione principale. Il 2019 vedrà una domanda abitativa sempre più orientata agli affitti, da parte dei giovani o di chi opta per un abitare più adatto alle condizioni di vita e di lavoro flessibilie imposti dal mercato del lavoro attuale (mobilità, servizi, riduzione costi).

Proprio queste condizioni renderanno alcune città particolarmente appetibili per l’investimento di carattere immobiliare, che si concentrerà in piazze come Torino, Bologna, Napoli e soprattutto Milano, con un’attenzione una maggiore attenzione verso zone prima considerate marginali.

Previsioni tassi mutui 2019

Per quanto riguarda il mercato del credito, sebbene a partire dal 1º gennaio sia finita l’era del Quantitative easing – il mega piano di acquisto del debito varato dalla Banca Centrale – la decisione di Draghi di lasciare invariato il costo del denaro dovrebbe mantenere bassi anche i tassi sui mutui. Per quanto riguarda il parametro di riferimento dei mutui a tasso variabile, l’Euribor, per lungo tempo si rimarrà in terreno negativo. Un movimento significativo si potrebbe verificare però nel primo semestre 2019 superando solo nel corso del 2020 la soglia dello zero (il che significa comunque tassi molto bassi), raggiungendo lo 0,5% nel 2021 e l’1% nel 2022. Per quanto riguarda i finanziamenti a tasso fisso, Irs con scadenze a 20, 25 e 30 anni oscilla tra l’1,34 e l’1,54: i suoi rialzi potrebbero essere più rapidi e più consistenti rispetto a quelli dell’Euribor.

AGEVOLAZIONI IMU E TASI 2019

Agevolazione Imu e Tasi comodato d’uso gratuito, le novità della legge di Bilancio 2019

Novità nella legge di bilancio 2019 per le agevolazioni Imu e Tasi per le case concesse in comodato d’uso gratuito.

Secondo l’articolo 1, comma 1092 della legge di Bilancio 2019, l’agevolazione Imu e Tasi per le case concesse in comodato d’uso gratuito ai parenti in linea retta di primo grado si estende, in caso di morte del comodatario, anche al coniuge di quest’ultimo, ma solo se sono presenti figli minori.

La norma che disciplina l’Imu prevede una riduzione del 50% della base imponibile per gli immobili concessi in comodato d’uso gratuito. Il beneficio si estende anche alla Tasi considerando che la modalità di calcolo delle due imposte è la stessa.

La nuova legge di 2019 dà un passo in più ed estende i benefici anche al coniuge del comodatario defunto, sempre e quando siano presenti figli di minore d’età.

Requisiti agevolazione imu comodato gratuito

Per usufruire dell’agevolazione – come previsto dall’articolo 13 del dl 201/2011, è necessario rispettare determinate condizioni

  • il contratto di comodato deve essere reegistrato
  • il comodante oltre all’immobile adibito ad abitazione principale deve possedere un solo immobile in Italia
  • Il comodante deve risiedere anagraficamente e dimorare abitualmente nello stesso comune in cui è situato l’immobile concesso in comodato

Per quanto riguarda la comunicazione al Comune, i giudici tributari danno diverse interpretazioni. Mentre la Ctr di Palermo, sezione XIV, con la sentenza 2804 del 9 luglio 2018 ha stabilito che il contribuente non ha diritto a fruire dei benefici senza di essa, in senso contrario è stata la pronuncia della Ctp di Reggio Emilia.

BONUS RISTRUTTURAZIONI

Bonus ristrutturazioni, giardini ed ecobonus: confermate le detrazioni casa 2019

Confermate per il 2019 le detrazioni sulla casacon la possibilità di detrarre il 50% sulle ristrutturazioni e il 36% per terrazzi e giardini. Ecco tutte le misure prorogate.

Il bonus ristrutturazioni, il bonus mobili e l’ecobonus sono state confermate per coloro che decidono di intervenire sull’ammodernamento della propria casa, costituendo un incentivo importante che, anche in passato, ha molto aiutato le famiglie a ridurre le spese dei lavori. Per poterne usufruire, occorre presentare il “bonifico parlante”, con l’apposita dicitura per le detrazioni.

Ecobonus 2019, come funziona

Con l’Ecobonus, anche nel 2019 sarà possibile detrarre dall’Irpef fino al 65% dei costi sostenuti per gli interventi di efficientamento energetico in casa. Tra le opere soggette a detrazioni, l’installazione di pannelli solari, le caldaie di condensazione in classe A e gli altri interventi che migliorano l’efficienza energetica dell’abitazione. Il massimo della spesa su cui calcolare la detrazione è di 100 mila euro; la detrazione sarà spalmata in rate da dieci anni in ogni dichiarazione dei redditi.

Bonus ristrutturazioni, detrazione casa al 50%

Anche per il 2019 vale il bonus ristrutturazione. Questo incentivo consentirà come negli anni passati la detrazione del 50% delle spese fino ad un massimo di 96 mila euro, sostenute per ristrutturazioni edilizie. Tra gli interventi ammessi, ristrutturazioni, riparazioni, ripristino di immobile danneggiato, rimozione di barriere architettoniche con installazione di rampe o ascensori. Il bonus è cumulabile con l’Ecobonus, se insieme alla ristrutturazione sono effettuati anche lavori di efficientamento energetico.  Anche in questo caso lo sconto è suddiviso in dieci rate detraibili una all’anno in dichiarazione dei redditi.

Le detrazioni fiscali riguardano non solo i lavori ma anche le spese di progettazione, prestazioni professionali, acquisto materiali e oneri vari. Possono essere richieste non solo dai proprietari ma da tutti i soggetti che sostengono le spese e che abitino la cassa ad esempio a titolo di locatari o in comodato d’uso.

