1) Abitazione principale

Un trattamento speciale
Certo l’esenzione era un altro discorso. Per le abitazioni principali le norme sull’Imu provvisoria prevedono un’aliquota differenziata del 4 per mille, che i Comuni possono abbassare o alzare di due punti (di fatto, quindi, dal 2 al 6 per mille) e e due tipi di detrazione. Una, di 200 euro, spetta indiscriminatamente su tutti i fabbricati adibiti ad abitazione principale. L’altra è legata alla presenza in casa, come residente, di figli di età sino a 26 anni e consiste in 50 euro per ogni figlio con un massimo di 300, quindi può riguardare famiglie con al massimo sei figli. Rimane comunque da chiarire la questione dell’età, nel senso che non si capisce se i 26 anni non debbano essere superati (cioè diventare 27) alla data del 16 giugno (acconto) oppure all’inizio del periodo d’imposta (1° gennaio) o alla sua fine (31 dicembre). Invece è stato chiarito che il beneficio spetta anche se il figlio non è a carico

2) L’affitto

Penalizzato
La politica governativa sull’affitto non poteva essere più penalizzante. Nella versione definitiva dell’Imu anticipata è prevista solo un’aliquota agevolata (sino al 4,6 per mille) a discrezione dei Comuni, i quali, data la situazione, ovviamente non la stanno deliberando. La scomparsa dell’Irpef sui redditi da fabbricati non è un vantaggio, dato che i proprietari pagavano e continuano a pagare l’Irpef (o la cedolare secca) sui canoni. Pesa invece molto la cancellazione delle aliquote agevolate sui canoni concordati (ma in alcuni casi anche su quelli di mercato) che moltissimi Comuni avevano adottato, rendendo appetibili anche per i proprietari queste soluzioni ad affitto ridotto. Oggi tutto questo è sparito ma il rischio (o la certezza) è che al primo rinnovo contrattuale i costi dell’Imu vengano scaricati sull’inquilino aumentando i canoni

3) Seconde case

Premio imprevisto
Gli immobili lasciati sfitti, comunemente chiamate “seconde case”, escono vittoriosi dalla lotta con l’Imu. Questo grazie all’assorbimento nella nuova imposta dell’Irpef sui redditi fondiari, che nel caso delle abitazioni non locate e non usate come principali era aumentata di un terzo. Ma non solo: in molti Comuni le seconde case erano penalizzate con l’aliquota ordinaria (spesso del 6-7 per mille) o addirittura con un’aliquota speciale ancora più elevata.
Risultato: con l’introduzione dell’Imu è sparita l’Irpef sui redditi fondiari ma anche tutte le aliquote penalizzanti, quindi, al saldo, in molti casi, la differenza tra Ici e Imu per questa tipologia immobiliare è negativa o si riduce a pochi euro, anche nelle grandi città. Su una casa media sfitta di 100 metri quadrati, a Bari, si risparmiano 12 euro, a Roma 18