Archivia Luglio 2019

Agevolazione prima casa, anche i muri nel calcolo della superficie utile

Con la sentenza numero 19186/2019, la Cassazione ha fatto luce sulla superficie utile per poter usufruire dell’agevolazione prima casa. Vediamo quanto spiegato.

La Corte di Cassazione ha spiegato che non spettano le agevolazioni prima casa quando la superficie dell’abitazione è superiore a 240 metri quadri e nel calcolo rientra tutta la superficie ritenuta utile, tenuto conto anche delle murature, interne ed esterne, e delle finestre. Ciò in quanto la superficie utile deve essere quantificata guardando alla utilizzabilità degli ambienti e non alla loro effettiva abitabilità, costituendo quest’ultimo un mero parametro idoneo ad esprimere il carattere lussuoso di una abitazione.

Ma vediamo la vicenda. L’Agenzia delle Entrate aveva emesso un avviso di liquidazione e irrogazione di sanzioni. In particolare, l’atto aveva ad oggetto la maggior imposta di registro, ipotecaria e catastale relativa ad un atto di compravendita e conseguente alla decadenza delle agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa, trattandosi di abitazione che l’Ufficio qualificava di lusso in quanto di superficie eccedente i 240 mq.

Contro tale atto il contribuente aveva presentato ricorso. La Commissione Tributaria Provinciale e poi quella Regionale hanno accolto il ricorso del contribuente, ritenendo fondata ed assorbente la censura di decadenza dell’azione di riscossione. Ma l’Amministrazione finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione lamentando violazione e falsa applicazione dell’articolo 1, parte I, della Tariffa del d.P.R. n. 131/1986, avendo la Ctr escluso dal calcolo della superficie utile, necessari per individuare un’abitazione di lusso “le murature portanti e divisorie, nonché gli squinci delle finestre” che, se inserite nel calcolo, avrebbero portato a superare il limite massimo di 240 mq, facendo così rientrare l’appartamento nella categoria di lusso, con conseguente inapplicabilità dell’agevolazione fiscale. Secondo l’Ufficio, infatti, ai fini dell’applicazione delle agevolazioni prima casa, è necessario conteggiare anche i muri perimetrali ed interni.

La Cassazione ha ritenuto fondata la tesi della Parte pubblica affermando che, per godere del beneficio in parola, affinché un’abitazione possa essere considerata “di lusso” bisogna far riferimento alla definizione di “superficie” contenuta nell’art. 6 del d.m. Lavori Pubblici 2 agosto 1969, n. 1072, che considera rilevante “la sola utilizzabilità e non anche l’effettiva abitabilità degli ambienti”. Ad assumere rilievo è la marcata potenzialità abitativa dell’immobile “e, più precisamente, l’idoneità di fatto degli ambienti allo svolgimento di attività proprie della vita quotidiana”.

Ribadendo la linea tenuta con la sentenza numero 21287 del 2013, la Corte di Cassazione ha affermato che l’art. 6 del richiamato DM n. 1072 del 1969 va interpretato nel senso di dover includere nel dato quantitativo globale della superficie dell’immobile indicata nell’atto di acquisto anche i muri perimetrali e quelli divisori, le soglie di passaggio da un vano all’altro, le nicchie, gli sguinci di porte e finestre. Restano esclusi dal calcolo dunque “i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine e non l’intera superficie non calpestatile”.

Affittare casa agli studenti, quale contratto conviene stipulare?

Affittare casa a studenti (anche stranieri), a giudicare dal giro d’affari che muove da Roma a Milano, passando per Torino, conviene. Ma vediamo qual è il contratto più indicato.

E proprio questo, con l’anno accademico prossimo a iniziare tra settembre e ottobre, è il momento in cui gli studenti fuori sede iniziano a cercare una casa nelle principali città universitarie. Per chi ha un appartamento sfitto, quindi, potrebbe essere un’opzione interessante affittare casa a studenti. Ma come?

La legge, per questo caso specifico, prevede una tipologia contrattuale ad hoc: il contratto transitorio per studenti universitari (Legge 9 dicembre 1998, n. 431, articolo 5, comma 3). Tendenzialmente, questo tipo di contratto conviene sia al proprietario, perché prevede particolari agevolazioni sulla tassazione, sia all’inquilino, che gode della detrazione dei canoni d’affitto corrisposti e potrà risparmiare fino a un massimo di 500 euro.

Il contratto transitorio per studenti universitari prevede una durata minima di 6 mesi e massima di 3 anni, con rinnovo automatico per lo stesso periodo alla prima scadenza. Per poter stipulare questo tipo di contratto, però, sono necessari alcuni requisiti:

  • lo studente dovrà risultare residente in un Comune diverso rispetto a quello in cui il proprietario possiede l’immobile da dare in affitto;
  • la residenza dello studente (locatario) dovrà essere esplicitamente indicata nel contratto di locazione transitorio;
  • il Comune in cui si affitta la casa dovrà essere sede di un’università o sedi distaccate.

Nel rispetto delle indicazioni è possibile scaricare e utilizzare il modello di contratto predisposto proprio per l’affitto a studenti che, si ricorda, una volta compilato dovrà essere registrato all’Agenzia delle Entrate entro il termine di 30 giorni dalla stipula.

Tra gli svantaggi del transitorio per studenti universitari, per i proprietari di casa, vanno sottolineati i vincoli per la fissazione del costo d’affitto, il canone mensile non può essere scelto liberamente, ma viene stabilito in base agli accordi stipulati da organizzazioni sindacali, università e associazioni degli studenti, entro specifici limiti minimi e massimi.

Tra i vantaggi, invece, va sottolineata la possibilità di accedere alla tassazione agevolata per la cedolare secca al 10%. Ma non è l’unico vantaggio, eccone altri due:

  • il reddito imponibile dei fabbricati locati è ulteriormente ridotto del 30% a condizione però che nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui si intende usufruire della agevolazione in oggetto vengano indicati gli estremi di registrazione del contratto di locazione, l’anno di presentazione della dichiarazione IMU, il Comune in cui è ubicato l’immobile;
  • in merito ad Imu e Tasi, l’aliquota stabilita dal Comune è ridotta del 75%.

Mercato immobiliare 2019, tutti i trend secondo Nomisma

Contesto economico fragile, ma il mercato immobiliare può farcela. È ciò che emerge dall’Osservatorio Immobiliare 2019 di Nomisma.

Variazione semestrale dei prezzi nelle 13 grandi città in percentuale

Transazioni immobiliari 2018

Transazioni e indicatori economici del comparto, secondo l’Osservatorio, sono in miglioramento. Tale dinamica sembra essere determinata non solo dall’incremento delle compravendite, ma anche dalla contrazione di tempi di vendita e sconti praticati e – per la prima volta – dalla timida risalita dei valori delle abitazioni usate (+0,2% in media su base semestrale). Secondo l’istituto bolognese è proprio l’inversione di tendenza dei prezzi a rappresentare un elemento di potenziale irrobustimento della congiuntura favorevole che ha caratterizzato il mercato negli ultimi anni.

A consuntivo 2018 il mercato immobiliare italiano ha fatto registrare 691 mila compravendite e la componente abitativa incide per l’84% del totale (dati del Consiglio Nazionale del Notariato).

Gli italiani e la casa, si compra soprattutto per abitare

Ad acquistare un immobile residenziale sono prima di tutto soggetti nella fascia d’età compresa tra i 18 e 35 anni (29,4% del totale). Nel 2018, su 572.732 abitazioni compravendute è stata chiesta l’agevolazione per la prima casa per 367.209 immobili. Un dato che conferma il trend secondo cui in Italia ben oltre la metà delle abitazioni viene acquistata per essere destinata ad abitazione principale.

La tendenza espansiva del mercato residenziale, in atto dal 2014, si conferma anche nei primi tre mesi del 2019 con una variazione tendenziale delle quantità scambiate pari al +8,8%, leggermente inferiore a quella registrata nel trimestre precedente (+9,3%). A trainare la crescita sono stati principalmente i comuni capoluogo del Nord-Est Italia. Analizzando i tagli dimensionali delle abitazioni interessate dalla vendita, si evince come le soluzioni di piccole dimensioni (al di sotto degli 85 metri quadrati, con un’accentuazione maggiore per quelli inferiori ai 50 mq) siano quelle ad aver fatto registrare il maggiore dinamismo. Si tratta di soluzioni che rispondono ad un nuovo modello di famiglia legato alla mobilità professionale e al frazionamento dei nuclei.

Mercato immobiliare a Milano e Roma

Considerando il numero di compravendite residenziali relative alle otto principali città italiane si evincono dinamiche differenti: i due mercati dimensionalmente più significativi, Roma e Milano, hanno incrementato i volumi di compravendita in modo rilevante (tasso superiore all’11%); Bologna e Genova hanno avuto i tassi di espansione più elevati (+15,2% e +12,9%); per quanto riguarda le altre quattro città analizzate, Torino e Palermo presentano variazioni più contenute (entrambe +2%) mentre in due casi – Firenze e Napoli – il segno è negativo (-5,2% e -1,3%).

Prezzi degli immobili sempre vantaggiosi

Sul fronte dei prezzi, a partire dal 2007 i valori si sono mantenuti in territorio negativo, con il punto di massima intensità della flessione toccato nel 2013. Da quella data si è assistito ad una contrazione progressiva dei tassi di variazione dei prezzi fino ad arrivare al primo semestre dell’anno in corso quando la variazione semestrale è risultata essere positiva per la prima volta (+0,2%). Si mantiene invece negativa, anche se di intensità minore rispetto allo scorso semestre, la variazione dei prezzi di negozi (-0,3%) e uffici (-0,5%). Analoga tendenza sul fronte dei canoni di locazione, con variazioni semestrali positive nel segmento abitativo (+0,3%) ed una accentuazione positiva nel non residenziale con invarianza dei canoni per uffici e negozi (-0,1% sul semestre).

Tempi di vendita delle abitazioni

Considerando i tempi medi di vendita delle abitazioni, ci sono mercati che presentano tempi di assorbimento piuttosto dilatati, in particolare quelli di Catania, Roma e Venezia Terraferma, mentre sono Milano, Napoli e Venezia Laguna le città che mediamente hanno tempi di assorbimento meno dilatati. In media, nei primi sei mesi del 2019 per vendere e affittare un immobile residenziale sono stati necessari rispettivamente 6,2 e 2,9 mesi. Nel segmento della locazione sono Bologna e Milano a vantare i tempi più contenuti per arrivare alla definizione contrattuale (1,8 mesi).

Previsioni per il mercato immobiliare 2019

Seppure in un contesto meno favorevole, il settore immobiliare sembra mantenere intatta la vigoria dimostrata negli ultimi anni. Per Nomisma, il rischio di un nuovo ripiegamento non può dirsi del tutto scongiurato, soprattutto se la prospettiva economica del prossimo biennio dovesse confermarsi debole come paventato. In tale quadro, il contenimento delle tensioni finanziarie rappresenta un elemento imprescindibile per il ripristino di un clima di fiducia idoneo a favorire investimenti nel settore immobiliare, evitando implicazioni sistemiche che avrebbero come effetto un nuovo inaridimento del canale creditizio e la conseguente penalizzazione del massiccio fabbisogno dipendente da esso.

Controlli Enea sulle detrazioni per l’ecobonus, in Gazzetta il decreto

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 settembre il decreto del Ministero dello Sviluppo economico che definisce le modalità e le procedure utilizzate dall’Enea per controllare la sussistenza dei requisiti necessari alla fruzione dell’ecobonus. 