Bonus mobili, detrazioni Irpef per elettrodomestici classe A+

All’acquisto di elettrodomestici ad elevato risparmio energetico, almeno in classe A+, si applica il bonus mobili, che consente la detrazione al 50% delle spese fino ad un massimo di 10 mila euro. La detrazione anche in questo caso è spalmata su dieci anni. Ovviamente il bonus mobili si applica anche all’acquisto di mobilio nuovo, con le stesse condizioni. Il bonus mobili si applica solo in caso l’immobile a cui sia destinato il mobilio sia anche oggetto di ristrutturazione.

Bonus verde, anche nel 2019 detrazioni per i giardini

Tra le detrazioni casa 2019, rinnovato anche il bonus verde: la detrazione è del 36% per il rifacimento delle aree verdi della propria casa o condominio per una spesa massima di 5 mila euro. Anche in questo caso i beneficiari sono coloro che possiedono o abitano l’immobile e sostengono le spese, e potranno rateizzare la detrazione in dieci anni.

DETRAZIONI FISCALI

Le detrazioni per ristrutturazione e risparmio energetico sono cumulabili?

L’ultima legge di Bilancio ha esteso anche per il 2018 le detrazioni per gli interventi di risparmio energetico e di ristrutturazione edilizia. Ma i due bonus sono cumulabili? A rispondere a questa domanda sono gli esperti di FiscoOggi, la rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate.

La detrazione Irpef relativa alle spese sostenute per i lavori di recupero del patrimonio edilizio non è cumulabile con quella spettante per gli interventi di riqualificazione energetica. Nell’ipotesi in cui i lavori eseguiti rientrino nel perimetro applicativo di entrambe le agevolazioni, è possibile beneficiare, per le stesse spese, soltanto di uno dei due bonus, effettuando tutti gli adempimenti specificamente previsti in relazione a ciascuno di essi (circolare n. 36/E del 31 maggio 2007, paragrafo 8, e risoluzione n. 152/E del 5 luglio 2007).

LEGGE DI BILANCIO 2019

Legge di Bilancio 2019, le misure per gli immobili

A un passo dalla fine del 2018 la legge di bilancio 2019 è stata approvata in via definitiva e quindi pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Molte le disposizioni in essa contenute e diverse le misure fiscali per gli immobili. Ecco gli interventi per il settore immobiliare.

Fiscalità delle imprese immobiliari – Per le società esercenti in via effettiva e prevalente attività immobiliare, i limiti e le regole di deducibilità previsti dal Tuir in materia di interessi passivi non si applicano agli interessi relativi ai finanziamenti garantiti da ipoteca su immobili destinati alla locazione.

Deducibilità Imu immobili strumentali – Viene elevata dal 20% al 40% la percentuale di deducibilità dalle imposte sui redditi dell’Imu dovuta sugli immobili strumentali.

Cedolare secca sugli immobili commerciali – Per i contratti di locazione, stipulati nel 2019, relativi a locali commerciali, rientranti nella categoria catastale C/1 (fino a 600 mq di superficie, escluse le pertinenze) è possibile optare per l’ applicazione della cedolare secca ( aliquota 21%).

Estromissione immobili strumentali – La disciplina dell’estromissione agevolata dei beni immobili strumentali viene estesa alle esclusioni dal patrimonio dell’impresa dei beni posseduti al 31 ottobre 2018, effettuate dal 1° gennaio al 31 maggio 2019. I versamenti rateali dell’imposta sostitutiva dell’8% devono essere eseguiti, rispettivamente, entro il 30 novembre 2019 e il 16 giugno 2020.

Detrazioni recupero edilizio, risparmio energetico e acquisto mobili ed elettrodomestici – Anche per il 2019, vengono confermate le dtrazioni fiscali relative alle spese sostenute per gli interventi di efficienza energetica (a seconda dei casi, 50%, 65%, 70%, 75%, 80%, 85%), di recupero edilizio (50%) e per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici (50%).

Bonus verde – Il bonus verde (detrazione Irpef del 36%, nel limite massimo di 5mila euro, per gli interventi di sistemazione a verde) si applica anche nel 2019.

Esenzione Imu comuni terremotati Emilia-Romagna – Nei comuni dell’Emilia-Romagna colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012, l’esenzione Imu è prorogata fino alla definitiva ricostruzione e agibilità dei fabbricati interessati e comunque non oltre il 31 dicembre 2019.

Imu-Tasi per immobili concessi in comodato – La riduzione del 50% della base imponibile dell’Imu e della Tasi prevista per gli immobili concessi in comodato d’uso a parenti in linea retta entro il primo grado che li utilizzano come abitazione principale viene estesa, in caso di morte del comodatario, al coniuge di quest’ultimo in presenza di figli minori.

Acconto cedolare secca – A partire dal 2021 la misura dell’acconto dovuto per la cedolare secca (attualmente pari al 95%) viene innalzata al 100%.

Proroga maggiorazione Tasi – Per il 2019, i Comuni possono continuare a mantenere con espressa deliberazione del Consiglio comunale la stessa maggiorazione Tasi già confermata per gli anni 2016, 2017 e 2018.

UNIRE 2 MUTUI? SI PUO’ FARE!

Unire due mutui: come funziona il consolidamento

Nel caso dei mutui, “due non è meglio di uno”, al contrario di quanto affermava Stefano Accorsi in un inglese decisamente maccheronico in un celebre spot di fine anni Novanta. Per questo, chi ha almeno due mutui a carico può fare ricorso a un prezioso strumento per rendere le pendenze con la sua banca quantomeno più sopportabili.

In gergo giuridico si chiama consolidamento dei debiti e consiste nell’unione di più finanziamenti in un unico prestito. L’obiettivo è quello di ottenere una sola rata, di importo sostenibile, da pagare alla banca anziché due. Ma in quali casi, innanzitutto, una persona sostiene più mutui? Quando, ad esempio, ne accende uno per l’acquisto della prima casa e, più avanti, ne stipula un secondo per la ristrutturazione dell’immobile o per l’acquisto di una seconda casa. Quest’ultimo, chiamato anche mutuo integrativo, è per la verità più un finanziamento, visto che di solito non gode delle agevolazioni fiscali che invece riguardano il mutuo per la prima casa.

