OCCUPAZIONE ABUSIVA DI IMMOBILE: COSA DICE LO STATO?

OCCUPAZIONE ABUSIVA DI IMMOBILE: COSA DICE LO STATO?

Occupazione abusiva di immobile, cosa dice la circolare del Ministero dell’Interno e quali sono pro e contro

Gtres

Lo scorso 1° settembre il Ministero dell’Interno ha inviato ai prefetti una circolare che contiene i nuovi indirizzi operativi per quanto riguarda l’occupazione arbitraria di immobili. Vediamo, nel dettaglio, cosa prevede il documento e quali sono gli aspetti positivi e negativi rilevati da Daniele Barbieri, segretario generale del Sunia, e Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia.

Il documento, in particolare, sottolinea la necessità di svolgere un censimento degli occupanti e di effettuare tutti gli accertamenti necessari, pone l’accento sugli interventi che devono eventualmente essere attivati dai Servizi sociali dei Comuni, contempla infine forme più generali di assistenza, “da rendersi nell’immediatezza dell’evento”, per “occupanti che non si trovano in situazioni di fragilità”.

La circolare ha suscitato differenti reazioni. Da un lato è stata evidenziata la mancanza di un piano serio di politica abitativa, dall’altro si è parlato di un passaggio importante. Vediamo quali sono i pro e i contro di questo documento.

Il commento di Sunia

Daniele Barbieri, segretario generale Sunia, ha spiegato a idealista news: “Il problema è che non esiste un piano alternativo serio per la sistemazione delle famiglie interessate e non solo di quelle famiglie. Manca un piano serio di politica abitativa. E’ vero che non poteva essere contenuto nella circolare Salvini, ma il governo nella sua unitarietà avrebbe dovuto prevederlo”.

Barbieri ha quindi affermato: “L’emergenza abitativa è ormai talmente vasta nel nostro Paese che non si può pensare di risolverla con provvedimenti di ordine pubblico. Questo non significa che noi difendiamo le occupazioni abusive, che riteniamo essere negative anche per le stesse famiglie che le fanno e per tutto il problema che si crea attorno. L’occupazione abusiva non è il sistema per ottenere casa, questo deve essere chiaro. Ma al di là di questa affermazione di principio, poi bisogna guardare la realtà e la realtà è fatta da oltre 1 milione di persone interessate da un disagio abitativo diffuso, che va dall’impossibilità di trovare degli appartamenti ad affitti ragionevoli sul mercato alla carenza di alloggi popolari rispetto alle domande presentate, passando per l’assenza ormai cronica di finanziamenti volti a sostenere il reddito delle famiglie in affitto che non ce la fanno a pagare, problema che poi sfocia nell’altissimo numero di sfratti per morosità registrato ogni anno. Sono questi i problemi da affrontare per eliminare anche il fenomeno delle occupazioni abusive, non si può cominciare dalla coda”.

Sottolineando: “La circolare Salvini ha questo difetto, parte dalla coda e vuole dare un segnale alla grande proprietà, ma non affronta il nodo più importante che è quello di avere una politica abitativa in grado di soddisfare il disagio sociale. E’ questo il vero problema. La circolare che l’ha preceduta, quella dell’allora ministro Minniti, almeno aveva una parvenza di preoccupazione da questo punto di vista, perché ad esempio prevedeva un censimento degli immobili pubblici da poter utilizzare per sistemare anche temporaneamente le famiglie coinvolte. Quel censimento, almeno, aveva come prospettiva una soluzione. La circolare di Salvini, invece, non ha alcuna prospettiva, se non quella di dire alla proprietà ‘siamo dalla vostra parte’. Ci piacerebbe che qualche membro del governo, in particolare il ministro delle Infrastrutture, che è competente su queste materie, magari dicesse che sarebbe necessario anche un piano organico di edilizia popolare”.

Il commento di Confedilizia

A idealista news, il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha detto: “Siamo molto soddisfatti che sia stata emanata la circolare del ministro Salvini. Apprezziamo il fatto che sia stata data una linea diversa, nuova e rigorosa sul tema delle occupazioni abusive di immobili, che sono una piaga gravissima per questo Paese”.