Al via, quindi, i controlli necessari per verificare che i contribuenti che abbiano fatto domanda per usufruire delle detrazioni del 50 e del 65% siano in possesso dei requisiti. L’articolo 2 del decreto prevede che, entro il 30 giugno di ciascun anno, l’Enea sottoponga alla Direzione generale per il mercato elettronico, le rinnovabili e l’efficienza energetica, il nucleare del Ministero dello Sviluppo economico, un programma di controlli a campione sugli interventi conclusi entro il 31 dicembre dell’anno precedente.

Il campione è definito nel limite massimo dello 0,5% delle istanze e per i controlli è stanziata a favore dell’Enea una somma di 500mila euro per l’anno 2017 e di 1 milione di eur per ciascuno degli anni dal 2018 al 2021. Le richieste su cui effettuare i controlli sono quelle che soddisfano uno o più dei seguenti criteri.

  • istanze relative agli interventi che hanno diritto a una maggiore aliquota;
  • istanze che presentano la spesa più elevata;
  • istanze che presentano criticità in relazione ai requisiti di accesso alla detrazione fiscale ed ai massimali dei costi unitari

Secondo quanto stabilito dall’articolo 3 del provvedimento, l’Enea deve comunicare al beneficiario della detrazione, o nel caso di interventi effettuati sulle parti comunali condominiali, all’amministratore di condominio, l’avvio della procedura di controllo, mediante una lettera raccomandata a/r o mediante posta elettronica certificata.

Entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione, il soggetto beneficiario della detrazione ovvero l’amministratore per conto del condominio soggetto a verifica, deve trasmettere a mezzo posta elettronica certificata all’indirizzo enea@cert.enea.it in formato PDF, la documentazione prevista dal decreto. 

La documentazione e’ sottoscritta digitalmente da un tecnico abilitato, nei casi in cui e’ prevista l’asseverazione circa il rispetto dei requisiti tecnici, o, negli altri casi, dall’amministratore per gli interventi sulle parti comuni o dallo stesso soggetto interessato per gli interventi sulle singole unita’ immobiliari.

Nel caso di interventi che interessino gli impianti, dovranno essere trasmesse, inoltre, le copie della dichiarazione di conformita’ rilasciata dall’installatore ai sensi del decreto ministeriale n. 37/2008 e, se pertinente, del libretto di impianto secondo il modello pubblicato con il decreto ministeriale 10 febbraio 2014.

Dismissione immobili pubblici, come funziona l’asta online

Il Demanio ha pubblicato i bandi di gara per la dismissione di 93 immobili pubblici. Vediamo come funzionerà l’asta telematica gestita dal Consiglio Nazionale del Notariato.

Tra i beni sparsi per tutta Italia (scopri la lista completa), compaiono anche alcune occasioni che potrebbero ingolosire i potenziali acquirenti. Tra le altre ci sono case cantoniere proposte in Umbria, un complesso immobiliare nel centro storico di Ascoli Piceno nelle Marche e l’ex convento nel centro di Sulmona in Abruzzo.

Nei bandi compare anche un complesso industriale dismesso in Molise, nel Lazio un bell’appartamento in zona centrale a Roma e in Campania, a Caserta, un’ex caserma immersa nel verde. In vendita anche un faro sulla costa ionica della Calabria e terreni edificabili in Sicilia.

I beni individuati dall’Agenzia del Demanio, inseriti nel piano di dismissione di immobili pubblici, saranno ceduti attraverso la Rete Aste Notarili (RAN), il sistema informatico realizzato dal Consiglio Nazionale del Notariato per la gestione delle aste telematiche.

Attraverso il collegamento dagli studi notarili su tutto il territorio italiano è possibile per gli interessati partecipare alle aste via web, potendo effettuare i rilanci anche a centinaia di km dall’immobile, abbattendo le barriere territoriali con la garanzia e sicurezza del notaio.

La Rete Aste Notarili (RAN) si caratterizza per:

  • sicurezza eliminando il rischio turbative e di clonazioni; tracciabilità degli atti e dei soggetti che partecipano alla procedura e applicazione normativa antiriciclaggio;
  • accessibilità dei cittadini che possono partecipare attraverso gli studi notarili dislocati sull’intero territorio;
  • trasparenza in quanto gli attori del sistema assistono, in tempo reale, a tutti gli eventi;
  • orientamento dei cittadini che possono richiedere ai notai informazioni giuridiche, fiscali o pratiche.

Come si partecipa ad una asta telematica notarile? Una persona interessata all’acquisto di un immobile non dovrà più recarsi presso il professionista presso il quale si tiene l’asta, ma potrà andare in qualsiasi studio notarile aderente alla RAN per depositare la cauzione e fare le offerte.

Successivamente, nel giorno e nell’ora stabiliti dal bando, il cittadino si recherà presso lo studio del notaio al quale ha presentato l’offerta. Durante la sessione d’asta, che si svolgerà via web collegando tra loro tutti i notai, il notaio avrà cura di comunicare a tutti i partecipanti presenti, le offerte provenienti da tutta Italia, in modo tale che ognuno abbia la consapevolezza di come l’asta si sta svolgendo, e fare offerte, se lo ritiene.

Decreto crescita 2019, tutte le misure per la casa

 

L’approvazione del decreto crescita 2019 introduce importanti novità anche per il mondo immobiliare. Tra i principali interventi, ci sono misure che riguardano il mutuo per l’acquisto di una prima casa o per la ristrutturazione, ma non solo. Scopriamo insieme tutti i dettagli e i bonus di cui si potrà usufruire.

  • Decreto crescita, mutuo prima casa
  • Decreto crescita, novità per Imu e Tasi
  • I bonus casa del decreto crescita 2019
  • Decreto crescita 2019, canone concordato
  • Cosa cambia per la cedolare secca
  • Novità per affitti brevi nel decreto crescita
  • Detrazioni per acquisto immobili ristrutturati

Decreto crescita, mutuo prima casa

Non si tratta di una novità assoluta, ma il decreto crescita 2019 ha rifinanziato il Fondo di Garanzia prima casa Consap, al quale possono accedere i cittadini che hanno la liquidità necessaria per acquistare l’abitazione principale. Da quest’anno, il Fondo di Garanzia non è più specificamente dedicato agli under 35, ma in generale all’acquisto di un immobile, anche dal costruttore, da adibire ad abitazione principale, purché non si tratti di un immobile di lusso.

Decreto crescita, novità per Imu e Tasi

Il decreto crescita 2019 interviene anche con alcune modifiche alla dichiarazione Imu e Tasi che non dovrà più essere presentata al 30 settembre, ma al 31 dicembre. Inoltre, è prevista l’esenzione Tasi per gli immobili costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita.

Novità, poi, anche per quanto riguarda la deducibilità dell’Imu sugli immobili strumentali, come i capannoni. L’articolo 2 del decreto crescita prevede infatti un incremento graduale della deducibilità Imu dovuta sui beni strumentali a partire dal 50% del 2019 fino al 100% del 2023.

I bonus casa del decreto crescita 2019

Tra le misure per la casa introdotte dal decreto crescita, ci sono anche sgravi fiscali che riguardano l’ecobonus e il sismabonus. Ma non solo, perché sono previste agevolazioni anche per chi decide di installare un impianto di climatizzazione (il cosiddetto bonus condizionatori) o per chi decide di cambiare gli infissi per ottenere un miglioramento termico dell’edificio.

Decreto crescita 2019, canone concordato

Un articolo (19 bis) del decreto crescita, in tema di casa, afferma che la proroga del contratto di locazione a canone concordato è biennale, affermando di fatto che l’omessa rinuncia al rinnovo allunga il contratto di locazione a canone concordato.

Cosa cambia per la cedolare secca

Mentre per quanto riguarda la cedolare secca, il decreto crescita ha cancellato le multe previste per la tardiva o omessa comunicazione della proroga del contratto di affitto di casa con il regime agevolato. La mancata proroga della cedolare secca non comporta più le sanzioni previste dall’articolo 3 del Dlgs 23/2011.

Novità per affitti brevi nel decreto crescita

Con il decreto crescita viene introdotta un’importante novità che riguarda gli affitti brevi. Si tratta del codice identificativo per gli affitti brevi, che dovrà essere abbinato a qualsiasi annuncio online per permettere all’Agenzia delle Entrate di verificare la tipologia di struttura, le caratteristiche dell’immobile e del proprietario della casa vacanze.

Detrazioni per acquisto immobili ristrutturati

Chi nel corso del 2019 acquista un immobile ristrutturato da un’impresa costruttrice ha diritto a una detrazione fiscale. L’agevolazione consiste in una detrazione Irpef del 50% e spetta su un importo massimo di spesa di 96mila euro.

Pignoramento di una casa con mutuo in corso: le cose da sapere

Cosa succede se una persona sta pagando un mutuo casa e contemporaneamente non riesce ad onorare un altro debito? La casa può essere pignorata? Vediamolo insieme.

Esecuzione forzata su una casa con mutuo

In teoria, l’esistenza di una ipoteca sulla casa accesa da un istituto di credito erogatore del mutuo può essere un disincentivo per altri creditori a rivalersi proprio sulla casa nell’eventualità in cui la persona abbia altri debiti non pagati. Tuttavia possono esserci dei casi in cui l’esecuzione forzata può ricadere su una casa con mutuo in corso.

Più ipoteche sullo stesso immobile, prassi lecita

Nulla infatti vieta che sullo stesso bene possano essere accese più ipoteche da parte di creditori diversi. A quel punto è una questione di priorità tra i vari creditori, ipotecari e non. Se la casa viene venduta all’asta, il primo ad avere diritto di vedersi soddisfatto sarà colui che ha iscritto per primo l’ipoteca; il rimanente verrà suddiviso tra gli altri creditori, sempre in ordine di priorità, con il rischio che per gli ultimi non resti nulla. A quel punto, altri beni del debitore saranno aggrediti dal creditore. Ne consegue che iscrivere più ipoteche sullo stesso immobile conviene solo se il creditore di primo grado vanta un credito molto inferiore al valore dell’immobile, o meglio al suo prezzo in una possibile asta.

Immobile con più ipoteche, il primo creditore ha la precedenza

Il pignoramento di una casa con mutuo in corso quindi è possibile, ma opportuni calcoli vanno fatti per stabilirne l’effettiva convenienza: se il valore dell’immobile non dovesse essere sufficiente a soddisfare tutti i creditori, si deve aprire necessariamente la via dell’aggressione ad altri beni.

A quanti anni si va in pensione con le leggi attuali?

Recentemente la Cgil ha lanciato l’allarme sull’età a partire dalla quale sarà possibile andare in pensione per i quarantenni di oggi. Vediamo le cifre e quanti anni ci vorranno.

Chi attualmente sta lavorando, e ha 40 anni di età, verosimilmente non riuscirà ad andare in pensione prima del compimento dei 73 anni. E l’assegno pensionistico potrebbe essere molto basso.

Questo è dovuto alla legge Fornero e a vincoli legislativi che legano l’età d’uscita dal mondo del lavoro all’aspettativa di vita, così da non permettere di andare in pensione prima dei 70 anni al di sotto di un importo di 687 euro (rischiando di ritrovarsi con un assegno di 300-400 euro al mese).

E i parametri in questione si fanno addirittura più rigidi per chi ha svolto o svolge attività lavorative discontinue, finendo per essere ulteriormente penalizzati. Tanto per fare un esempio, chi ha iniziato a lavorare nel 1996 (quando è scattato il contributivo al 100%), facendo un part time con un salario di 10.000 euro annui e uno stop di un anno per ogni tre continui, pur avendo iniziato a 24 anni non potrebbe uscire prima dei 73 anni.