Il consolidamento deve essere richiesto a un’unica banca, che si occuperà di ridefinire le condizioni contrattuali delle due pendenze. Con il consolidamento dei debiti i due mutui si estinguono e la loro unione dà vita a un solo finanziamento. Il piano di rientro prevederà una sola rata di importo minore rispetto alla somma delle rate mensili dei due mutui e il piano di ammortamento sarà prolungato di qualche anno. Potrebbero essere applicati tassi di interesse leggermente superiori, ma sicuramente meno onerosi per l’estinzione del debito. Come raccomandano gli esperti del settore, il consolidamento dei debiti è una procedura da attuare ogni qualvolta ci sia la probabilità di diventare inadempienti nei confronti di uno o più debiti.

di Giovanni Marrucci

ECOTASSA 2019

Ecotassa auto 2019, come funziona e chi la paga

Con l’approvazione della legge di Bilancio arriva anche la cosiddetta ecotassa per le auto. Si tratta di una nuova imposta che dovrà pagare chi, a partire dal primo marzo 2019, acquisterà veicoli ritenuti dalla legge particolarmente inquinanti. Ma ecco, nel dettaglio, come funziona e chi la paga.

Ecotassa auto 2019, auto usate

L’ecotassa 2019 verrà applicata alle auto di nuova immatricolazione, considerate particolarmente inquinanti, a partire dal primo marzo 2019 (e fino al 31 dicembre 2021). L’ecotassa, infatti, ha l’obiettivo di disincentivare l’acquisto di veicoli con maggiori emissioni di Co2 in favore di quelli ibridi, macchine elettriche o a metano.

Questo significa che l’ecotassa 2019 sulle auto non si applica sui veicoli già in circolazione, non riguarda quindi auto usate e immatricolate precedentemente all’introduzione della nuova tassa. L’ecotassa 2019 non viene applicata nemmeno per l’acquisto di carri funebri, auto per portatori di handicap, camper e caravan.

Ecotassa auto 2019, chi paga

Vengono considerate particolarmente inquinanti, e quindi pagano l’ecotassa 2019, le auto che emettono 160 grammi di anidride carbonica per chilometro (160 Co2 g/km). Questo comporta che siano esentate dal pagamento dell’ecotassa 2019 le auto utilitarie più comuni. A pagare, però, saranno i Suv e le auto di grande cilindrata.

Eppure, l’ecotassa 2019 non colpirà solamente le auto considerate di lusso, ma anche modelli più comuni come più comuni come Giulietta, Giulia, 500 L, Tipo, Doblò tanto per fare qualche esempio di case automobilistiche italiane.

Ecotassa auto 2019, quanto si paga

I costi per il pagamento dell’ecotassa auto 2019 variano da un minimo di 1.100 a un massimo di 2.500 euro, a seconda di quanto sia inquinante il veicolo. A partire dal primo marzo 2019, quindi, chi compra un’auto considerata inquinante, a seconda dei parametri di riferimento, dovrà pagare un sovrapprezzo di:

  • 1.100 euro per i veicoli che emettono da 161 a 175 Co2 g/km;
  • di 1.600 euro da 176 a 200 Co2 g/km;
  • di 2.000 euro da 201 a 250 Co2 g/km;
  • di 2.500 euro per i veicoli che superano i 250 Co2 g/km.

Ecoincentivi

Tuttavia, gli introiti derivanti dall’ecotassa 2019 sulle auto non finiranno direttamente nelle casse dello Stato ma serviranno a finanziare gli incentivi per l’acquisto di veicoli a bassa emissione di anidride carbonica.

Ad esempio, per chi rottama l’auto e compra un’elettrica nella fascia di emissioni 0-20 grammi/km di Co2 è previsto un contributo di 6.000 euro. Mentre per la fascia di 21-70 grammi/km di Co2, si scende a 2500 euro. Senza rottamazione, si avranno rispettivamente 4.000 o 1.500 euro.

Ma l’ecobonus per le auto elettriche viene declinato anche per le due ruote: 3.000 euro per l’acquisto di un motorino elettrico o ibrido. Il contributo, fino al 30%, è previsto per chi rottama una moto di cilindrata inferiore o superiore ai 50 cc.

CASA ENERGETICA

Come costruire una casa a risparmio energetico

Vivere in una casa energicamente efficiente ha innumerevoli vantaggi che vanno dalla tutela dell’ambiente alla riduzione delle spese elettriche. Senza contare che grazie agli incentivi fiscali, investire nel risparmio energetico è spesso una spesa accessibile. Vediamo quali sono gli interventi più importanti da effettuare sulla nostra nuova casa o su una già esistente per renderla più efficiente secondo.

Gli interventi principali di efficientamento energetico che si possono realizzare sono di due tipi, quelli sull’involucro edilizio e quelli sugli impianti. La resa economica nel tempo dipende dalla zona climatica dove andiamo ad intervenire, dal sistema costruttivo e dal tipo di impianti presenti ma in linea generale le opere che hanno dimostrato essere più efficaci sono: o Cappotto esterno o Coibentazione delle pareti perimetrali internamente o Coibentazione della copertura o Sostituzione degli infissi vetrati o Installazione di collettori solari o Sostituzione della caldaia e installazione di valvole termostatiche

Il cappotto esterno Il cappotto esterno è l’intervento migliore da effettuare nelle abitazioni prive di isolamento e consiste nel rivestire i muri perimetrali della casa con un strato di materiale con buone capacità di coibentazione, successivi strati di protezione e finitura. L’ENEA, autorità nazionale in materia di energia, ha calcolato per il cappotto un costo medio di circa 45-55 euro al mq, ponteggi esclusi,ed un risparmio energetico annuo del 15% al Nord, area montane escluse, e del 30% al Sud, Centro ed isole.

