UE BOCCIA MANOVRA: COSA SUCCEDERA’ AI MUTUI?

UE BOCCIA MANOVRA: COSA SUCCEDERA’ AI MUTUI?

  L’Ue boccia la manovra 2019, che succede ai mutui?

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Con la bocciatura della manovra italiana e il conseguente aumento dello spread torna ad affacciarsi il timore di un aumento dei tassi di mutui e prestiti, che potrebbe mettere un freno alla crescita del mercato. Del resto il rischio è stato prefigurato anche dai commissari Ue che, nella conferenza stampa seguita della mancata approvazione della manovra 2019,hanno chiaramente indicato come ciò, secondo loro, fosse nell’interesse delle “giovani famiglie italiane che cercano di comprare la prima casa e hanno bisogno di un mutuo ad un costo che possono permettersi”. Cosa succede, quindi? 

Tassi mutui ancora convenienti

“Il raggiungimento di uno spread a quota 400 non è poi così lontano, e peraltro è già successo – nota il consulente finanziario Guido Cini ad Ansa. – Siamo ad un gradino dalla valutazione junk bond e questo fa aumentare lo spread. Non credo che l’Italia uscirà dall’Europa, quindi chi detiene Titoli di Stato può tenerli. Ma per comprarne altri aspetterei. Per quanto riguarda i mutui, dall’anno prossimo è già prevista una fase di leggero aumento dei tassi; nonostante il tasso fisso sia un po’ più costoso del variabile, io ne approfitterei se volessi stipulare ora un nuovo mutuo”.

Le turbolenze politiche, quindi, non dovrebbero incidere più di tanto sulla convenienza attuale dei mutui.  “Prevedere cosa potrà accadere in futuro è sempre stata un’impresa ardua – commenta in merito Riccardo Bernardi, Chief Development Officer di 24Max, – soprattutto per quanto riguarda gli scenari sui tassi di mutui legati al momento storico in cui si acquista casa”.

Il 2007, ricorda Bernardi, è stato un anno record in Italia per numero di transazioni residenziali (circa 806.000) e i prezzi degli immobili erano più alti degli attuali del 25%-40%, con variazioni più o meno alte a seconda della zona di riferimento e i tassi medi per contrarre un mutuo a tasso variabile si attestavano attorno al 5%.

“Oggi – nota Bernardi, – chi acquista può farlo ancora a valori molto interessanti. Stiamo vivendo un momento del mercato immobiliare in cui il calo dei prezzi immobiliari si è quasi arrestato e il tasso dei mutui variabili oscilla tra 1% e 1,5. I prodotti con tassi Cap, poi, garantiscono un tetto massimo del 2,75%, riuscendo a salvaguardare il cliente finale anche in caso di un aumento dei tassi di interesse e rappresentando così un’offerta migliore rispetto a quella del 2007, l’anno del boom delle compravendite immobiliari”.

Costo del denaro, i rischi dello spread

Maggiore preoccupazione esprime Antonio Ferrara, Ad di Monety, società di mediazione del gruppo Gabetti. “Il monito del commissario europeo agli affari economici, Pierre Moscovici, sulla sostenibilità del debito da parte del nostro paese rilancia la preoccupazione anche del costo del denaro per le famiglie e le imprese – rimarca Ferrara. – Le banche difatti vedendo aumentare il costo del funding, sinora tenuto basso anche grazie alla manovra della Bce, potrebbero scaricare sui clienti il maggior costo del denaro aumentando i tassi applicati sugli impieghi, altri istituti controllati da banche di altri paesi potrebbero invece ridurre la quantità dei finanziamenti. Gli scenari non sono al momento particolarmente allarmanti, poiché l’Italia può contare su un sistema industriale che resta comunque solido e sulla elevata capacità delle famiglie di accantonare risparmi, elementi che contribuiscono comunque a rasserenare gli investitori istituzionali, il mercato del credito rimane pertanto al momento tonico e pronto a soddisfare le richieste dei clienti”.  

Il problema reale, più che l’aumento dello spread in sé, è ciò che questo porta con sé in termini di percezione dell’Italia come Paese serio e stabile o meno. Ciò infatti influisce sul costo del rifinanziamento dello Stato e delle banche: per prestare denaro ad un Paese a rischio infatti i tassi richiesti sono maggiori, e ciò comporta maggiore spesa per il pagamento di interessi, minore possibilità di nuovi investimenti, e peggioramento della situazione economica in genere. Oltre che la possibilità che tali maggiori costi vengano scaricati sui clienti delle banche sotto forma di maggiori tassi bancari applicati a mutui e prestiti.

“Una situazione simile si verificò nel pieno della crisi, con i governi Berlusconi e Monti – ricorda Roberto Anedda, direttore marketing di Mutuionline. – Il tutto rientrò solo grazie all’intervento della Bce, che arginò la stretta del credito seguita ai maggiori costi di rifinanziamento sostenuti dalle banche, rilanciando gli investimenti grazie alla nuova liquidità immessa. Ora, tale provvedimento (il Qe) sta per esaurirsi, e  ciò di per sé, accompagnata al probabile rialzo dei tassi Bce, comporterà in generale un rialzo dei tassi Euribor e Irs, che stanno per ora comunque segnalando solo movimenti minimi che resteranno, comunque, molto graduali”.

Tassi mutui: Euribor e Irs ancora in calo

Il livello dello spread percepito come critico, tuttavia, è fissato a 4-500 punti base: un livello che non è più così lontano. “Se si dovesse raggiungere nuovamente quel livello – afferma Anedda, –  le conseguenze resterebbero nel tempo e sarebbero simili a quelle già sperimentate cinque anni fa: meno credito disponibile per famiglie e imprese, maggior costo per i finanziamenti, e tassi bancari crescenti per rientrare di questi costi. Ad essere influenzati maggiormente, comunque, sarebbero i tassi bancari: il mercato dei tassi europei al momento rimane stabile”.

I tassi Irs ed Euribor in effetti non mostrano movimenti importanti, e comunque al ribasso. L’Euribor a sei mesi ha visto anzi un lieve calo negli ultimi giorni dal -0,27 al -0,26%; anche il parametro a 12 mesi è sceso dal -0,17% del 19 ottobre al -0,15% del 23 ottobre. Idem per l’Irs, che ha registrato per tutte le scadenze un calo di circa 2-3 millesimi di punto.

Franco Fiorenzato

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