Imposta registro risoluzione contratto compravendita, qual è la tassazione?

Imposta registro risoluzione contratto compravendita, qual è la tassazione?

Imposta registro risoluzione contratto compravendita, qual è la tassazione?

Con la risposta n. 439, l’Agenzia delle Entrate è intervenuta in materia di tassazione ai fini dell’imposta di registro dell’atto di risoluzione consensuale del contratto di compravendita. Vediamo quanto spiegato.

L’Agenzia delle Entrate ha innanzitutto sottolineato che, come affermato anche dalla Cassazione, “con il ‘mutuo consenso’ le parti volontariamente concludono un nuovo contratto di natura solutoria e liberatoria, con contenuto uguale e contrario a quello del contratto originario”.

Ma cosa succede sul fronte della tassazione? A tal proposito, l’Agenzia delle Entrate ha sottolineato che “ai fini della tassazione indiretta, all’atto di risoluzione si osserva che l’articolo 28 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, prevede che:

1. La risoluzione del contratto è soggetta all’imposta in misura fissa se dipende da clausola o da condizione risolutiva espressa contenuta nel contratto stesso ovvero stipulata mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata entro il secondo giorno non festivo successivo a quello in cui è stato concluso il contratto. Se è previsto un corrispettivo per la risoluzione, sul relativo ammontare si applica l’imposta proporzionale prevista dall’art. 6 o quella prevista dall’art. 9 della parte prima della tariffa.

2. In ogni altro caso l’imposta è dovuta per le prestazioni derivanti dalla risoluzione, considerando comunque, ai fini della determinazione dell’imposta proporzionale, l’eventuale corrispettivo della risoluzione come maggiorazione delle prestazioni stesse”.

E’ quindi necessario distinguere “l’ipotesi di clausola risolutiva espressa, contestuale al contratto originario o entro il secondo giorno dalla stipula del contratto, dall’ipotesi in cui le parti, mediante autonoma espressione negoziale, optino per la risoluzione del medesimo contratto originario”.

Nel caso della clausola risolutiva espressa, si applica l’imposta proporzionale solo se per la risoluzione è previsto un corrispettivo e solo sull’ammontare di quest’ultimo; nel caso in cui le parti scelgano la risoluzione del contratto originario, si applica l’imposta in misura fissa. L’Agenzia delle Entrate ha poi sottolineato che “nella diversa ipotesi in cui la risoluzione dell’originario contratto sia realizzata mediante apposito negozio, la citata disposizione prevede la tassazione in misura proporzionale, da applicare alle prestazioni derivanti dalla risoluzione; la medesima tassazione proporzionale si applicherà, inoltre, all’eventuale corrispettivo della risoluzione”.

Vengono poi richiamate le ordinanze della Corte di Cassazione, del 9 marzo 2018, n. 5745 e del 5 ottobre 2018, n. 24506, “che, per la tassazione della risoluzione, ai fini dell’imposta di registro, ritiene rilevante la presenza o meno della clausola risolutiva espressa nell’accordo originario. Secondo la Suprema Corte, infatti, l’assenza di tale clausola nel contratto originario (ovvero se non stipulata entro il secondo giorno successivo), non consente l’applicazione del comma 1 dell’articolo 28, bensì l’applicazione del comma 2”.

L’Agenzia delle Entrate, in conclusione, ha ritenuto che l’atto di risoluzione per mutuo consenso rientri nell’ambito di applicazione del comma 2, dell’articolo 28 del d.P.R. n. 131 del 1986, “con la conseguente applicazione dell’imposta di registro in misura proporzionale del 9 per cento, ai sensi dell’articolo 1 della Tariffa, Parte Prima allegata al TUR e delle imposte ipotecaria e catastale nella misura di euro 50 ciascuna”.

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