Coibentazione delle pareti perimetrali internamente Se il cappotto non è realizzabile per motivi tecnici o architettonici, l’isolamento delle pareti interne è un’alternativa percorribile, meno costosa anche se meno performante. In questo caso la coibentazione sarà montata dentro la casa, pertanto si avrà anche una riduzione dello spazio interno delle stanze e non si avrà un effetto migliorativo dei ponti termici paragonabile al cappotto esterno. Sempre secondo l’ENEA questo tipo di intervento costa circa3 3-35 euro al mq a fronte di un risparmio energetico del 15-20%, aree di montagna escluse.

Sostituzione degli infissi vetrati Un altro intervento fondamentale per migliorare la prestazione energetica della casa è quello di investire sugli infissi, in particolare sui vetri basso emissivi e sulla tenuta all’aria delle finestre. Il costo medio di un nuovo infisso in linea con i parametri prestazionali di risparmio energetico attuali, completo di vetro termico, è di circa 250-350 euro al mq mentre il risparmio calcolato da ENEA, con la sola sostituzione dei vetri e delle guarnizioni, è di 3-5% al Nord e del 5-10% al Centro, Sud ed isole. Questi valori teorici sul risparmio però non tengono conto degli spifferi delle vecchie finestre: sostituirle elimina anche questo problema.

Installazione di collettori solari Tra gli interventi impiantistici un ottimo investimento, in termini di efficacia e tempo di ritorno, è l’installazione di collettori solari per la produzione di acqua calda sanitaria. La realizzazione di un impianto per una famiglia da quattro persone composto da due pannelli solari di circa 4 mq, bollitore di accumulo e circuito di circolazione costa in media 3000-5000 euro ed abbatte i consumi per l’acqua calda sino al 90% in estate.

Sostituzione della caldaia e installazione di valvole termostatiche Anche la sostituzione della vecchia caldaia a gas con modelli a risparmio energetico, a condensazione o con stufe a pellet permettere di risparmiare molto sulla bolletta. Una caldaia nuova di buona qualità per un’utenza familiare costa in media 2000-3000 euro, inclusa installazione. Installando anche valvole termostatiche su ciascun radiatore, al costo media di circa 150-200 euro cadauno, si otterrà anche un efficace sistema di regolazione del calore per ogni stanza, massimizzando i risparmi.

E per non vanificare gli investimenti… Oltre alle tecnologie più moderne, comunque, un elemento imprescindibile per il risparmio energetico è culturale ed è legato ai nostri atteggiamenti: rispettare la manutenzione periodica degli apparecchi affinché mantengano intatta l’efficienza, adottare comportamenti eco-friendly come come chiudere le finestre con il riscaldamento acceso ed areare naturalmente la casa, sono scelte fondamentali per non vanificare gli investimenti.

IMU E TASI RINCARI?

Imu e Tasi, rischio rincari nel 2019. Gli enti locali potranno aumentare le aliquote Imu e Tasi. Lo sblocco degli aumenti dei tributi locali potrebbe riguardare circa l’80% dei Comuni. Ad essere interessati i proprietari di seconde case, negozi e attività ricettive.

In merito, il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha parlato di una scelta disarmante. E ha sottolineato il fatto che lo sblocco delle aliquote Imu e Tasi può avere ricadute negative sul piano sociale, dal momento che più a rischio sono le abitazioni locate a canone concordato, che scontano aliquote relativamente più basse.

Il blocco delle aliquote sulle imposte locali è arrivato con la legge di Bilancio 2016, che ha impedito a Comuni e Regioni di aumentare tributi e addizionali rispetto ai livelli del 2015. Tale blocco è stato prorogato fino al 31 dicembre 2018, ma con la legge di Bilancio 2019 non ci sono state proroghe. Cosa succederà adesso?

Ad aumentare i tributi locali potrebbero essere soprattutto i Comuni piccoli e medi del Nord, dove lo stop all’aumento delle aliquote è arrivato quando esse erano lontane dai massimi. Situazione diversa al Sud e nelle grandi città. In questi casi, infatti, già si paga il massimo.

In particolare, al Sud i Sindaci hanno sfruttato al massimo il fisco per fronteggiare la situazione critica dei conti; mentre nelle grandi città come Milano, Torino e Roma le aliquote sono già state portate ai livelli massimi.

Si ricorda che le aliquote sono diverse da Comune a Comune e possono variare per l’Imu da un minimo del 4,6 per mille a un massimo del 10,6 per mille; per la Tasi fino a un massimo del 2,5 per mille, alcuni Comuni possono applicare una maggiorazione dello 0,8 per mille. La somma delle aliquote Imu e Tasi non può superare il 10,6 per mille, l’11,4 per mille in caso di applicazione della maggiorazione dello 0,8 per mille.

CONTACALORIE IN CASA

Contabilizzazione del calore, le novità previste dalla normativa

Novità per la contabilizzazione del calore con la Direttiva Ue 2018/2002, che modifica la direttiva 2012/27/Ue sull’efficienza energetica. Secondo quanto previsto, i contatori e i contabilizzatori di calore installati dopo il 25 ottobre 2020 dovranno essere leggibili da remoto. Quelli già installati dovranno essere dotati di tale capacità oppure sostituiti entro il 1° gennaio 2027.

La nuova Direttiva è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 328/210 del 21 dicembre 2018 ed è entrata in vigore il 24 dicembre. Vediamo quanto riportato dagli articoli 9 bis, 9 ter, 9 quater.

Articolo 9 bis

Contabilizzazione per il riscaldamento, il raffreddamento e l’acqua calda per uso domestico

1. Gli Stati membri provvedono affinché i clienti finali di teleriscaldamento, teleraffrescamento e acqua calda per uso domestico ricevano a prezzi concorrenziali contatori che riproducano con precisione il loro consumo effettivo d’energia.

