Tassa sugli affitti brevi, respinto il ricorso di Airbnb

Tassa sugli affitti brevi, respinto il ricorso di Airbnb

Dopo una lunga battaglia legale, il Tar del Lazio con la sentenza n 2207/2019 ha respinto il ricorso di Airbnb sulla controversa questione della tassa sugli affitti brevi. La piattaforma online si era infatti rifiutata di riscuotere la cedolare secca sulle locazioni turistiche e comunicare al Fisco il nome dei locatori e i relativi redditi.

E’ stata Federalberghi a rendere nota l’avvenuta bocciatura del ricorso di Airbnb, che ha però già annunciato che farà ricorso al Consiglio di Stato. In una nota diffusa dalla federazione si legge: “secondo quanto dichiarato in giudizio dallo stesso Airbnb le somme da versare annualmente in Italia, rapportate ai ricavi del 2016, sarebbero state pari a circa 130 milioni di euro”

“Considerando che nel frattempo il numero di annunci pubblicato sul portale è cresciuto a dismisura (222.787 ad agosto 2016, 397.314 ad agosto 2018), si può stimare che nei primi diciotto mesi di (mancata) applicazione dell’imposta Airbnb abbia omesso il versamento di più di 250 milioni di euro. Il Tar, nel dichiarare infondate le doglianze di Airbnb, ha rammentato che gli intermediari sono ‘sanzionabili per le omesse o incomplete ritenute da effettuare a partire dal 12 settembre 2017 e da versare entro il 16 ottobre 2017′”. 

Un codice identificativo per gli alloggi turistici

Nella nota si continua dicendo che “l’opera di bonifica del mercato è appena agli inizi e confidiamo che il ministro del Turismo dia seguito in tempi brevi alle misure annunciate durante l’incontro con gli organi direttivi di Federalberghi, che prevedono l’istituzione di un registro nazionale degli alloggi turistici, assegnando ad ognuno di essi un codice identificativo – conclude l’organizzazione – e vietando ai portali di mettere in vendita le strutture che siano prive del codice”.

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