O ancora, una colf che oggi ha 35 anni, nel 2057 prenderà solo 265 euro, dopo ben 43 anni di lavoro. Questo perché non è prevista nessuna integrazione al minimo per una pensione “povera”. Al momento, infatti, è fissato un minimo di 524 euro, ma non per chi è entrato nel mondo del lavoro dal 1996 in poi.

Spese condominiali, come funziona la ripartizione tra comproprietari

Come funziona la ripartizione delle spese condominiali tra comproprietari di un immobile? Andiamo a scoprirlo.

Per capire come funzione la ripartizione delle spese condominiali tra comproprietari di un immobile è bene vedere in che modo deve essere regolato il rapporto tra i comproprietari e in che modo è regolato il rapporto tra i comproprietari e il condominio.

Per quanto riguarda il rapporto tra i comproprietari, i comproprietari di un appartamento, nei loro rapporti interni, sono tenuti a contribuire alle spese condominiali ciascuno in rapporto alla rispettiva quota di proprietà. In questo caso si parla di responsabilità “pro quota, quindi legata alla quota di proprietà.

Per quanto riguarda invece il rapporto tra i comproprietari e il condominio, i comproprietari sono entrambi “responsabili in solido. Questo significa che l’amministrare, se non ottiene il pagamento o se ne ottiene uno ridotto, può presentare il conto a entrambi i comproprietari.

Se ne deduce che il debito nei confronti del condominio grava su tutti i comproprietari e finché la morosità non viene interamente estinta, ciascuno di essi rischia un decreto ingiuntivo e il conseguente pignoramento.

Decreto crescita 2019, novità per l’immobiliare

Il dl crescita che ha avuto il via libera anche dal Senato contiene importanti misure per il real estate che riguardano, tra l’altro anche gli affitti brevi e le imposte sulla casa. Vediamo quali sono le principali novità del decreto fiscale 2019 per l’immobiliare

La guida di Confedilizia sul dl crescita per la casa

Conferma opzione della cedolare secca 

Cancellata la norma che prevede sanzioni per chi dimentica di confermare l’opzione per la cedolare secca sugli affitti al momento della proroga del contratto.

Codice identificativo affitti brevi  

Ogni struttura destinata alla locazione breve dovrà avere un codice identificativo che dovrà essere usata per “ogni comunicazione inerente all’offerta e alla promozione dei servizi all’utenza”. Lo stesso codice dovrà essere usato anche dai gestori di portali internet e dagli agenti immobiliari. Sanzioni da 500 a 5mila euro per chi non si adegua.

Comunicazione dati inquilini alle Entrate

I dati sugli inquilini degli affitti brevi comunicati dai locatori alla Polizia di Stato verranno a sua volta comunicati (in forma anonima e aggregata per struttura) all’Agenzia delle Entrate per verificare il pagamento delle imposte. 

Imposte canoni non riscossi

Per i contratti stipulati a partire dal 1º gennaio 2020 il decreto crescita prevede la possibilità di non versare le imposte sui canoni non riscossi se la mancata percezione sia provata da “intimazione di sfratto per morosità o ingiunzione di pagamento”.

Scadenza dichiarazione IMU

 La scadenza per la dichiarazione IMU ora fissata per il 30 giugno viene spostata al 31 dicembre dell’anno successivo a quello cui si riferiscono i dati da comunicare. 

Dichiarazione IMU canone concordato e comodato d’uso

Viene eliminato l’obbligo di dichiarazione IMU per le case concesse in comodato d’uso (rimane l’obbligo di registrazione alle Entrate). Eliminato anche l’obbligo per le case affittate a canone concordato. In questo ultimo caso viene anche elimato l’obbligo di “qualsiasi altro onere di dichiarazione e comunicazione” voluto dai Comuni. Rimane invece l’obbligo di “bollinatura” per i contratti stipulati senza l’assistenza delle associazioni di categoria.

IMU fabbricati rurali strumentali

L’IMU sugli immobili strumentali diventa deducibile dal reddito d’impresa a partire dal 2023. Fino ad allora crescerà la percentuale di deduzione: 50% per l’IMU 2019, 60% per il 2020 e 2021 e 70% nel 2022.

Ecobonus scontato in fattura

Il contribuente che effettua lavori di efficientamento energetico del proprio edificio o di riduzione del rischio sismico ha la possibilità di ricevere invece della detrazione un contributo anticipato dal fornitore che ha effettuato l’intervento, sotto forma di sconto sul corrispetivo spettante. Il fornitore può recuperare il contributo sotto forma di credito d’imposta o può cedere a sua volta il credito ai propri fornitori di beni e servizi.

Decreto crescita 2019, chiedere un mutuo col Fondo Garanzia Prima Casa

Anche per il 2019 è possibile chiedere un mutuo prima casa anche fino al 100% del valore grazie al fondo di garanzia Consap. Vediamo come funziona la nuova iniziativa, rifinanziata dal Decreto Crescita 2019.

Come funziona il fondo Consap 2019

Il fondo di garanzia prima casa è uno strumento utile per i cittadini che debbano acquistare la prima casa senza però avere la liquidità necessaria per farlo. A questo scopo lo Stato ha attivato il Fondo Consap (inizialmente dedicato solo ai giovani) fin dal 2013, raccogliendo migliaia di richieste e aggiustando l’offerta col passare degli anni.

Nel 2019 il Fondo di Garanzia non è più specificamente dedicato agli under 35 ma in genere all’acquisto di un immobile, anche dal costruttore, da adibire ad abitazione principale, purchè non si tratti si una abitazione di lusso.

Non solo, il Fondo di garanzia è volto anche alla richiesta di mutui per la ristrutturazione dell’abitazione principale e per l’efficientamento energetico (interventi per cui sono attivi anche i relativi Bonus governativi). Il Fondo si fa carico di garantire il 50% del capitale da rimborsare con il mutuo, soccorrendo così i mutuatari nell’eventualità di una temporanea difficoltà a rimborsare le rate. Gli istituti erogatori si impegnano quindi a non richiedere ulteriori garanzie oltre a quella fornita dallo Stato.

Con a disposizione circa 650 milioni di euro, si stima che il Fondo di Garanzia Consap potrà garantire mutui per circa 20 miliardi di euro.

Fondo di garanzia prima casa, i tassi agevolati

Il Fondo di garanzia prima casa Consap prevede l’applicazione di tassi agevolati a coppie di cui almeno uno dei due sia under 35, famiglie monogenitoriali, giovani under 35 con contratto di lavoro atipico e conduttori di alloggi di ediliza popolare; condizioni che non costituiscono più come in passato requisiti per l’accesso esclusivo al fondo, ma possono essere fatte valere appunto come priorità per avere accesso ai tassi calmierati.

I requisiti per il Fondo di garanzia prima casa

Per richiedere il fondo di garanzia prima casa occorre innanzitutto non essere proprietari di alcun immobile ad uso abitativo alla data della presentazione della domanda, a meno che non si tratti di immobili acquisiti in eredità anche condivisa con altri parenti, o che l’immobile eventualmente posseduto sia ceduto a terzi in usufrutto a titolo gratuito a genitori o fratelli.

Il Fondo di Garanzia sui mutui prima casa, come detto, garantisce il 50% del capitale erogato con il finanziamento, per un valore capitale massimo di 250 mila euro da utilizzare per l’acquisto o la ristrutturazione di una casa non di lusso.

L’immobile in questione deve essere ubicato in Italia e non deve rientrare nelle categorie catastali A1 (abitazioni signorili), A8 (ville) e A9 (castelli, palazzi) o avere le caratteristiche di lusso indicate nel decreto del Ministero dei lavori pubblici in data 2 agosto 1969, n.1072.

L’erogazione del mutuo per cui richiedere l’accesso al Fondo di Garanzia prima casa Consap 2019 deve avvenire presso una delle banche aderenti all’iniziativa, che abbiano firmato il Protocollo di intesa dell’8 ottobre 2014 con Ministero dell’economia e delle finanze e Abi.

Fondo di garanzia prima casa, come richiederlo

E’ disponibile sul sito Consap o presso le banche aderenti un modulo apposito da compilare con la richiesta di accesso al Fondo di garanzia prima casa. Il modulo, completo di documento di identità, attestazione Isee ed eventuale altra documentazione richiesta, va consegnato poi alla banca con la quale si è stipulato il mutuo, purchè sia aderente all’iniziativa, la quale si occuperà di inoltrare la richiesta a Consap. Il modulo prevede tre modalità: acquisto, acquisto con ristrutturazione ed efficientamento energetico (nota bene, la ristrutturazione da sola non è prevista), acquisto con accollo da frazionamento (da costruttore). Nel modulo andranno indicati e documentati tutti i requisiti necessari all’accesso al Fondo di Garanzia.

Le tempistiche

Dal momento dell’invio della domanda completa di documentazione Consap ha tempo 20 giorni per comunicarne l’esito al mutuatario. In caso non ci siano risposte disponibili, il gestore comunicherà all’istituto finanziatore tale esito entro i successivi cinque giorni. In caso di accettazione, la priorità delle domande è stabilita dalla progressione dei numeri di protocollo. In ogni caso entro 30 giorni lavorativi dall’accettazione della domanda e dall’accesso al fondo si avrà l’erogazione del mutuo e la partenza della garanzia statale. In ogni caso la banca erogatrice decide se accettare o meno la richiesta di utilizzo del Fondo di Garanzia a propria discrezione.

Fondo di garanzia prima casa per mutuo 100%

Tramite il Fondo di Garanzia prima casa si può richiedere anche una garanzia per un mutuo al 100%, ovvero che copra la totalità del valore dell’immobile. Una soluzione adatta a chi debba acquistare casa in giovane età e senza la stabilità lavorativa spesso richiesta tra le garanzie per la banca erogatrice.

In questo caso il mutuo può durare fino a 30 anni, e può essere garantito, come di consueto, per il 50% del Fondo Prima Casa Consap per un capitale erogato non superiore ai 250 mila euro da spendere per l’acquisto di una casa non accatastata come di lusso.  Anche in questo caso la priorità è concessa a giovani coppie, famiglie genitoriali, lavoratori atipici.

Le banche aderenti

Sono diverse le banche aderenti al fondo di Garanzia prima casa, il cui elenco si può trovare sulla pagina dedicata del sito Consap. Tra queste: Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Intesa San Paolo, CheBanca!, BNL e Cariparma.

Pensioni anticipate, il decreto crescita introduce uno scivolo di 5 anni

Il decreto crescita è intervenuto anche in tema di pensioni anticipate. Vediamo chi potrà usufruire dello scivolo di 5 anni previsto per i lavoratori più anziani.

L’obiettivo dichiarato del provvedimento è quello di incentivare il turnover nelle grandi aziende. Lo scivolo di 5 anni per le pensioni anticipate, infatti, riguarda i lavoratori delle aziende con più di mille dipendenti e con riorganizzazioni in atto. Queste imprese, con le novità inserite dal decreto crescita, potranno licenziare i lavoratori più anziani, offrendo loro uno scivolo di 5 anni (la precedente versione della norma prevedeva 7).

I requisiti per le pensioni anticipate

Il decreto crescita introduce la possibilità di accedere alla pensione anticipata ai lavoratori a cui non manchino più di 60 mesi (5 anni, per l’appunto) dal maturare il diritto alla pensione di vecchiaia e che abbiano già maturato il requisito minimo contributivo.

L’indennità, infatti, sarà commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Lo scivolo viene pagato dall’azienda e potrà essere concesso anche ricorrendo ai fondi di solidarietà bilaterali, se già costituiti o in corso di costituzione, senza dover modificare i rispettivi statuti.