2. Negli edifici alimentati da una fonte centrale di riscaldamento, raffreddamento o acqua calda per uso domestico che alimenta vari edifici oppure allacciati a un sistema di teleriscaldamento o di teleraffrescamento, è installato un contatore in corrispondenza dello scambiatore di calore o del punto di fornitura.

Articolo 9 ter

Ripartizione delle spese in base alle misurazioni e ripartizione dei costi per il riscaldamento, il raffreddamento e l’acqua calda per uso domestico

1. Nei condomini e negli edifici polifunzionali alimentati da una fonte centrale di riscaldamento o di raffreddamento oppure da un sistema di teleriscaldamento o di teleraffrescamento sono installati contatori individuali per misurare il consumo di calore, raffreddamento o acqua calda per uso domestico per ciascuna unità immobiliare, se tecnicamente fattibile ed efficiente in termini di costi in quanto proporzionato rispetto al potenziale risparmio energetico. Se per misurare il consumo di energia termica in ciascuna unità immobiliare l’uso di contatori individuali non è tecnicamente fattibile o non è efficiente in termini di costi, si utilizzano contabilizzatori individuali di calore che misurano il consumo di energia termica in corrispondenza di ciascun radiatore, a meno che lo Stato membro in questione dimostri che la loro installazione non è efficiente in termini di costi. In tali casi possono essere presi in considerazione metodi alternativi efficienti in termini di costi per la contabilizzazione del consumo di energia termica. Ogni Stato membro definisce in modo chiaro e pubblica i criteri generali, le metodologie e/o le procedure volte a determinare la non fattibilità tecnica e inefficienza in termini di costi.

2. Nei condomini nuovi e nelle aree residenziali dei nuovi edifici polifunzionali, dotati di una fonte centrale di riscaldamento per l’acqua calda per uso domestico o alimentati da sistemi di teleriscaldamento, per l’acqua calda per uso domestico sono forniti contatori individuali in deroga al primo comma del paragrafo 1.

3. Se i condomini o gli edifici polifunzionali sono alimentati da sistemi di teleriscaldamento o di teleraffrescamento, ovvero se essi sono alimentati prevalentemente da sistemi propri comuni di riscaldamento o raffreddamento, gli Stati membri fanno in modo di disporre di norme nazionali trasparenti e accessibili al pubblico relative alla ripartizione dei costi di riscaldamento, raffreddamento e acqua calda per uso domestico in tali edifici, al fine di assicurare la trasparenza e l’accuratezza del calcolo del consumo individuale. Se del caso, tali norme comprendono orientamenti sulle modalità di ripartizione dei costi per l’energia utilizzata come segue:

a) l’acqua calda per uso domestico;

b) il calore irradiato dall’impianto dell’edificio e il riscaldamento delle aree comuni, qualora le scale e i corridoi siano dotati di radiatori;

c) per il riscaldamento o il raffreddamento degli appartamenti.

Articolo 9 quater

Obbligo di lettura da remoto

1. Ai fini degli articoli 9 bis e 9 ter, i contatori e i contabilizzatori di calore installati dopo il 25 ottobre 2020 sono leggibili da remoto. Continuano ad applicarsi le condizioni di fattibilità tecnica ed efficienza in termini di costi di cui all’articolo 9 ter, paragrafo 1.

2. Entro il 1° gennaio 2027 si dotano della capacità di lettura da remoto i contatori e i contabilizzatori di calore sprovvisti di tale capacità ma che sono già installati o si sostituiscono con dispositivi leggibili da remoto, salvo laddove lo Stato membro dimostri che ciò non è efficiente in termini di costi.

MAXIEMENDAMENTO? FATTO

Maxiemendamento alla legge di bilancio 2019, cosa cambia.

Il Natale ha portato l’approvazione al Senato della nuova legge di Bilancio 2019, passata all’esame lo scorso 22 dicembre con un maxiemendamento. Si attende ora la terza lettura della Camera prima del via libera definitivo il 31dicembre. Vediamo i punti principali della manovra

Deficit/Pil al 2,04%

La manovra di Bilancio, che entrerà in vigore a partire da gennaio, è stata ritoccata per finanziare l’abbassamento del rapporto deficit/Pil dal 2,4% inizialmente ipotizzato al 2,04%, in presenza di un Pil stimato al’1%. I finanziamenti stanziati per il reddito di cittadinanza, che sarà oggetto di specifico ddl, ammontano a 7,1 miliardi di euro nel 2019, 8 miliardi nel 2020 e 8,3 nel 2021. La riforma delle pensioni, anche questa oggetto di specifico ddl, richiederà invece circa 4 miliardi nel 2019, 8,3 nel 2020, 8,6 nel 2021.

Fisco

  • Tra le principali misure a tema fiscale abbiamo:
  • Confermata la flaz tax per le partite Iva con aliquota agevolata al 15% per ricavi e compensi fino a 65 mila euro. L’aliquota al 15% sarà applicabile anche agli insegnanti che impartiscono lezioni private.
  • Dal 2020, introdotta una nuova imposta sostitutiva per fatturati fino a 100mila euro con una tassazione ordinaria del 20%.
  • Introdotto anche il saldo e stralcio delle cartelle esattoriali: sanabili le cartelle dal 2000 al 2017 con aliquote fiscali agevolate che cambiano in base all’ISEE.
  • Arriva anche la web tax, un’imposta del 3% che si applica alle imprese digitali che fatturino almeno 750 milioni di euro, di cui 5,5 milioni nel territorio italiano.
  • Dal 1 gennaio 2019 parte l’obbligo della fattura elettronica, per i primi sei mesi non sono previste sanzioni.
  • Prorogata la riduzione del canone Rai a 90 euro.
  • Tassa dell’1,5% sul money transfer, per i trasferimenti di denaro verso paesi fuori dell’Unione Europea.
  • Nel 2019 ci sarà solo in Liguria un aumento delle accise sulla benzina di 5 centesimo per litro.

