PENSIONI D’ORO, MANOVRA 2019

PENSIONI D’ORO, MANOVRA 2019

Manovra 2019, le ultime su pensioni d’oro e quota 100

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Congelamento degli assegni d’oro in legge di bilancio; un miliardo di risparmi nei primi tre anni; quota 100 a partire dal mese di febbraio. A grandi linee, queste sono le ultime news dal Governo Salvini-Di Maio in tema di pensioni.

Pensioni d’oro, non taglio ma congelamento

Ieri in serata sono state annunciate le misure che dovrebbero essere definitive in tema di pensioni, dopo una consultazione con il Quirinale che ha portato ad una limatura delle precedenti decisioni. Per quanto riguarda gli assegni più elevati (ovvero quelli oltre i 4500 euro netti al mese), il provvedimento dovrebbe essere inserito non nel decreto fiscale ma già nella legge di bilancio. Il suo funzionamento non consisterà in un vero e proprio taglio, ma prevedrebbe il congelamento dell’indicizzazione all’inflazione: mossa che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe garantire in tre anni un risparmio di circa un miliardo nei primi tre anni. Una stima comunque ben superiore ai 450 milioni calcolati dal presidente dell’Inps, Tito Boeri.

Pensioni: quota 100, come funziona

Da febbraio 2019 sarà poi operativa anche la cosiddetta “quota 100”, pur con l’attivazione di quattro finestre di uscita che, di fatto, renderà operativa la misura solo a partire da marzo. Resta il requisito del raggiungimento dei 62 anni di età e 38 anni di contribuzione come requisiti minimi: gli anni di contributi saranno raggiungibili anche conteggiando il cumulo gratuito dei versamenti effettuati in gestioni diverse.

Pensioni, la tabella delle misure del Governo. Nulla di nuovo su quota 41

Tra le misure correlate, dovrebbero essere previste:

  • l’attuazione di fondi di solidarietà (da definire con norme apposite) destinate alle imprese che vogliano finanziare le contribuzioni mancanti di lavoratori anziani e un divieto di cumulo dei redditi da pensione e da lavoro nei primi due anni dopo il ritiro.
  • potrebbe essere introdotta con un successivo emendamento in Parlamento la possibilità di rimborsare in cinque anni senza interessi il mancato versamento degli anni dopo il 1996; una sorta di “condono” pensionistico.
  • la proroga al 2021 della cosiddetta “opzione donna”, ovvero la possibilità per le donne di uscire con 57-58 anni di età anagrafica e 35 anni di contributi, che potrebbero però salire a 27.
  • possibile anche la riconferma dell’Ape sociale, una sorta di prepensionamento che poi, al momento della pensione vera e propria, porta all’ottenimento di un assegno previdenziale inferiore, in ragione dei minori contenuti versati.
  • Nulla si è detto invece sulla cosiddetta “quota 41”, ovvero la possibilià di andare in pensione con 41 anni di contributi senza requisito anagrafico. Il governo probabilmente punta a rendere stabili innanzitutto le misure di cui sopra.

Pensione quota 100, simulazione di calcolo

Quando si andrebbe in pensione con la quota 100? Il 100 si riferisce alla somma degli anni di contribuzione con l’età anagrafica del pensionando. Chi quindi nel 2019 avesse 64 anni, potrebbe andare in pensione con 36 anni di contributi. Al momento, invece, servono 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e un anno in meno per le donne, oppure 67 anni anagrafici con un minimo di 20 anni di contribuzione.

Franco Fiorenzato