Aggiungendo: “Noi avevamo chiesto – e continuiamo a farlo – al ministro Salvini di fare addirittura di più, anche delle modifiche normative, che non escludo vengano fatte nel decreto Sicurezza in preparazione. La richiesta è di intervenire direttamente sulla normativa, in particolare sul decreto Minniti, che all’articolo 11 pone le premesse per tutte quelle attività che poi la circolare si propone di eliminare, ossia tutto quel sistema di valutazione affidato al prefetto di varie istanze degli occupanti, dell’ordine pubblico, della sicurezza dal punto di vista sanitario, che porta a ritardare fortemente l’esecuzione di un provvedimento di un giudice”.

Il presidente di Confedilizia ha poi spiegato: “La circolare stabilisce un principio importante che afferma la primazia dei diritti dei proprietari di immobili rispetto a esigenze che non sono non importanti, ma che non devono essere scaricate sul privato e di cui si deve occupare il pubblico. Se ad esempio a Roma ci sono immobili occupati abusivamente da quasi 15 anni, non si può pensare che un’amministrazione si trovi impreparata nel momento in cui avvengono gli sgomberi. Vuol dire che si è deliberatamente scaricato sul privato un onere che è del pubblico. E bisogna considerare che Roma – una delle città più colpite, ma non l’unica – ha l’80% del suo patrimonio in mano a persone che o non pagano o pagano molto meno di quanto dovuto e che in molti casi non avrebbero titolo di occupare immobili anche di pregio nel centro della città e che quindi sottraggono spazi a chi avrebbe bisogno. Tutte queste cose messe insieme, quindi, ci fanno dire ‘benvenuta’ alla circolare Salvini, perché ribalta la situazione e responsabilizza le amministrazioni pubbliche”.

Spaziani Testa ha infine sottolineato: “Il rischio è però che alle parole non seguano i fatti, non per responsabilità del ministro dell’Interno, ma magari per responsabilità dei Comuni, in quanto la circolare attribuisce loro compiti precisi. E non può non essere così, perché i Comuni sono gli enti più direttamente vicini a queste situazioni, in particolare per quanto riguarda l’attività di censimento che è propedeutica poi alla liberazione degli immobili”.

Concludendo: “Teniamo poi sempre presente che ogni giorno di ritardo nella liberazione di immobili privati occupati abusivamente è un onere in più per i contribuenti. Ci sono state, infatti, due sentenze importanti del Tribunale di Roma – che ormai hanno avviato un filone giurisprudenziale – le quali hanno affermato il principio secondo cui il proprietario privato deve essere risarcito dallo Stato per l’inerzia che lo Stato stesso dimostra nel non impedire l’occupazione abusiva e nel non porre rimedio liberando l’immobile. Il paradosso è che si scarica su tutti i contribuenti un onere”.

Il testo della circolare del Ministero dell’Interno sull’occupazione arbitraria di immobili

“L’art. 11 del decreto-legge n. 14/2017 prevede che al fine di assicurare il concorso della Forza pubblica per l’esecuzione dei provvedimenti di sgombero, il Prefetto individui una scala di priorità che tenga conto della ‘tutela delle famiglie in situazioni di disagio economico o sociale’. Viene da sé che, ai fini dell’individuazione dei suddetti criteri di priorità, il Prefetto debba essere in possesso di tutti gli elementi di conoscenza utili, tra cui le notizie in merito all’immobile, al suo stato e agli occupanti.

Se le informazioni sull’immobile possono essere agevolmente tratte dagli atti in possesso dell’Amministrazione comunale o da quelli prodotti dal proprietario, ovvero tramite verifiche ad hoc, ben diversa e di più difficile acquisizione sono le notizie riguardanti le persone presenti all’interno dello stesso stabile, imprescindibili e rilevanti per l’accertamento delle singole situazioni personali. A tal riguardo, l’unica soluzione percorribile è quella di ogni possibile censimento degli occupanti, che deve essere condotto, anche in forma speditiva, sotto la regia dei Servizi sociali dei Comuni e, laddove occorra, con l’ausilio dei soggetti del privato sociale, nelle forme ritenute più adeguate in relazione alle singole fattispecie, in modo da acquisire un complessivo quadro della situazione e, in particolare, delle ricadute sul piano sociale e su quello della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica derivanti dall’esecuzione dello sgombero.