Incentivi

  • Per l’acquisto di auto ecologiche, in particolare elettriche, è previsto un contributo da 1500 a 6mila euro. Introdotta invece l’ecotassa, una imposta che partirà nel marzo 2019 e durerà fino al 2021 per chi acquista auto ad alte emissioni.
  • Prorogato l’Ecobonusper le ristrutturazioni al 50%, quello per l’efficienza energetica aumenta al 65%. Confermate per il 2019 anche le detrazioni per l’acquisto di elettrodomestici e apparecchiature ad alta classe energetica e lo sgravio al 36% per i giardini (Bonus verde).
  • Per le imprese, prorogato l’iperammortamento per gli investimenti in beni e software 4.0. Cambiano però le aliquote. Prorogato anche il credito d’imposta sulla formazione 4.0. Introdotto il voucher manager digitalizzazione per servizi di consulenza sulla trasformazione dell’azienda in chiave 4.0.
  • Ridotto invece il credito d’imposta per spese di ricerca e sviluppo, con l’abbassamento della quota agevolabile dal 50 al 25% e dell’importo massimo, da 20 a 10 milioni per impresa.

Famiglia

  • Maggiore  flessibilità per la maternità, fruibile anche per cinque mesi dopo la nascita del bambino, con cinque giorni di congedo obbligatorio per i papà, che possono poi aggiungerne uno in sostituzione della madre.
  • Bonus bebè prorogato con un aumento del 20% su ogni figlio successivo al primo.
  • Concessione gratuita per 20 anni di terreni alle famiglie in cui nasca il terzo figlio e mutuo a tasso zero fino a 200 mila euro per chi acquisti la prima casa in vicinanza di tali terreni.
  • Raddoppia la detrazione, da 400 a 800 euro, per i figli con disabilità.

Iva

Nessun aumento dell’Iva per il 2019 ma aumento dei parametri della clausola di salvaguardia (che non scatterà necessariamente): dal 2020 l’IVA ridotta che passerebbe dal 10 al 13% e quella ordinaria al 25,2%, per poi salire ulteriormente al 26,5%.

Pensioni

  • Quota 100  non è presente nel testo, poiché sarà previsto uno specifico ddl, ma sono inseriti i fondi a disposizione: inizialmente 6,7 miliardi, diventati poi 3,9 miliardi.
  • Prorogata Opzione Donna, la misura che consente alle lavoratrici di andare in pensione a 57/58 anni d’età e 35 anni di contributi.
  • La rivalutazione delle pensioni al costo della vita rimane invariata per i trattamenti pensionistici fino a tre volte il minimo, mentre per le altre pensioni le aliquote di calcolo si riducono. Si risparmiano così 2,2 miliardi.
  • Tagli fino al 40% per le pensioni d’oro oltre i 100 mila euro lordi annui con cinque aliquote previste.

BILANCIO 2019 TESTO DEFINITIVO

Cosa prevede la legge di Bilancio 2019, le principali misure del testo definitivo

Il testo definitivo della legge di Bilancio 2019 ha ottenuto la tanto attesa approvazione, anche se appare abbastanza modificato rispetto a quello discusso in prima lettura lo scorso 8 dicembre. Tra i provvedimenti più importanti ci sono il blocco dell’Iva e le misure sulle pensioni. Ecco i punti salienti della legge di Bilancio 2019.

Stop aumento Iva

Lo stop agli aumenti Iva (eredità dei governi precedenti) rappresenta la misura più dispendiosa dell’intera legge di Bilancio 2019. Ci sono voluti, infatti, quasi 12,5 miliardi di euro per scongiurare l’innalzamento delle aliquote. Ma la trattativa con Bruxelles e la necessità di recuperare risorse per il futuro appesantisce il peso per il prossimo anno: nel 2020, soltanto per impedire i nuovi aumenti, il governo dovrà trovare oltre 23 miliardi di euro.

Flat tax

È la misura che estende la platea delle partite Iva che possono accedere al regime agevolato. Fermo restando alcune eccezioni, infatti, potranno usufruire di un trattamento fiscale di vantaggio (pagamento del solo 15% di tasse) le partite Iva con ricavi fino a 65mila euro. Prima, il limite era fissato in un intervallo tra 25 e 50mila a seconda del tipo di attività.

La nuova web tax

Completamente nuova, invece, la web tax. Si tratta di un’imposta del 3% che si applica alle imprese digitali che fatturino almeno 750 milioni di euro, di cui 5,5 milioni nel territorio italiano. È una tassa fatta “su misura” per i colossi del digitale come Google e Facebook ad esempio che grazie alle loro complesse strutture societarie riescono a fare figurare gran parte dei loro ricavi e dei loro profitti in società domiciliate in Paesi con fiscalità molto vantaggiose.

Pensioni

Non è presente nel testo definitivo della legge di Bilancio 2019 la tanto dibattuta quota 100, per inserirla è previsto uno specifico ddl, ma sono inseriti i fondi a disposizione: inizialmente 6,7 miliardi, diventati poi 3,9 miliardi.

È già legge, invece, il taglio alle cosiddette pensioni d’oro. Il contributo sarà del 15% per i redditi tra 100.000 e 130.000 euro e andrà a salire fino ad arrivare al 40% per quelli superiori a 500.000 euro con un prelievo del 25% per i redditi tra 130.001 e 200.000 euro, del 30% per i redditi tra 200.001 e 350.000 euro e del 35% per i redditi tra 350.001 e 500.000 euro.

Previsto anche un taglio per le rivalutazioni degli assegni di poco superiori a 1500 euro. Sostanzialmente, si percepirà di più ma l’incremento sarà inferiore a quanto atteso, più o meno da 70 euro lordi annui per una pensione di 2537 euro mensili (sempre lordi) ad un massimo di 483 euro annui per assegni di 8119 euro. Considerando le cifre nette, per una pensione mensile di circa 2500 euro, il mancato aumento è di circa 14 euro al mese.