Contratto di espansione

Lo scivolo di 5 anni per le pensioni anticipate fa parte nel nuovo contratto di espansione che sostituisce quello di solidarietà espansiva per le grandi imprese, ovvero quelle con un oltre mille dipendenti e che intendono avviare processi di rinnovamento tecnologico, reindustrializzazione e riorganizzazione.

La misura verrà introdotta in via sperimentale per il 2019 e il 2020. È prevista anche la possibilità di ridurre l’orario per gli altri dipendenti e, di conseguenza, assumere nuovi lavoratori.

Come presentare una casa in vendita: consigli per renderla più attraente

Ti presentiamo dieci consigli utili per presentare una casa in vendita e renderla più attraente agli occhi di un possibile compratore

  1. Aumenta lo spazio disponibile –  Con pochi e semplici accorgimenti le stanze della tua casa possono sembrare più spaziose: è sufficiente, ad esempio, eliminare una parete di troppo o spostare i mobili.
  2. Migliora l’illuminazione della tua abitazione –  L’illuminazione migliora l’aspetto della tua casa. E’ sufficiente cambiare le lampadine per altre che diano più luce o che siano a basso consumo energetico. Ma si può sfruttare anche la luce naturale aprendo tutte le persiane e le tende della casa. 
  3. Realizza piccoli lavori di manutenzione – Riparare un lavandino che perde o eliminare un mobile danneggiato può migliorare sensibilmente l’opinione dell’aspirante acquirente.
  4. Punta sul risparmio energetico – Scegliere lampadine a led, installare una caldaia più efficiente o dei serramenti migliori non solo consente di risparmiare sulla bolletta energetica, ma permette di usufruire delle detrazioni Irpef dell’ecobonus.
  5. Non dimenticare la porta d’ingresso – L’aspetto della porta d’ingresso è fondamentale. Non caso si dice che un aspirante compratore si decida per l’acquisto nei primi sette secondi. 
  6. Fai attenzione al pavimento – Destinare un piccolo budget per migliorare lo stato del pavimento è oltremodo raccomandabile. Secondo gli esperti, il ritorno positivo potrebbe essere il doppio della quantità spesa.
  7. Cura i dettagli del bagno – La cucina e il bagno sono i punti critici di una casa. Se non si dispone del denaro sufficiente a un restyling totale, una pulizia, anche se superficiale, è indispensabile. Cambiare la tenda della doccia o la tappa del water può creare un’impressione positiva nell’acquirente.
  8. Pittura la casa con colori neutri – Anche se pitturare la casa con colori allegri e brillanti può sembrare una buona idea, la scelta migliore se si vuol vendere il proprio appartamento è optare per colori neutri, perché apportano una sensazione di calore e sono più impersonali.
  9. Cerca di elimare tutti i possibili “ma” – Chiedete il consiglio di un amico fidato e con buon gusto perché visiti la casa e con occhio critico sappia vedere tutti i possibili punti deboli.
  10. Last but not least …prenditi cura delle piante – Se nella casa c’è un giardino o una terrazza con piante è fondamentale prendersene cura. Con questo piccolo accorgimento si darà l’impressione che tutta la casa sia in condizioni migliori.

Dismissione immobili pubblici, come funzionerà la vendita

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che regola il piano straordinario di dismissione di immobili pubblici previsto dalla legge di bilancio 2019. Ecco cosa prevede.

L’operazione di vendita, nei piani del governo, dovrebbe portare nelle casse statali incassare 1,2 miliardi di euro (950 milioni quest’anno e 150 mln nel 2020 e nel 2021). La prima fase prevede la cessione di 420 immobili e terreni di proprietà del Demanio, non utilizzati per finalità istituzionali, per un valore di 420 milioni di euro.

La pubblicazione dei primi bandi di vendita dovrebbe arrivare già in settimana e tra gli immobili messi in vendita dovrebbero figurare Villa Camerata a Firenze, lo stabilimento ex Spea a Narni (Terni) e l’ex convento di San Salvador a Venezia. L’asta sarà pubblica e rivolta a investitori e cittadini. Riguarderà circa 90 immobili tra quelli inseriti nella lista allegata al decreto.

Il Demanio, tra l’altro, già a inizio 2019 ha disposto, tramite avvisi e bandi regionali (nonché con trattative dirette nei casi previsti dalla normativa) la cessione di ulteriori 1.200 beni di valore minore per un totale di circa 38 milioni di euro. Nel complesso, dunque, l’Agenzia dismetterà 1.600 immobili per un valore complessivo di 458 milioni di euro.

Vanno aggiunti, poi, anche altri immobili di proprietà del Ministero della Difesa (40 in tutto per un valore stimato di 160 milioni) e quelli di Invimit sgr, società partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che gestirà la dismissione di immobili di provenienza pubblica conferiti ai fondi immobiliari gestiti dalla stessa Invimit.

In questo caso l’importo stimato delle cessioni sarà pari a 610 milioni di euro, di cui 500 attraverso la cessione di quote dei fondi e 110 milioni attraverso la vendita diretta di immobili con procedura d’asta.

Decreto crescita 2019, chiedere un mutuo col Fondo Garanzia Prima Casa

 

Anche per il 2019 è possibile chiedere un mutuo prima casa anche fino al 100% del valore grazie al fondo di garanzia Consap. Vediamo come funziona la nuova iniziativa, rifinanziata dal Decreto Crescita 2019.

Come funziona il fondo Consap 2019

Il fondo di garanzia prima casa è uno strumento utile per i cittadini che debbano acquistare la prima casa senza però avere la liquidità necessaria per farlo. A questo scopo lo Stato ha attivato il Fondo Consap (inizialmente dedicato solo ai giovani) fin dal 2013, raccogliendo migliaia di richieste e aggiustando l’offerta col passare degli anni.

Nel 2019 il Fondo di Garanzia non è più specificamente dedicato agli under 35 ma in genere all’acquisto di un immobile, anche dal costruttore, da adibire ad abitazione principale, purchè non si tratti si una abitazione di lusso.

Non solo, il Fondo di garanzia è volto anche alla richiesta di mutui per la ristrutturazione dell’abitazione principale e per l’efficientamento energetico (interventi per cui sono attivi anche i relativi Bonus governativi). Il Fondo si fa carico di garantire il 50% del capitale da rimborsare con il mutuo, soccorrendo così i mutuatari nell’eventualità di una temporanea difficoltà a rimborsare le rate. Gli istituti erogatori si impegnano quindi a non richiedere ulteriori garanzie oltre a quella fornita dallo Stato.

Con a disposizione circa 650 milioni di euro, si stima che il Fondo di Garanzia Consap potrà garantire mutui per circa 20 miliardi di euro.

Fondo di garanzia prima casa, i tassi agevolati

Il Fondo di garanzia prima casa Consap prevede l’applicazione di tassi agevolati a coppie di cui almeno uno dei due sia under 35, famiglie monogenitoriali, giovani under 35 con contratto di lavoro atipico e conduttori di alloggi di ediliza popolare; condizioni che non costituiscono più come in passato requisiti per l’accesso esclusivo al fondo, ma possono essere fatte valere appunto come priorità per avere accesso ai tassi calmierati.

I requisiti per il Fondo di garanzia prima casa

Per richiedere il fondo di garanzia prima casa occorre innanzitutto non essere proprietari di alcun immobile ad uso abitativo alla data della presentazione della domanda, a meno che non si tratti di immobili acquisiti in eredità anche condivisa con altri parenti, o che l’immobile eventualmente posseduto sia ceduto a terzi in usufrutto a titolo gratuito a genitori o fratelli.

Il Fondo di Garanzia sui mutui prima casa, come detto, garantisce il 50% del capitale erogato con il finanziamento, per un valore capitale massimo di 250 mila euro da utilizzare per l’acquisto o la ristrutturazione di una casa non di lusso.

L’immobile in questione deve essere ubicato in Italia e non deve rientrare nelle categorie catastali A1 (abitazioni signorili), A8 (ville) e A9 (castelli, palazzi) o avere le caratteristiche di lusso indicate nel decreto del Ministero dei lavori pubblici in data 2 agosto 1969, n.1072.

L’erogazione del mutuo per cui richiedere l’accesso al Fondo di Garanzia prima casa Consap 2019 deve avvenire presso una delle banche aderenti all’iniziativa, che abbiano firmato il Protocollo di intesa dell’8 ottobre 2014 con Ministero dell’economia e delle finanze e Abi.

Fondo di garanzia prima casa, come richiederlo

E’ disponibile sul sito Consap o presso le banche aderenti un modulo apposito da compilare con la richiesta di accesso al Fondo di garanzia prima casa. Il modulo, completo di documento di identità, attestazione Isee ed eventuale altra documentazione richiesta, va consegnato poi alla banca con la quale si è stipulato il mutuo, purchè sia aderente all’iniziativa, la quale si occuperà di inoltrare la richiesta a Consap. Il modulo prevede tre modalità: acquisto, acquisto con ristrutturazione ed efficientamento energetico (nota bene, la ristrutturazione da sola non è prevista), acquisto con accollo da frazionamento (da costruttore). Nel modulo andranno indicati e documentati tutti i requisiti necessari all’accesso al Fondo di Garanzia.

Le tempistiche

Dal momento dell’invio della domanda completa di documentazione Consap ha tempo 20 giorni per comunicarne l’esito al mutuatario. In caso non ci siano risposte disponibili, il gestore comunicherà all’istituto finanziatore tale esito entro i successivi cinque giorni. In caso di accettazione, la priorità delle domande è stabilita dalla progressione dei numeri di protocollo. In ogni caso entro 30 giorni lavorativi dall’accettazione della domanda e dall’accesso al fondo si avrà l’erogazione del mutuo e la partenza della garanzia statale. In ogni caso la banca erogatrice decide se accettare o meno la richiesta di utilizzo del Fondo di Garanzia a propria discrezione.

Fondo di garanzia prima casa per mutuo 100%

Tramite il Fondo di Garanzia prima casa si può richiedere anche una garanzia per un mutuo al 100%, ovvero che copra la totalità del valore dell’immobile. Una soluzione adatta a chi debba acquistare casa in giovane età e senza la stabilità lavorativa spesso richiesta tra le garanzie per la banca erogatrice.

In questo caso il mutuo può durare fino a 30 anni, e può essere garantito, come di consueto, per il 50% del Fondo Prima Casa Consap per un capitale erogato non superiore ai 250 mila euro da spendere per l’acquisto di una casa non accatastata come di lusso.  Anche in questo caso la priorità è concessa a giovani coppie, famiglie genitoriali, lavoratori atipici.

Le banche aderenti

Sono diverse le banche aderenti al fondo di Garanzia prima casa, il cui elenco si può trovare sulla pagina dedicata del sito Consap. Tra queste: Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Intesa San Paolo, CheBanca!, BNL e Cariparma.

Agevolazioni prima casa anche sulla seconda, via libera in caso di sisma

La Cassazione ha chiarito che le agevolazioni prima casa si possono sfruttare anche per la seconda nello stesso Comune se la prima è stata danneggiata dal sisma.

Nel dettaglio, con l’ordinanza n. 18091 del 5 luglio 2019, la Cassazione ha stabilito che anche per il secondo immobile nello stesso Comune sussistono le agevolazioni sulla prima casa se il primo è stato danneggiato dal sisma. E’ inoltre irrilevante che il contribuente abbia tardato nella ristrutturazione se l’immobile era inserito in un piano comunale che poi non è partito.