Il censimento dovrà essere finalizzato alla possibile identificazione degli occupanti e della composizione dei nuclei familiari, con particolare riguardo alla presenza all’interno degli stessi di minori o altre persone in condizioni di fragilità, oltre alla verifica della situazione reddituale e della condizione di regolarità di accesso e permanenza sul territorio nazionale. Non possono essere sottovalutate le difficoltà che gli operatori sociali potranno incontrare nell’esecuzione dei suddetti accertamenti. Pur tuttavia tali operazioni devono essere condotte con la massima rapidità, sfruttando, ove possibile, le risultanze dei registri di anagrafe, o anche dei dati in possesso di altre pubbliche amministrazioni, nonché degli stessi Servizi sociali per quegli occupanti che già beneficiano di eventuali prestazioni assistenziali. In ogni caso, potrà essere verificata la situazione reddituale dei diretti interessati e della loro rete parentale e, a tal riguardo, insieme alle risultanze dell’anagrafe tributaria, potranno rivelarsi utili gli accertamenti specifici da demandare alla Guardia di Finanza. Nello stesso contesto potrà essere verificata anche l’esistenza di legami di carattere sociale idonei ad assicurare forme di sostentamento agli interessati.

Ebbene, soltanto qualora all’esito dei suddetti accertamenti si abbia fondato motivo di ritenere che i soggetti in situazione di fragilità interessati dall’esecuzione dello sgombero sarebbero privi della possibilità di soddisfare, autonomamente o attraverso il sostegno dei loro parenti, le prioritarie esigenze conseguenti alla loro condizione, i Servizi sociali dei Comuni dovranno attivare gli specifici interventi. Si tratta di interventi che nella misura in cui siano ritenuti sufficienti ed adeguati dai competenti uffici comunali, sulla base di una ponderata valutazione, avuto riguardo anche alle possibilità in concreto dell’Ente, non potranno essere considerati negoziabili.

Per tutti gli altri occupanti che non si trovano in situazioni di fragilità, invece, potrà essere ritenuta sufficiente l’assunzione di forme più generali di assistenza, da rendersi nell’immediatezza dell’evento. Ad esempio, potranno essere individuate strutture provvisorie di accoglienza ove poter collocare gli occupanti per il tempo strettamente necessario all’individuazione da parte loro di soluzioni alloggiative alternative. Infatti, pure alla luce della citata giurisprudenza è da ritenersi che, nel contemperamento dei diversi interessi che vengono in rilievo in relazione agli sgomberi, il diritto di proprietà receda limitatamente ed esclusivamente a fronte di quelle situazioni che possono pregiudicare l’esercizio da parte degli occupanti degli impellenti e irrinunciabili bisogni primari per la loro esistenza, collegati a una particolare condizione di vulnerabilità. Nella fase successiva allo sgombero, poi, sarà cura degli enti preposti compiere valutazioni più approfondite e individuare le soluzioni che possano permettere via via di sostenere i percorsi d’inclusione sociale delle persone in situazioni di fragilità, anche all’interno di complessive strategie di intervento condivise con le Regioni.

Ciò altresì in relazione all’ulteriore profilo di rilievo rispetto alla presenza dei molteplici interessi in gioco, la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, più volte peraltro richiamata nelle pronunce di condanna di quest’Amministrazione, laddove si legge che ‘l’occupazione abusiva non lede i soli interessi della parte proprietaria, ma lede anche il generale interesse dei consociati alla convivenza ordinata e pacifica e assume un’inequivoca valenza eversiva’, e che ‘l’esecuzione degli sgomberi forzati può certamente determinare immediati, ma evidenti e limitati, turbamenti dell’ordine pubblico, la tolleranza delle occupazioni abusive, al contrario, può determinare situazioni di pericolo meno evidenti ma decisamente più gravi nel medio e nel lungo periodo’.

Si tratta di considerazioni che rafforzano ulteriormente il convincimento della necessità di attendere agli sgomberi con la dovuta tempestività, rinviando alla fase successiva ogni valutazione in merito alla tutela delle altre istanze, nella consapevolezza che il consolidamento di situazioni d’illegalità possa recare un grave pregiudizio ad alcuni dei principali valori di riferimento nel nostro ordinamento”.

Stefania Giudice

Franco Fiorenzato