Saldo e stralcio delle cartelle

Confermato il condono fiscale per chi si trova in difficoltà economica (con un Isee entro i 20mila euro), è il cosiddetto saldo e stralcio.Si riferisce alle cartelle tra il 2000 e il 2017 e prevede l’estinzione dei debiti per omessi versamenti di tasse e contributi pagando il 16% con Isee non superiore a 8.500 euro, il 20% con Isee fino a 12.500 euro e il 35% con Isee fino a 20mila euro. Il debito può essere pagato senza sanzioni e interessi, in un’unica soluzione, entro il 30 novembre del 2019 oppure in 5 rate con importi diversi rispetto alla prima versione.

Misure per le auto

Vengono introdotti sconti fino a 6000 euro per chi acquisterà veicoli elettrici o ibridi e per chi rottamerà un veicolo tradizionale. Allo stesso tempo si prevede una nuova tassa di immatricolazione destinata però solo ai veicoli più inquinanti, dai 1100 ai 2500 euro.

Raddoppio Ires per enti no profit

Questa misura stabilisce la cancellazione dell’agevolazione dell’Ires al 12% (anziché al 24%) per gli enti no profit. Il vice premier Luigi Di Maio, però, ha già promesso che la norma verrà corretta al primo provvedimento utile.

Misure per la famiglia

Cambiano le regole per l’accesso alla maternità: ora le lavoratrici, su richiesta, potranno decidere di lavorare fino al nono mese, usufruendo del periodo di stop dal lavoro per intero dopo il parto. Sale poi da 4 a 5 il numero di giorni di congedo obbligatorio per i padri. Incrementata infine da 1000 a 1500 euro la dote per il bonus asilo nido.

PIGNORAMENTO IMMOBILIARE

Pignoramento immobiliare, la procedura con le nuove norme

Con il pignoramento vengono bloccati i beni del debitore, in modo che siano finalizzati in via esclusiva al soddisfacimento delle pretese del creditore. Il pignoramento impone un vincolo giuridico sui beni mobili e immobili. Vediamo qual è la procedura per il pignoramento immobiliare secondo le nuove norme.

Il decreto legge n. 135 del 14 dicembre 2018 ha apportato alcune modifiche, a partire dalla conversione del pignoramento. Essa permette al debitore di trasformare il pignoramento, sostituendo ai beni (mobili o immobili) pignorati una somma di denaro che sia comprensiva del proprio debito maggiorato degli interessi e di tutte le spese di procedura che il creditore ha dovuto anticipare. Secondo quanto previsto dalla legge, insieme all’istanza di conversione del pignoramento il debitore deve depositare una somma di denaro non inferiore a un quinto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento. In base alle nuove norme sul pignoramento (decreto legge n. 135 del 14 dicembre 2018), la quota che deve essere versata contestualmente alla richiesta di conversione passa da un quinto a un sesto.

Ma sono state previste ulteriori modifiche. Una volta che il giudice ha fissato la cifra totale da versare in sostituzione del pignoramento, il versamento deve essere effettuato entro trenta giorni. Quando le cose pignorate sono costituite da beni immobili o da cose mobili, se ricorrono giustificati motivi il giudice può disporre che il debitore paghi a rate: la precedente normativa prevedeva massimo 36 mesi (con l’aggiunta degli interessi), la nuova legge prevede un massimo di 48 mesi. Ma non solo. Per l’ipotesi di ritardo nel pagamento anche di una sola rata, la precedente normativa prevedeva una tolleranza di 15 giorni, adesso il termine è stato aumentato a 30 giorni, decorso il quale la rateizzazione salta e si passa alla vendita forzata dei beni pignorati.

Le nuove norme sul pignoramento modificano anche l’articolo del codice di procedura civile (art. 560 cod. proc. civ.) che disciplina la custodia dell’immobile pignorato e il suo rilascio a favore del creditore assegnatario o dell’acquirente. Secondo la nuova legge, vengono favoriti i debitori, i cui beni siano stati pignorati, che vantano crediti nei confronti della pubblica amministrazione.

Nel dettaglio, quando la procedura esecutiva ha ad oggetto un bene immobile, questo dovrà essere lasciato libero dal debitore che ne era proprietario. Secondo quanto disposto dalla legge, quando nell’immobile si trovano beni mobili che non devono essere consegnati ovvero documenti inerenti allo svolgimento di attività imprenditoriale o professionale, è necessario intimare al debitore tenuto al rilascio di portarli via entro un termine non inferiore a 30 giorni. In base alle nuove norme sul pignoramento, se il debitore che deve rilasciare l’immobile prova di essere titolare di crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni per un ammontare almeno pari al suo debito, il giudice, con il decreto di trasferimento del bene espropriato, deve disporre il rilascio dell’immobile pignorato per una data compresa tra il sessantesimo e novantesimo giorno successivo.

Le nuove norme sul pignoramento, inoltre, impongono al creditore uno specifico onere di precisazione delle somme a lui dovute. Secondo la nuova legge, i creditori devono precisare il proprio credito entro e non oltre 30 giorni prima dell’udienza nella quale il giudice sente le parti per prendere le opportune decisioni sulla vendita forzata. La precisazione deve avvenire con atto sottoscritto personalmente dal creditore, notificato al debitore e depositato in tribunale. Nell’atto deve essere indicato l’ammontare del credito, comprensivo degli interessi maturati, in corso di maturazione e delle spese sostenute fino all’udienza.

Ma quanto devono essere applicate le nuove regole? Il decreto che introduce nuove norme sul pignoramento non si applica alle esecuzioni iniziate anteriormente alla data di entrata in vigore della legge di conversione. Per le esecuzioni anteriori, quanto a conversione del pignoramento, rilascio dell’immobile espropriato e oneri formali di precisazioni del credito, valgono le regole pregresse.