I fatti si rifanno al terremoto che ha colpito l’Abruzzo nel 2002. Il caso riguarda una contribuente la cui abitazione era stata gravemente danneggiata da non essere più agibile. Il piano di ristrutturazione non era stato eseguito e il proprietario non aveva effettuato lavori pagando di tasca propria. Di conseguenza, la Ctr aveva negato i benefici fiscali sul secondo immobile acquistato dal contribuente.

Ma la Cassazione ha ribaltato il verdetto. I Supremi giudici hanno accolto il ricorso e chiarito che non si può ritenere di ostacolo all’applicazione delle agevolazioni prima casa la circostanza che l’acquirente dell’immobile sia al contempo proprietario di altro immobile, acquistato senza agevolazioni nel medesimo Comune, che “per qualsiasi ragione” sia inidoneo, per le ridotte dimensioni, a essere destinato a sua abitazione.

Canone concordato, la mancata rinnuncia al rinnovo allunga il contratto

L’omessa rinuncia al rinnovo allunga il contratto di locazione a canone concordato. Ecco quanto chiarito dal legislatore con una norma di interpretazione autentica contenuta nell’art. 19-bis del dl n. 34/2019 (decreto crescita) convertito in legge n. 58/2019.

Il legislatore ha risolto la questione riguardante i contratti di locazione a canone concordato e in particolare gli effetti della mancata comunicazione della rinuncia di rinnovo. Secondo quanto stabilito, il contratto si intende rinnovato per un altro biennio.

Protagonisti sono i contratti previsti dal comma 3, art. 2, legge n. 431/1998, ai sensi del quale le parti (locatore e conduttore), in alternativa ai contratti di locazione a canone libero di durata 4+4, possono effettuare la locazione definendo il valore del canone, la durata del contratto e altre condizioni contrattuali sulla base di quanto stabilito in appositi accordi locali intervenuti fra le organizzazioni delle proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative.

Per tale tipologia di contratti la durata minima è fissata in tre anni, alla scadenza dei quali, se le parti non abbiano concordato diversamente, scatta di diritto la proroga biennale salvo facoltà di disdetta da parte del locatore per motivi previsti dalla medesima disposizione al comma 5. Lo stesso comma prevede anche che, al termine dei 2 anni di proroga, ciascuna delle parti ha diritto di attivare la procedura di rinnovo a buone condizioni o di rinuncia al rinnovo.

In ogni caso, l’intenzione deve essere comunicata all’altra parte con lettera raccomandata almeno sei mesi prima della scadenza e qualora tale comunicazione manchi il contratto si intende rinnovato tacitamente alle medesime condizioni. Ex lege è stato ora stabilito che, se al termine del quinquennio di durata del contratto dovesse mancare la comunicazione di rinuncia al rinnovo, il contratto si intende rinnovato alle stesse condizioni per altri due anni.

Agevolazioni prima casa acquistata all’asta, la richiesta va fatta subito

La richiesta delle agevolazioni per la prima casa acquistata all’asta deve essere fatta prima della registrazione dell’atto, pena la nullità della domanda. A dirlo l’Agenzia delle Entrate.

Nel dettaglio, per ottenere le agevolazioni per la prima casa acquistata all’asta è necessario che le dichiarazioni del contribuente necessarie per poter usufruire del bonus siano contenute in documento a parte, che sia reso disponibile a chi cura la registrazione dell’atto giudiziario, affinché nella tassazione di quest’ultimo di possa applicare l’agevolazione. Una richiesta tardiva non è ammessa.

Ma vediamo perché, nel caso di prima casa acquistata all’asta, la richiesta delle agevolazioni deve essere presentata con un documento a parte. L’agevolazione prima casa si scontra con gli acquisti con atti giudiziari e la legge sull’agevolazione prima casa impone che, se si vuole ottenere il beneficio fiscale, il contribuente effettui nell’atto di acquisto precise dichiarazioni:

  • voler stabilire entro 18 mesi dall’acquisto la propria residenza nel Comune in cui è ubicato l’immobile acquistato, qualora egli già non vi risieda;
  • non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge del diritto di proprietà o di altro diritto reale su un’altra abitazione nel territorio del medesimo Comune in cui è situata la casa oggetto di acquisto;
  • non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale del diritto di proprietà, piena o nuda, o di diritti reali su altra casa di abitazione, ovunque ubicata in tutto il territorio nazionale, acquistata con l’agevolazione prima casa.

Ma nell’acquisto mediante atto giudiziario vi sono difficoltà per la formulazione di queste dichiarazioni e per il loro recepimento nel provvedimento emanato dal giudice. L’atto giudiziario è infatti frutto di un’attività individuale del giudice, alla quale il contribuente non partecipa, né è possibile al contribuente rilasciare dichiarazioni che il giudice debba poi recepire. L’atto giudiziario poi è registrato a cura dell’ufficio giudiziario e quindi in tale contesto si può immaginare che vi possa essere maggiore freddezza nel trattamento fiscale rispetto alla cura prestata in uno studio notarile, come nel caso della registrazione di una compravendita.

Ecco dunque che, per ottenere l’agevolazione prima casa nel contesto di un acquisto con atto giudiziario, considerando che il provvedimento del giudice non si presta a ospitare le dichiarazioni del contribuente occorre che esse siano contenute in un documento a parte, che sia reso disponibile a chi cura la registrazione dell’atto giudiziario, affinché nella tassazione di quest’ultimo si possa applicare l’agevolazione.

Decreto crescita, cosa cambia per gli affitti brevi

Con il decreto crescita viene introdotta un’importante novità che riguarda gli affitti brevi. Vediamo di cosa si tratta.

Codice identificativo affitti brevi, come funziona?

La prima novità riguarda il codice identificativo per gli affitti brevi, che dovrà essere abbinato a qualsiasi annuncio online. In questo modo l’Agenzia delle Entrate potrà verificare la tipologia di struttura, le caratteristiche dell’immobile e del proprietario. Tutti i codici identificativi saranno raccolti in un banca online. L’obbligo del codice identificativo scatterà a partire da agosto.

Codice identificativo, i controlli dell’Agenzia delle Entrate

Grazie al codice identificativo, l’Agenzia delle Entrate avrà subito accesso alle informazioni su struttura e proprietario e in questo modo potranno essere stanati immediatamente gli evasori fiscali. La mancata applicazione del bollino di qualità prevede multe severe: da un minimo di 500 euro a un massimo di 5mila euro a carico del portale sul quale viene pubblicato l’annuncio.

Decreto crescita, tassa di soggiorno

Ma il decreto crescita prevede novità anche per quanto riguarda la tassa di soggiorno. Infatti ogni Comune potrà verificare direttamente la regolarità dei versamenti effettuati. A partire da gennaio 2020, inoltre, chi affitta un immobile per un breve periodo dovrà registrarsi al portale “Alloggiati Web” (che appartiene alla Polizia di Stato) dove i dati degli ospiti dovranno essere inseriti entro le 24 ore dal loro arrivo nella struttura, mentre se il soggiorno è inferiore alle 24 ore, la comunicazione va inoltrata al momento dell’arrivo.

Dichiarazione dei redditi 2019: istruzioni, documenti e scadenza

Il conto alla rovescia per la dichiarazione dei redditi 2019 è già partito, la scadenza per presentare il modello 730 precompilato, infatti, è fissata il 23 luglio. Per evitare di arrivare impreparati all’appuntamento più atteso, idealista/news ha preparato una guida con tutte le istruzioni per fare chiarezza su chi deve farla, le detrazioni e i documenti necessari per la dichiarazione dei redditi 2019.

  • Dichiarazione dei redditi 2019, chi deve farla
  • Chi non deve presentarla
  • Scadenza e istruzioni modello 730
  • Modifica 730 precompilato 2019
  • Modello 730 2019, le novità
  • Spese per la casa detraibili
  • Dichiarazione dei redditi 2019, le detrazioni
  • Dichiarazione dei redditi 2019 online

Dichiarazione dei redditi 2019, chi deve farla

Secondo quanto stabilisce il sistema tributario italiano, tutti i contribuenti che hanno posseduto nel 2018 uno dei redditi indicati all’art. 6 del TUIR sono obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi 2019 tramite modello 730 precompilato o modello Redditi 2019 ex Unico. (Maggiori informazioni)

Chi non deve presentarla

Non tutti, però, sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi 2019. Alcuni contribuenti, infatti, sono esonerati. Si tratta di chi, ad esempio, nel 2018 ha avuto redditi di lavoro dipendente o pensione, corrisposti da un unico soggetto che ha effettuato le ritenute o da più soggetti, ma conguagliati da uno di essi. Ma non solo. (Maggiori informazioni)

Scadenza e istruzioni modello 730

Il 23 luglio infatti è il termine ultimo per l’invio del modello 730 precompilato o per chi per la sua dichiarazione si è rivolto al CAF o al sostituto d’imposta. La dichiarazione dei redditi 2019 è relativa all’anno di imposta 2018 ed è un documento contabile e fiscale che tutti i contribuenti, siano essi persone fisiche o imprese, devono presentare all’Agenzia delle Entrate. (Maggiori informazioni)

Modifica 730 precompilato 2019

A partire dal 2 maggio è possibile modificare il 730 precompilato per aggiungere eventuali spese non inserite dall’Agenzia delle Entrate o rettificare eventuali errori. Dal 10 maggio, inoltre, è stata attivata anche la modalità di compilazione assistista. (Maggiori informazioni)

Modello 730 2019, le novità

La legge di bilancio dello scorso anno ha introdotto importanti novità in tema di detrazioni per la dichiarazione dei redditi 2019. Tra le modifiche introdotte ci sono cambiamenti che riguardano le spese mediche detraibili e quelle per i figli a carico. Ma non solo. (Maggiori informazioni)

Spese per la casa detraibili

Fino al 23 luglio sarà possibile accettare, modificare e inviare il modello per la dichiarazione dei redditi. Anche quest’anno sarà possibile detrarre le spese sostenute a vario titolo per la casa nel modello 730 2019. (Maggiori informazioni)

Dichiarazione dei redditi 2019, le detrazioni

Nella compilazione del Quadro E modello 730 e del Quadro RP Modello Redditi, è possibile portare in detrazione o in deduzione determinate spese e oneri sostenuti nell’anno precedente per diminuire le tasse dovute al Fisco con la dichiarazione dei redditi 2019. Le spese detraibili da parte del contribuente sono quelle che si possono portare in detrazione anche se effettuate a suo nome o per conto del familiare a carico. (Maggiori informazioni)

Dichiarazione dei redditi 2019 online

Il modello 730 precompilato 2019 è disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate. La precompilata 2019 (oltre al modello 730 è disponibile anche il modello Redditi) contiene i dati inviati dagli enti esterni (come studi medici, farmacie, banche, assicurazioni, università) e dai datori di lavoro tramite le certificazioni uniche.

Accorpamento Imu e Tasi, cosa prevede l’emendamento

Un emendamento alla manovra economica ammesso dalla commissione Bilancio della Camera prevede la fusione di Imu e Tasi. Nelle intenzioni del primo firmatario, Alberto Gusmeroli, la nuova imposta non dovrà portare rincari e vantaggi né nelle casse dello Stato né a carico dei contribuenti.

Ma come centrare l’obiettivo? Nell’emendamento è stata inserita una clausola di invarianza che dovrà assicurare gli stessi importi che si pagano attualmente. L’idea, dunque, è essenzialmente quella di semplificare gli adempimenti.

