MUTUI: AUMENTI DEI TASSI DI INTERESSE

MUTUI: AUMENTI DEI TASSI DI INTERESSE

La Bce annuncia la stretta: « Da fine anno stop agli aiuti»

RIGA (LETTONIA) La Bce ha deciso: da gennaio, addio al «Quantitative easing», gli acquisti di debito pubblico che per anni hanno aiutato Paesi come l’Italia. Gli acquisti, ha annunciato ieri Draghi, si dimezzeranno fra ottobre e dicembre per essere azzerati dal 2019 in avanti. Una decisione carica di conseguenze per i conti pubblici ma anche per imprese e risparmiatori visto che viene meno in qualche misura un sostegno per i Paesi ad alto debito. Draghi ha però voluto puntualizzare che il Qe non sparisce come «paracadute» disponibile. L’Italia risparmierà meno in termini di spesa per interessi sul debito pubblico: dagli 83,6 miliardi del 2012 il Qe ha contribuito a tagliarla a 66,5 miliardi nel 2016, un risparmio cumulato di 47,5 miliardi. L’osservatorio sui conti pubblici guidato da Carlo Cottarelli ha poi calcolato che il rialzo dei tassi costerà quest’anno poco meno di 800 milioni. Ma il conto sarà più salato nel 2019 e arriverà a 3,7 miliardi. Cambiamenti in vista anche per i tassi d’interesse e dunque per prestiti, mutui, mondo bancario e imprese. La decisione della Bce arriva dalla riunione di Riga in cui Draghi ha ribadito che «l’euro è irreversibile» pur invitando a non drammatizzare l’esito del voto italiano. Draghi ieri ha messo nero su bianco la tabella di marcia: «Da settembre 2018, il tasso mensile degli acquisti netti di titoli sarà ridotto a 15 miliardi fino a fine dicembre 2018, e a quel punto gli acquisti termineranno». L’annuncio non ha provocato scossoni sui mercati: l’euro, contrariamente a quanto ci si sarebbe potuto aspettare, è scivolato sotto 1,17 dollari perché sui tassi la Bce ha preso più tempo mentre Draghi ha confermato che la crescita dell’Eurozona ha fondamentali buoni nonostante la revisione al ribasso delle stime di crescita al 2,1% da 2,4% per il 2018. Inoltre, ha spiegato il presidente della Bce, i tempi di uscita dal Qe sono subordinati alle stime dell’inflazione. «Vuol dire – spiega lo stesso Draghi – che la Bce mantiene in qualche modo le opzioni aperte e non si lega completamente le mani. E del resto le misure del Qe non stanno sparendo, restano parte degli strumenti di politica monetaria che potranno essere usati in particolari frangenti». È un messaggio rassicurante per Paesi come l’Italia che dal Qe sono stati in qualche modo protetti. Proprio il nostro Paese, nel 2015, quando il programma fu lanciato usciva faticosamente dalla grande recessione. e il Qe, oltre a stimolare i prezzi, ha creato margini di bilancio tagliando i rendimenti dei titoli di Stato. E ha fatto crollare il «rischio-Paese». Ieri Draghi ha nuovamente ammonito: «L’euro è irreversibile e non porta beneficio a nessuno metterlo in discussione». Ma fissato questo paletto, ha invitato a non drammatizzare il cambiamento politico e ha ridimensionato lo scossone sui mercati durante le consultazioni di maggio.
Fonte L’Arena