REDDITO DI CITTADINANZA

Reddito di cittadinanza, cos’è il navigator presentato da Di Maio

Italiani, popolo (anche) di disoccupati e navigator. Almeno in riferimento al tanto dibattuto reddito di cittadinanza che, da ieri, aggiunge nuovi dettagli all’impianto che dovrebbe regolarlo.

Il vicepremier Di Maio, infatti, ha presentato a Porta a Porta la figura che dovrà incaricarsi di formare coloro che, in attesa di trovare lavoro, percepiranno l’ormai famigerato reddito di cittadinanza. Ma vediamo chi è e cosa farà il navigator.

Il navigator, in buona sostanza, svolgerà le funzioni di un tutor e seguirà il percorso di formazione dei disoccupati che hanno maturato il diritto a percepire il reddito di cittadinanza.

Di Maio ha anche detto che i navigator verranno assunti tramite una selezione: “Il navigator fa parte del programma di assunzioni che faremo – ha spiegato il vicepremier – li selezioniamo con un colloquio per trovare altre persone con alto profilo per seguire i giovani che hanno perso il lavoro”.

Mentre non si sa ancora assolutamente nulla per quanto riguarda il numero delle assunzioni. Nessun accenno nemmeno allo stipendio che percepiranno i navigator: “L’importante è che la persona che orienta il disoccupato venga pagato in base al numero delle persone orientate”, ha aggiunto Di Maio sempre a Porta a Porta.

In buona sostanza, l’obiettivo è quello di mettere in condizione le aziende di assumere un lavoratore già formato, ottimizzando al massimo i tempi di inserimento. Anche se, sulle modalità con cui il navigator seguirà il titolare di reddito di cittadinanza, non c’è ancora molta chiarezza: “La formazione – ha dichiarato Di Maio – non necessariamente deve essere avvenire nei centri per l’impiego; ma anche in un centro privato, in una azienda”.

COSTRUIRE CASA

Quanto costa costruire una casa da zero

Per chi aspira alla massima libertà, compositiva e costruttiva (e ha la pazienza e la creatività necessarie) l’investimento vincente è partire da zero e costruire la propria casa scegliendo il luogo, le tecnologia, i materiali e lo stile. Le spese da affrontare sono di varie tipologie ed è un po’ più complicato, rispetto a una ristrutturazione, prevederle tutte. Per chi volesse costruire una casa è utile provare a calcolarle insieme.

Consideriamo ad esempio una casa indipendente con giardino, nella prima periferia di una cittadina di medie dimensioni, a un piano fuori terra, di superficie lorda pari a 100 metri quadrati, adatta a una coppia con due figli. I principali costi da affrontare sono: l’acquisto del terreno, il costo di edificazione comprensivo del guadagno del costruttore, oneri e contributi da pagare al Comune, spese tecniche, eventuali interessi passivi per il mutuo.

L’ acquisto del terreno  prima di tutto occorre, se non disponete già di un’area idonea, comprare un terreno edificabile che permetta la costruzione del volume necessario alle esigenze familiari. Il costo varia molto a seconda del Comune, della posizione rispetto al centro, della vicinanza ai servizi e agli allacci, della disponibilità di aree simili nei dintorni e della panoramicità del sito. Solitamente incide per circa il 20-30% del valore finito della casa e nel nostro caso, considerate le quotazioni immobiliari OMI, è stimabile in: Nord – 600 €/m² Centro – 650 €/m² Sud – 480 €/m²

I lavori di costruzione Il costo per la realizzazione della villetta dipende in particolare dalla tecnologia costruttiva prescelta, dall’accessibilità al cantiere, dalla qualità delle finiture, dal numero e dalla tipologia degli impianti tecnologici da installare, dal profitto che la ditta vuole ricavare. Considerando una qualità standard per la casa di esempio possiamo assumere i seguenti valori: Nord – 1.200 €/m² Centro – 1.300 €/m² Sud – 950 €/m

I contributi per il Comune Per il rilascio del Permesso di Costruire ogni Comune richiede il pagamento degli Oneri di Urbanizzazione e di un Contributo di Costruzione; questi importi variano da comune a comune e potete verificarli sul sito dell’Ente. Indicativamente possiamo considerare per il nostro conteggio: Nord, Centro, Sud – 140 €/m² Le spese tecniche Dopo aver acquistato il terreno occorre anche incaricare un tecnico abilitato della redazione del progetto da presentare presso il Comune ed il Genio Civile per l’ottenimento del necessario Permesso di Costruzione. Il costo medio di un progetto oscilla tra l’8% ed il 12% del costo dei lavori ed ha maggiore incidenza, a causa delle spese fisse, sulle costruzioni più piccole. Per il nostro esempio prendiamo per semplicità il 10% ricavando: Nord – 120 €/m² Centro – 130 €/m² Sud – 95 €/m²

Gli interessi passivi Infine, se per costruire la vostra casa dovete accendere un muto decennale, è bene considerare anche le spese per gli interessi passivi che gravano sul valore della casa finita per circa il 2-4%. Consideriamo quindi i seguenti valori: Nord – 60 €/m² Centro – 70 €/m² Sud – 50 €/m²

In sintesi Sommando tutti i principali costi che abbiamo analizzato una nuova casa indipendente, di circa 100 metri quadrati lordi, per quattro persone, costruita ex novo nella periferia di una cittadina italiana di medie dimensioni avrà un valore finito variabile tra 1.700 e 2.300 euro al metro quadrato. Nello specifico: Nord – 2.100 €/m² Centro – 2.300 €/m² Sud – 1.700 €/m² Questi sono valori indicativi e di larga massima, utili per farsi un’idea dei costi per la costruzione da zero di una abitazione indipendente ma non possono sostituire né una stima puntuale né un preventivo specifico.

Infine non dimenticate che la massima libertà di scelte nelle nuove costruzioni richiede, oltre alle spese, tutta la vostra concentrazione e creatività, ma sarete ripagati perché ideare da zero la propria abitazione è un’esperienza favolosa.