Non vi è ancora nulla di certo, per vedere se l’emendamento che prevede l’accorpamento di Imu e Tasi entrerà nel testo definitivo della legge di Bilancio bisogna infatti attendere il voto della Camera. Ma con l’approvazione della commissione un primo passo è stato fatto. Nel dettaglio, la commissione Bilancio della Camera ha dichiarato ammissibili circa 2.600 proposte su un totale di 3.626 emendamenti.

Nuova Imu e tasse sulla prima casa

La nuova Imu, derivante dalla fusione di Imu e Tasi, vuole portare a una semplificazione degli adempimenti. Le imposte che gravano sugli immobili sono sempre state al centro dell’attenzione, non solo per il loro peso, ma anche per la loro gestione. Si ricorda, ad esempio, che l’Imu in precedenza era una delle tasse che gravavano sulla prima casa. L’imposta è poi stata abolita per la prima abitazione. Ad oggi, l’Imu è dovuta per la seconda casa, gli immobili commerciali, i terreni, i negozi; non si paga, invece, sulle abitazioni principali e relative pertinenze, ad eccezione delle prime case se accatastate come A/1, A/8 e A/9.

Aliquota

La nuova Imu, derivante dalla fusione di Imu e Tasi, avrà una aliquota massima dell’11.40%. Secondo quanto stabilito nell’articolato dell’emendamento, l’aliquota base per l’abitazione principale è pari allo 0,4% e il comune può aumentarla di 0,2 punti percentuali o diminuirla fino all’azzeramento. Sono le delibere comunali a dover decidere, anche per quanto riguarda l’aliquota base per gli immobili diversi dall’abitazione principale.

La semplificazione degli adempimenti per l’Imu e Tasi

Sono i comuni a dover garantire la massima semplificazione degli adempimenti e a fornire i modelli di pagamento preventivamente precompilati.

Accorpamento Imu Tasi, l’importo

In sede di prima applicazione, la prima rata da corrispondere sarà pari a quanto dovuto per il primo semestre applicando aliquota e detrazione dei 12 mesi dell’anno precedente con riferimento alla somma di Imu e Tasi.

Tributi locali, le richieste

Sul tema dei tributi locali si è molto dibattuto. E proprio l’Anci ha chiesto di riunire Imu e Tasi in un unico prelievo. A idealista/news, nei giorni scorsi, l’Anci ha spiegato: “I continui cambiamenti delle regole tributarie hanno portato ad una artificiosa duplicità del prelievo comunale sugli immobili, articolato in Imu e Tasi, due tributi con presupposti e basi imponibili pressoché identici. La riunificazione nell’Imu della tassazione immobiliare porterebbe risparmi gestionali per i Comuni e grandi semplificazioni per i contribuenti”.

Accertamento prezzo vendita immobile: se troppo basso via libera alla rettifica

In tema di accertamento del prezzo di vendita di un immobile, se troppo basso, la rettifica da parte dell’Agenzia delle Entrate è legittima. Vediamo quanto stabilito.

Con l’ordinanza n. 16266 del 18 giugno 2019, la Cassazione ha chiarito che in tema di accertamento dei redditi d’impresa, la prova dell’esistenza di attività non dichiarate, derivanti da cessioni di immobili, può essere desunta anche sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, secondo gli ordinari criteri di accertamento induttivo, che non sono esclusi dall’articolo 273, direttiva 2006/112/Cee.

Ma vediamo i fatti. Presumendo l’esistenza di maggior imponibile in relazione alla cessione di beni immobili il cui corrispettivo dichiarato risultava inferiore al valore normale dei beni, determinato ex articolo 14, Dpr n. 633/1972, l’ufficio ha rettificato la dichiarazione dei redditi per l’anno d’imposta 2005 con quattro avvisi di accertamento: uno destinato alla società in relazione ai recuperi a tassazione a titolo di Ires, Irap e Iva, e uno per ciascuno dei tre soci, a titolo di Irpef in ragione della propria quota di partecipazione ex articolo 5 Tuir. In entrambi i gradi di merito, le Commissioni tributarie hanno respinto ricorso e appello dei contribuenti.

Nel dettaglio, la Commissione regionale:

ha dato atto che l’ufficio aveva raccolto elementi precisi e convergenti al fine di sostenere lo scostamento del prezzo dichiarato negli atti di vendita rispetto al valore normale poiché aveva dimostrato che, in 7 cessioni su 8 del 2005, gli acquirenti degli immobili avevano stipulato mutui per importi superiori di quelli indicati negli atti di vendita;

ha ritenuto che, pur essendo venuta meno la presunzione legale ex articolo 35, Dl n. 223/2006 (valore normale Omi), a seguito della legge comunitaria 2008, nel caso in esame, ben potevano trovare applicazione gli articoli 39, comma 1, lettera d), Dpr n. 600/1973 e 54, comma 2, Dpr n. 633/1972 e, quindi, l’esistenza di attività non dichiarate poteva essere desunta anche sulla base di presunzioni semplici, con caratteristiche di gravità, precisione e concordanza;

ha osservato che rientravano tra tali presunzioni semplici qualificate, indicative della sotto-fatturazione al momento della vendita, il diverso valore dei mutui, la mancata produzione di preliminari di vendita, i valori Omi e quelli del borsino immobiliare della provincia;

ha evidenziato la mancanza di prova contraria da parte della società (ad esempio nessun preliminare è stato prodotto benché espressamente richiesto con apposito questionario; lo stato di “rustico” non risultava dagli atti di compravendita dove si parlava sempre di appartamenti composti da locali più servizi, né dalla descrizione nelle relative fatture).

La società ha quindi proposto ricorso per Cassazione, deducendo, tra l’altro, l’errata applicazione dell’articolo 35, Dl n. 223/2006, in relazione all’articolo 2697 del Codice civile. Secondo la società, la Ctr avrebbe trascurato che:

l’articolo 35 richiamato integrava l’articolo 39, comma 1, lettera d), Dpr n. 600/1973 e l’articolo 54, comma 3, Dpr n. 633/1972, e attribuiva valore di presunzione legale al valore normale dell’immobile risultante dalle quotazioni Omi al fine della determinazione del corrispettivo di cessione del cespite immobiliare;

a tale disciplina aveva fatto seguito la legge n. 244/2007, secondo la quale (articolo 1, comma 265), “in deroga alla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 1, comma 2, per gli atti formati anteriormente al 4 luglio 2006 deve intendersi che le presunzioni di cui al D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 35, commi 2, 3 e art. 23-bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, valgano, agli effetti tributari, come presunzioni semplici”;

l’articolo 24, comma 5, legge n. 88/2009 (legge comunitaria 2008), intervenendo di nuovo sull’articolo 39 richiamato, aveva eliminato la presunzione legale introdotta dall’articolo 35, Dl n. 226/2006 e ogni riferimento al valore normale quale strumento di accertamento automatico per le compravendite immobiliari.

La Corte ha dichiarato infondato tale motivo di ricorso e ha richiamato il proprio orientamento secondo il quale “… a seguito delle modifiche apportate ad opera della L. n. 88 del 2009, art. 24, comma 5, che, con effetto retroattivo, ha eliminato la citata presunzione legale relativa D.L. n. 223 del 2006, ex art. 35, comma 3, è stato ripristinato il precedente quadro normativo in base al quale, in generale, l’esistenza di attività non dichiarate può essere desunta ‘anche sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti’…” (Cassazione, n. 16266/2019).

Nell’esaminare il caso, i giudici di legittimità prima hanno ricostruito il quadro normativo di riferimento nazionale con riferimento alla prova in caso di contestazione di maggiori ricavi conseguenti alla cessione di beni immobili, poi ne hanno valutato la compatibilità con la disciplina euro unionale.

I giudici di legittimità hanno così precisato che l’articolo 24, comma 5, legge comunitaria del 2008 (legge n. 88/2009), ha eliminato le disposizioni introdotte dall’articolo 35, Dl n. 223/06, convertito dalla legge n. 248/2006, sopprimendo la presunzione legale (relativa) di corrispondenza del corrispettivo effettivo al valore normale del bene e ripristinando, con effetto retroattivo, il quadro normativo anteriore al luglio 2006 (Cassazione, n. 9474/17). Tale intervento trovava giustificazione nella necessità di adeguare il diritto interno al diritto comunitario, sia per l’Iva che per le imposte dirette (Cassazione, n. 20419/2014 e n. 26487/2016; circolare n.18/E/2010), poiché, con parere motivato (19 marzo 2009 nell’ambito del procedimento di infrazione n. 2007/4575) la Commissione europea aveva rilevato l’incompatibilità delle disposizioni nazionali con il diritto comunitario, secondo il quale l’esistenza di attività non dichiarate può essere desunta “anche sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti”.

La Corte ha confermato che la sentenza impugnata aveva fatto corretta applicazione di tali principi. In tale contesto normativo, infatti, il giudice tributario ben può “fondare il proprio convincimento su di un unico elemento, purché dotato dei requisiti di precisione e di gravità” che, tuttavia, “non … può essere costituito dai soli valori Omi”. Questi ultimi, infatti, devono essere corroborati da ulteriori indizi, onde non incorrere nel divieto di “presumptio de presumpto” (Cassazione, n. 2155/2019).

E la Ctr non vi era incorsa. Da un lato, infatti, il giudice d’appello aveva riconosciuto che la presunzione legale derivante dal mero scostamento dal “valore normale” era venuta meno e che, quindi, dovevano trovare applicazione le disposizioni di carattere generale ex articoli 39, comma 1, lettera d), Dpr n. 600/1973 e 54, Dpr n. 633/1972; dall’altro, aveva affermato che l’accertamento dell’ufficio era fondato su presunzioni gravi, precise e concordanti, derivanti dalle differenze esistenti fra gli importi dei mutui concessi dagli istituti di credito agli acquirenti degli immobili, notevolmente superiori al prezzo dichiarato, nonché dall’ulteriore elemento indiziario costituito dalla mancata produzione dei preliminari di vendita, ritenuta costituire indizio di sottofatturazione all’atto della stipulazione del contratto definitivo di vendita e, inoltre, dallo scostamento dai valori Omi. Quest’ultimo, quindi, rappresentava unicamente uno dei plurimi elementi, e non l’unico, preso in esame dal giudice di merito.

La Corte ha poi valutato la compatibilità dell’articolo 54, Dpr n. 633/1972 con l’articolo 273, direttiva n. 2006/112/Ce, secondo il quale la base imponibile è il corrispettivo versato o da versare al fornitore, con esclusione della possibilità di presumere corrispettivi diversi dal dichiarato “in mancanza di prove certe e dirette del maggior prezzo effettivo”. Al riguardo la Cassazione, confermando la posizione della giurisprudenza unionale (Corte di giustizia, C-648/16, C-576/15 e C-524/15), ha chiarito che la prova dell’esistenza di attività non dichiarate, derivanti da cessioni di immobili, può essere desunta anche sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, secondo gli ordinari criteri di accertamento induttivo, che non sono esclusi dall’articolo 273 richiamato, dovendo gli Stati membri assicurare l’integrale riscossione del tributo armonizzato e l’efficacia della lotta contro l’evasione (Cassazione, n. 9453/2019).

Comprare casa all’asta con abuso edilizio, restano le sanzioni

Quando si decide di comprare una casa all’asta con abuso edilizio bisogna fare attenzione. Chi acquista un immobile dal Tribunale, in sede di esecuzione per debiti, resta soggetto alle sanzioni edilizie per eventuali abusi commessi dal debitore. Il principio è stato stabilito dal Tar di Catanzaro con la sentenza n. 1305 del 26 giugno 2019.

Ma vediamo la vicenda. Un Comune ha ordinato la demolizione di un manufatto privo del permesso di costruire, ma il proprietario ha eccepito di non esserne responsabile, avendo acquistato l’immobile all’asta, al termine di una procedura di esecuzione immobiliare.

Chi compra una casa all’asta diventa proprietario di un bene libero da diritti, pesi e limitazioni legali, ma tra le limitazioni cancellate dall’asta giudiziaria non vi sono le irregolarità urbanistiche, ossia gli abusi commessi dal debitore. Ciò significa che chi compra una casa all’asta diventa proprietario di un bene depurato da debiti e ipoteche, ma i vizi edilizi rimangono. Ciò che può fare chi compra una casa all’asta con abusi edilizi è attivare una procedura sanatoria.

L’articolo 40, ultimo comma, della legge 47/85, prevede che si possa sanare la costruzione trasferita con procedura esecutiva immobiliare entro 120 giorni dall’atto di trasferimento dell’immobile, purché il credito che ha generato l’asta sia anteriore all’entrata in vigore della legge sul condono 47/85.

In seguito alle successive proroghe, questa possibilità si è prolungata fino al settembre 2003, permettendo la sanatoria, se i debiti che hanno generato la vendita forzata erano anteriori alle varie scadenze poste dalle leggi del 1985 (1° ottobre 1983), del 1994 (31 dicembre 1993) e del 2003 (30 settembre 2003).

La permanenza dell’abusivismo anche dopo la vendita forzata è un principio condiviso dalla Corte di cassazione (1669/2015). Secondo la Cassazione, l’articolo 2922 del Codice civile esclude la possibilità che “i vizi della cosa” possano incidere sulla vendita all’asta: solo se siano necessari interventi strutturali o se l’immobile appartenga a un genere diverso da quello descritto, potrebbe chiedersi la restituzione del bene.

Il vizio di insalubrità o il rischio di una demolizione parziale non sono sufficienti perché la vendita all’asta è effettuata anche a tutela dei creditori, che devono potersi soddisfare sull’importo incassato. Chi, inoltre, compra all’asta una casa con abusi non può eccepire l’eventuale consolidarsi nel tempo della situazione (Consiglio di Stato, adunanza plenaria 9/2017), ma deve sperare di eliminare l’abusività con una variante o con una sanzione pecuniaria.

Come usare al meglio il condizionatore? I consigli per contenere i costi in bolletta

L’ondata di caldo torrido nel Bel Paese ha reso il condizionatore il miglior amico degli italiani. Ma come si può usare al meglio l’aria condizionata evitando bollette salate?

La necessità di rinfrescare casa, infatti, potrebbe costare cara. Ma per usare al meglio il condizionatore, ed evitare il rischio di una bolletta troppo onerosa, basta seguire qualche semplice raccomandazione. L’Enea ha diffuso un decalogo di buone pratiche riguardo l’utilizzo dell’aria condizionata tra le mura domestiche.

L’importanza della classe energetica

Il primo consiglio per il risparmio in bolletta riguarda la scelta del condizionatore da acquistare. È sempre meglio investire un po’ di più e puntare su un condizionatore di classe energetica A che consente di risparmiare circa il 30% all’anno rispetto a uno in classe C (oltre a una riduzione delle emissioni di CO2).

Puntare sulla tecnologia inverter

Quando si tiene accesa l’aria condizionata per molte ore di seguito, sarebbe meglio acquistare condizionatori con tecnologia inverter con potenza adeguata all’effettiva necessità riducendo i cicli di accensione e spegnimento. Questi dispositivi raffreddano la stanza velocemente e, una volta raggiunta la temperatura impostata, funzionano al minimo per mantenere i gradi raggiunti. Anche qui si tratta di modelli più costosi, ma che consumano meno energia quindi la spesa è ammortizzata del tempo.

Sfruttare gli sgravi fiscali

Ma la spesa può essere ammortizzata anche sfruttando gli sgravi fiscali previsti per l’acquisto di un condizionatore a pompa di calore, se destinato a sostituire integralmente o parzialmente il vecchio impianto termico, si può usufruire degli incentivi, ognuno con proprie caratteristiche e condizioni (scopri tutti i dettagli).

La posizione conta

In fase di installazione poi, sottolinea l’Enea, è importante collocare il climatizzatore nella parte alta della parete e mai dietro divani o tende. Ogni stanza, poi, ha bisogno del suo climatizzatore. È inutile installare un condizionatore potente in corridoio sperando che rinfreschi l’intera abitazione.

Porte e finestre chiuse

Il climatizzatore raffresca e deumidifica l’ambiente in cui è installato trasferendo il calore e l’umidità all’esterno. L’ingresso nella stanza “nuova” di aria calda obbliga l’apparecchiatura a compiere un lavoro supplementare per riportare la temperatura e l’umidità ai livelli richiesti, con un conseguente dispendio di energia.

Coibentare i tubi

Se i tubi sono esposti direttamente ai raggi solari rischiano di danneggiarsi. Così è opportuno anche assicurarsi che la parte esterna del climatizzatore non sia esposta completamente al sole e alle intemperie.

Usare il timer

Molto importante è anche ridurre al minimo il tempo di accensione del condizionatore. Evitare quindi di lasciare il climatizzatore acceso per l’intera giornata, ma solo quando si è presenti in casa.

Pulizia e manutenzione

I filtri dell’aria e le ventole devono essere ripuliti alla prima accensione stagionale e almeno ogni due settimane, perché si tratta del luogo dove si annidano frequentemente muffe e batteri dannosi per la salute. Infine, è importante controllare la tenuta del circuito del gas.

Mutui: tassi in calo, importi in aumento

Importi medi dei mutui in aumento, sia richiesti che erogati. Il tutto in un contesto di continuo calo dei tassi. Ecco la fotografia sui mutui di Facile.it e Mutui.it.

Mutui, importi richiesti ed erogati in aumento

Tracciando un bilancio sull’andamento del mercato dei mutui nel primo semestre dell’anno sulla base di un campione di oltre 60 mila richieste raccolte dai due portali tra l’1 gennaio e il 30 giugno 2019, il primo segnale positivo che emerge è quello relativo agli importi; nei primi sei mesi del 2019 la richiesta media presentata agli istituti di credito è cresciuta del 4,2% rispetto allo stesso periodo del 2018, stabilizzandosi a 132.603 euro. In aumento, anche seppur in misura più contenuta, l’importo medio erogato dalle banche, pari a 128.681 euro, vale a dire l’1% in più rispetto al primo semestre 2018. Stabile, invece, la durata media dei mutui richiesti; chi ha presentato domanda di finanziamento in questa prima parte del 2019 ha puntato a un piano di ammortamento in 22 anni.

“L’aumento moderato dell’importo medio erogato può essere letto in funzione di una maggiore prudenza da parte delle banche, soprattutto verso le pratiche di mutuo legate a finanziamenti ad alto LTV, – spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. – Nonostante questo, però, la tendenza a concedere credito nel corso del primo semestre è stata complessivamente positiva e ci aspettiamo possa continuare a crescere ulteriormente nella seconda parte dell’anno, anche grazie al calo dei tassi di interesse registrato negli ultimi mesi”.

Nuovi record per i tassi Irs e Euribor

Dal punto di vista dell’offerta di nuovi mutui, il primo semestre dell’anno è stato caratterizzato da un calo dei tassi di interesse, soprattutto quelli fissi. Determinante, da questo punto di vista, è stata la caduta dell’indice europeo Irs; prendendo in esame l’andamento di quello a 20 anni, da gennaio a giugno il suo valore sì è quasi dimezzato passando da 1.30 a 0.73 e toccando nei primi giorni di luglio il suo minimo storico, 0.64. Calo mitigato in parte dalle politiche delle banche che, al contrario, hanno ritoccato al rialzo i loro spread; se si guarda alle migliori proposte a tasso fisso, da gennaio a giugno gli spread bancari sono cresciuti, in media, in una forbice compresa tra i 10 e i 40 punti base.

Mutui, salgono gli spread bancari

Al netto delle politiche bancarie, i Taeg offerti alla clientela sulle nuove erogazioni a tasso fisso sono comunque diminuiti nel corso del primo semestre; a giugno 2019, per un mutuo fisso da 124.000 euro da restituire in 25 anni, il Tasso Annuo Effettivo Globale è risultato più basso tra i 25 e i 55 punti base rispetto a gennaio; vale a dire un risparmio mensile compreso tra i 15 e i 30 euro.

Anche sul fronte dell’offerta di nuovi mutui a tasso variabile, il primo semestre del 2019 è stato caratterizzato da un nuovo record storico per l’indice Euribor che è tornato a calare dopo 3 anni di stabilità; a giugno 2019, l’Euribor a 1 mese è sceso a -0.39. Sui mutui a tasso variabile la politica in termini di spread applicato dalle banche è stata meno uniforme; non tutte hanno ritoccato il valore e anzi, in alcuni casi, è stato ridotto, mentre per chi è intervenuto al rialzo, l’aumento è stato più morbido, compreso tra i 10 e i 20 punti base.

Scelta del tasso per i mutui, vince ancora il fisso

Continua a crescere la percentuale di italiani che sceglie il tasso fisso; guardando alle richieste di mutuo presentate nel primo semestre dell’anno, l’85% di chi ha fatto domanda di finanziamento ha puntato ad ottenere una rata costante nel tempo; erano il 75% nel primo semestre del 2018.

La percentuale è ancor più alta se si guarda ai mutui effettivamente erogati; in questo caso, il 90% di coloro che hanno ottenuto il finanziamento nel primo semestre ha optato per un tasso fisso; erano l’80% lo scorso anno.

A chiedere un mutuo sempre più under 30

Guardando alle richieste di mutuo emerge che, nel primo semestre, chi ha presentato domanda di mutuo aveva, in media poco meno di 41 anni, valore in lieve calo rispetto al primo semestre 2018, quando l’età media era pari a 41 anni e 4 mesi.

Determinante nella riduzione di questo parametro è stato l’aumento del peso percentuale degli aspiranti mutuatari under 30, passati dal 13,6% al 14,4%.

Plafond Casa: mutui agevolati per giovani coppie e famiglie numerose

Giovani coppie, famiglie numerose, persone con difficoltà economiche: chiunque appartenga a una di queste categorie può accedere a mutui e prestiti a tasso agevolato per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa. Questo tipo di agevolazioni, disponibili anche per le famiglie con un disabile a carico, sono rese possibili dall’istituzione del Plafond Casa, fondo nato dalla convezione tra Associazione bancaria italiana e Cassa depositi e prestiti.

Il mutuo erogato con Plafond Casa prevede fino a 250 mila euro per comprare un immobile ad uso residenziale e 100 mila euro per lavori di ristrutturazione ed efficientamento energetico. Queste due opzioni possono anche essere ottenute in contemporanea, all’interno di un mutuo dalla durata variabile in base alle tipologie di intervento previste: si passa infatti da 10 anni per semplici operazioni di rinnovo a una durata massima di 30 anni se si prevede l’acquisto della casa.

Come si accede alle agevolazioni

Per usufruire di un mutuo o un prestito garantito da Plafond Casa è sufficiente recarsi allo sportello di una delle banche convenzionate, come Intesa Sanpaolo, Ubi Banca o Unicredit. La domanda dovrà essere presentata tramite la compilazione di un modulo fornito dallo stesso istituto di credito e sarà necessario avere con sé anche la certificazione dello stato di famiglia.

L’iter da seguire non risulta poi molto differente rispetto a quello per l’erogazione di mutui e prestiti ordinari. In questo caso, però, Cassa depositi e prestiti ha messo a disposizione una cifra pari a 3 miliardi di euro: il credito viene erogato fino a esaurimento delle risorse disponibili, per un massimo di 150 mila euro per ogni istituto di credito aderente.

Proroga contratto locazione canone concordato, i chiarimenti del legislatore

La proroga del contratto di locazione a canone concordato è biennale. Ad affermarlo l’articolo 19 bis del decreto crescita (Dl n. 34/2019, inserito dalla legge di conversione 58/2019).

Secondo quanto previsto dalla legge 431/2019 (articolo 2, comma 3), è possibile la stipula del contratto a canone concordato, che prevede la fattispecie “3+2”. Un contratto di questo tipo consente alle parti di stabilire l’entità del canone entro specifici termini, che prevedono un massimo e un minimo. A fissare le soglie, a livello locale, sono le organizzazioni della proprietà edilizia con le organizzazioni maggiormente rappresentative degli inquilini.

Tale tipologia di contratto prevede dei vantaggi fiscali. Per il canone concordato, in regime di cedolare secca, l’aliquota è al 10% invece che al 21%; ai fini Imu e Tasi, poi, è possibile beneficiare di una riduzione del 25% della base imponibile.

L’incertezza relativa alla durata del rinnovo, dovuta all’ambiguità della norma di riferimento, è ora stata spazzata via. Il legislatore, in sede di conversione del Dl 34/2019 (legge 58/2019), ha inserito l’articolo 19 bis, qualificandolo come “norma di interpretazione autentica in materia di rinnovo dei contratti di locazione a canone agevolato”.

Così è stato stabilito che il quarto periodo del comma 5 dell’articolo 2 della legge 9 dicembre 1998, n. 431 (“Alla scadenza del periodo di proroga biennale ciascuna delle parti ha diritto di attivare la procedura per il rinnovo a nuove condizioni o per la rinuncia al rinnovo del contratto comunicando la propria intenzione con lettera raccomandata da inviare all’altra parte almeno sei mesi prima della scadenza. In mancanza della comunicazione il contratto si rinnova alle medesime condizioni”), si interpreta nel senso che, in mancanza della comunicazione ivi prevista, il contratto è rinnovato tacitamente, a ciascuna scadenza, per un ulteriore biennio.

Decreto crescita, le misure per l’edilizia nel dossier Ance

L’Ance ha riepilogato in un dossier le principali misure a favore dell‘edilizia contenute nel decreto crescita. Tra queste le imposte di registro, ipotecaria e catastale agevolate alle imprese di costruzione che entro 10 anni dalla cessione realizzino interventi incisivi in chiave antisismica e in classe energetica elevata

Decreto crescita e le costruzioni

Le misure specifiche per il settore delle costruzioni sono:

  • Incentivi alla valorizzazione edilizia
  • Esenzione Tasi per beni merce delle imprese edili
  • Incentivi per gli interventi di efficienza energetica e rischio sismico

Misure generali per le imprese

  • Superammortamento
  • Rimodulazione della Mini-IRES
  • Deducibilità IMU per fabbricati strumentali
  • Indici sintetici di affidabilità fiscale
  • Incentivi fiscali alle aggregazioni tra imprese
  • Misure in materia di IVA
  • Fatturazione elettronica
  • Cessione del credito IVA trimestrale
  • Definizione agevolata delle entrate regionali e degli enti locali
  • Rottamazione delle cartelle esattoriali

Tassi dei mutui, le previsioni Eurirs ed Euribor dopo la Bce

Dopo l’ultimo consiglio direttivo Bce, cosa si prevede per i tassi dei mutui?

Dall’ultima riunione della Banca Centrale Europea è emersa la volontà di lasciare invariati i tassi di interesse, ovvero il costo del denaro, allo 0% almeno fino alla fine del 2019 e in ogni caso fino a che l’inflazione non si sarà approssimata al 2%. Cosa prevedere, quindi, in tema di tassi dei mutui?

Andamento del tasso Euribor

Nel mese di giugno il tasso Euribor, su cui vengono indicizzati i mutui a tasso variabile, ha toccato nuovi minimi storici. Nel mese di giugno il parametro ad un mese si è fissato sul -0,39%, mentre quello a tre mesi ha raggiunto il -0,33%. Il tasso a sei mesi si fissa invece sul -0,27%.

Andamento del tasso Eurirs

Anche le scadenze Eurirs, su cui sono parametrati i mutui a tasso fisso, hanno toccato i minimi del 2019. La scadenza a 5 anni è scesa in territorio negativo con un -0,16% a giugno. Tutte le altre scadenze, dai 10 ai 30 anni, restano abbondantemente sotto la quota dell’1%.

Previsioni tassi mutui a tasso fisso e a tasso variabile

Il momento, resta favorevole, a livello di tassi di interesse, per stipulare un tasso sia fisso che variabile, dato che le scadenze Eurirs ed Euribor continuano a raggiungere nuovi minimi e le banche non sembrano voler imporre spread “svantaggiosi” per i clienti.

Detrazioni fiscali riqualificazione energetica 2019, i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti in merito alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica 2019. Vediamo quando spiegato con le risposte n. 210/2019 e n. 213/2019.

Interpellata per chiarire due situazioni diverse, ma entrambe rientranti nel perimetro delle agevolazioni fiscali relative al recupero del patrimonio edilizio e alla riqualificazione energetica degli edifici, l’Agenzia delle Entrate ha fornito un parere dettagliato sulla base della disciplina e della prassi in materia.

Ecco dunque le risposte n. 210/2019 e n. 213/2019 dell’Agenzia delle Entrate relative alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica 2019.

Con la risposta n. 210/2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, nell’ipotesi di ristrutturazione edilizia, realizzata mediante demolizione e successiva ricostruzione, che abbia come risultato un edificio con sagoma diversa e volumetria inferiore rispetto all’immobile preesistente, il contribuente potrà beneficiare della detrazione delle spese sostenute per la riqualificazione energetica, a condizione che siano pienamente rispettati i limiti di efficienza e trasmittanza energetica stabiliti dalla normativa di riferimento (articolo 1, commi da 344 a 349, legge n. 296/2006).

Questo in un’ottica di semplificazione delle procedure edilizie e di riduzione degli oneri a carico dei cittadini e delle imprese, ma realizzabile solo nel caso in cui l’intervento in questione sia riferito a un immobile non sottoposto ai vincoli previsti dal Dlgs n. 42/2004, i quali precludono l’agevolazione fiscale in esame.

Con la risposta n. 213/2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il contribuente che ha eseguito dei lavori di rifacimento del tetto a copertura dell’edificio, nonché della mansarda di sua proprietà ha diritto a fruire della detrazione per il totale delle spese sostenute, anche eccedenti rispetto a quelle a lui imputabili in base ai millesimi di proprietà, comunque entro il limite massimo di 60.000 euro (articolo 1, comma 345, legge n. 296/2006). Per i lavori delle aree comuni, infatti, il condomino può sfruttare interamente il limite di detrazione previsto dalla norma citata per la propria unità immobiliare, ma non può avvalersi dei limiti attribuibili ad altre unità immobiliari dello stesso condominio.

Riguardo alla seconda questione posta dall’istante relativa alla possibilità di cedere il credito per la quota pari al 35% del pagamento complessivo dei lavori, l’Agenzia ritiene, anche sulla base del provvedimento direttoriale del 28 agosto 2017 (“il condomino può cedere l’intera detrazione calcolata o sulla base della spesa approvata dalla delibera assembleare per l’esecuzione dei lavori, per la quota a lui imputabile, o sulla base delle spese sostenute nel periodo d’imposta dal condominio, anche sotto forma di cessione del credito d’imposta ai fornitori, per la quota a lui imputabile”) che se un’apposita convenzione stipulata in forma scritta tra tutti i condomini attribuisce all’istante la possibilità di sostenere le spese di rifacimento del tetto, lo stesso possa cedere la detrazione sulla spesa sostenuta. Ciò posto, sarà lo stesso condominio a dover porre in essere gli adempimenti relativi agli interventi effettuati sulle parti comuni condominiali in tema di detrazioni per il risparmio energetico.

Come isolare la casa dal caldo

 Le nostre case, sono preparate ad affrontare le alte temperature di questi giorni? Se la propria abitazione non è ben isolata, riuscire a rinfrescarla diventa una vera impresa, per non parlare dei costi in bolletta.

  • Pannelli in schiuma isolante

Tra i materiali più semplici da installare ci sono i pannelli in schiuma isolante, in kit pronti per l’installazione e adatti anche per chi vuole cimentarsi con il fai da te. Vengono applicati a secco mediante delle staffe di fissaggio. Si applicano sulle pareti esterne lasciando uno spazio tra pannello e muro al fine di ottenere una sorta di camera d’aria. I pannelli vanno poi coperti con il rivestimento desiderato.

  • Isolante a base di fibra di plastica

Realizzati a partire dal poliestere ricavato da bottiglie di plastica riciclate, i pannelli in fibra di plastica sono resistenti ed ignifughi grazie ai processi impiegati per la loro produzione. L’installazione di questo materiale è molto semplice grazie soprattutto alla sua leggerezza, il taglio non rilascia polveri ed è anallergico e riciclabile.

  • Pannelli a cambiamento di fase

Per isolare una casa dal caldo proveniente dai piani superiori, siano essi sottotetti abitabili o meno, è utile realizzare un controsoffitto sospeso. Ponendo all’interno dei materiali isolanti si otterrà un significativo miglioramento in termini di temperatura interna, sia in estate che in inverno. Ottimi materiali da utilizzare a questo scopo sono quelli di derivazione minerale basati su un cambiamento di fase, da solido a liquido, in grado di assorbire o cedere il calore. Il materiale è semplice da installare poiché incapsulato all’interno di un film plastico e ignifugo per ottenere dei pannelli.

  • Pannelli isolanti minerali

Per ottenere velocemente un buon effetto isolante all’interno di un ambiente è possibile agire dall’interno realizzando un cappotto interno. Agendo dall’interno è necessario che il materiale impiegato sia traspirante e igroscopico, per evitare la formazione di condensa e muffa come i pannelli isolanti minerali. Questa soluzione rapida ha come contro la perdita di centimetri di volume interno dovuta all’aggiunta dello spessore dei pannelli. Può essere utilizzata anche nell’isolamento di solai freddi come quelli di garage e cantine.

  • Pannelli in sughero

Un altro elemento su cui puoi agire per migliorare in tempi rapidi l’isolamento della tua casa è il pavimento. Un modo per rinnovare velocemente le superfici calpestabili della casa è la posa di un pavimento flottante sopra la pavimentazione esistente, inserendo tra i due strati un tappetino isolante in sughero compattato che avrà effetto anche a livello acustico. 

  • Pannelli in fibra di legno

Se per la casa si preferisce adottare soluzioni ecologiche si può i ricorrere ai pannelli in fibra di legno, materiale isolante termico e acustico in linea con i principi della bioedilizia. Leggero e di facile installazione, si posa a secco e può essere usato per riempire intercapedini, anche per pareti in legno, o per isolare soffitti e controsoffitti.

  • Il contributo dei vetri

Da non dimenticare quanto le aperture come finestre e portefinestre influiscano sull’isolamento della casa. Fondamentali in questo senso i vetri. La scelta di vetri basso emissivi, fatti con doppi o tripli vetri e dotati di camere d’aria, assicurano ottime prestazioni isolanti per cui se le finestre hanno vetri semplici è conveniente optare per una sostituzione. Se non si vogliono cambiare le finestre esistenti è possibile aggiungere un doppio infisso, altra soluzione che migliorerà l’isolamento della casa e proteggerà dagli spifferi.